La formazione del Comunicatore Tecnico

Formazione CTLa formazione continua aumenta le possibilità di interscambio e di confronto con tutto ciò che ci circonda.
Questo si traduce in una crescita del proprio bagaglio personale e professionale, sempre più importante in un panorama lavorativo complesso e movimentato come quello odierno.

Attraverso alcuni semplici schemi ho tentato di illustrare visivamente come, all’aumentare della formazione e delle competenze, aumentano le possibilità di interscambio e di confronto con il “mondo esterno”.

Interscambio e confronto costruttivo aggiungeranno ulteriori competenze alla nostra nuova base.

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Le immagini nella documentazione tecnica. Storie di fantasmi per adulti

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“Una persona che non abbia mai commesso un errore non ha mai cercato di fare qualcosa di nuovo” (Albert Einstein)

 

Un mio personale percorso di ricerca.

Un elaborato sul recupero dei significati delle immagini all’interno di documenti tecnici.

Una bibliografia di riferimento di prim’ordine.

Le immagini nella documentazione tecnica

Le immagini nella documentazione tecnica

Ogni immagine parte dal corpo (di un emittente) e ritorna al corpo (del destinatario) …

“In origine i documenti erano stampati su tele di lino, stoffe di seta e pergamene.
L’avvento della carta favorì la diffusione di: carte da gioco, tarocchi, calendari, fogli volanti, almanacchi.
L’invenzione e l’utilizzo dei caratteri mobili, nella seconda metà del XV° Secolo, diede inizio ad un grande mutamento denominato “dall’orecchio all’occhio”.
Le immagini sono una muta predicazione, destinate al popolo hanno carattere religioso, sono molto suggestive ed interpretabili anche da analfabeti”.
Rif. Storia dell’illustrazione italiana – Paola Pallottino

 

Ancora sulla formazione: un post-it con data di scadenza

POST-ITCome accennato in precedenti post, in Italia manca ancora un percorso di studi specifico in grado di formare la figura professionale del Comunicatore Tecnico.

Molti che oggi svolgono questo affascinante mestiere, hanno alle spalle percorsi (ed esperienze) differenti tra loro, percorsi che potremmo semplificare e suddividere in sei grandi famiglie:

          Chi ha un percorso prettamente tecnico

          Chi ha un percorso prettamente linguistico

          Chi ha un percorso prettamente letterario

          Chi ha un percorso prettamente umanistico

          Chi ha un percorso prettamente informatico

          Chi ha un percorso prettamente grafico

Questi sei punti rappresentano anche, a grandi linee e in modo non esaustivo, i territori di competenza che dovrebbe avere in dote un Comunicatore Tecnico.

Qualcuno può vantare un doppio percorso scientifico-tecnico (diploma liceo + laurea ingegneria) che, seppur validissimo, lascia scoperti alcuni dei punti elencati sopra.

Risulta quindi evidente che, per formare un Comunicatore Tecnico professionista, servono corsi di formazione mirati e specifici, in funzione del percorso di provenienza.
Non basta un corso generico uguale per tutti:

          chi ha competenze tecniche potrebbe colmare le proprie eventuali lacune in ambito letterario, linguistico ecc;

          viceversa, chi ha competenze letterarie potrebbe colmare le proprie eventuali lacune in ambito tecnico, informatico, ecc.

Come fare però se non esiste una scuola che mi prepara a questa professione?

Ancora una volta la risposta è una ed una sola: autoformazione … costante/continua e confronto con professionisti esperti del settore!

Ovviamente questa è una “teoria” del tutto personale, è il mio punto di vista e non vuole essere una verità assoluta, anzi …

Questa “teoria” mi ha portato, negli anni, a frequentare corsi sulle normative e sulla documentazione tecnica, corsi di grafica, di tecniche di redazione, di fotografia, a confrontarmi con esperti, sempre con il medesimo obiettivo: imparare, crescere, migliorare.

Questa “teoria” mi porta oggi (nonostante età, famiglia, figli e lavoro a tempo pieno) ad essere una “matricola” …
Ebbene sì, proprio oggi, con la prima lezione, inizia un ulteriore nuovo percorso, una nuova sfida: conseguire una Laurea in Scienze della Comunicazione.

Perché proprio Scienze della Comunicazione?
Perchè si parla di Tecnologia della Comunicazione, di Comunicazione visiva, di grammatica, struttura dei testi e tanto altro.
Perché negli anni ho acquisito competenze tecniche, ma la sola tecnica oggi non basta più.
Perché con impegno ho acquisito competenze grafiche, ma la sola grafica oggi non basta più.
Perché è un percorso che può scardinare “lucchetti e porte” che oggi non riesco ad aprire.
Perché, per comunicare meglio, servono competenze allargate che oggi non ho.
Perché questo percorso può offrirmi nuove potenti frecce da aggiungere al mio artigianale arco.

Perchè una Laurea e non un percorso differente?
Perchè non ho trovato percorsi simili alternativi (almeno in Italia e/o in lingua italiana) e perchè una Laurea è in ogni caso un “pezzo di carta” con peso molto diverso da uno o più attestati di frequenza.

Questo non è un semplice post, ma piuttosto un post-it con data di scadenza.
Un post-it che durerà tra anni accademici a partire da oggi.

Questo è il l’inizio di un nuovo ripido percorso, un ulteriore importante pezzo del mio futuro e farò del mio meglio per evitare che il tutto vada a male prima di quella data di scadenza.

Sarebbe bellissimo, fra tre anni, scrivere una data di percorso completato su questo post-it.
Sarebbe bellissimo, fra tre anni, poter contare su competenze nuove.
Sarebbe bellissimo, fra tre anni, stringere tra le mani quell’ importante “pezzo di carta” chiamato Laurea.
Sarebbe bellissimo, fra tre anni, vedere attorno a me un Paese che ha rialzato la testa, un Paese in grado di garantire nuove speranze e nuove opportunità ai giovani e ai meno giovani.
Sarebbe bellissimo !

La strada è lunga, meglio se mi incammino…

Come si forma un Comunicatore Tecnico in Italia

mayday italiaRiprendo quanto scritto da Alessandro Stazi e da Vilma Zamboli in merito alla formazione del Comunicatore Tecnico in Italia.

In Italia esistono percorsi di studio specialistici, alcuni offrono competenze tecniche (Ingegneria), altri offrono competenze linguistiche, altri ancora competenze comunicative (Scienze della Comunicazione).

Non esiste però, oggi, una vera e propria scuola in grado preparare in modo adeguato alla professione del Comunicatore Tecnico-Scientifico.

A differenza di altri paesi (UE ed extraUE), dove questa figura viene riconosciuta, formata ad hoc e riveste ruoli di responsabilità, in Italia il lavoro e la professione del Comunicatore Tecnico non trova ancora l’attenzione che merita.

Fino a “ieri” chi ha intrapreso questa professione ha dovuto spesso affidarsi al proprio “istinto”, al proprio “talento”, alla propria “voglia di sapere e di capire”; ha dovuto ricercare e selezionare con pazienza certosina documenti, testi, esperienze; ha imparato che l’apertura al confronto è l’unico modo per crescere ulteriormente; ha speso tempo, energie e … denaro.

Il Comunicatore Tecnico Italiano è in molti casi (ma vi sono alcune eccezioni !!!) una figura che si è formata in modo autonomo sul campo prima che sui testi, facendo tesoro delle proprie esperienze.

Fortunatamente oggi, oltre ai tanti testi specifici (ma quasi tutti inglese …), chi si avvicina a questa professione in Italia può contare su Professionisti che mettono il loro tempo, le loro competenze e la loro esperienza al servizio di coloro che hanno la volontà o la necessità di imparare “il mestiere”, oppure su qualche Associazione.

Formarsi in Italia non è semplice, ma non è impossibile ed è sempre più facile trovare informazioni in merito.

L’inglese (che purtroppo fatico a digerire) è una potente arma da utilizzare, sia per informarsi e formarsi in rete che per confrontarsi fuori del nostro Paese.

Se la formazione per il Comunicatore Tecnico deve essere continua ed è indispensabile, in un momento complesso e delicato come quello che stanno attraversando i mercati nazionali ed internazionali diventa  una necessità.

In un recente post Annamaria Testa consiglia di “focalizzarsi su quello che non si sa fare” , di trovare buoni maestri, di esercitarsi e di porsi l’obiettivo di “fare ancora  meglio ciò che si sa fare bene”.

Personalmente mi immagino “quello che non si sa fare” come una grande isola in mezzo al mare.

Inutile nascondersi: ciascuno di noi ha la propria isola, più o meno grande.

L’sola di “quello che non si sa fare” è il luogo da cui dovremmo salpare spesso per crescere e trovare nuovi “tesori”; un’isola su cui tornare con un bottino di idee, esperienze, competenze nuove.

Dopo alcune riflessioni estive, nei giorni scorsi mi sono informato in merito a due interessanti percorsi, estremamente impegnativi in termini di tempo (tre anni) e di investimenti (costo), specialmente per chi deve rispettare ritmi ed esigenze di una famiglia, dei figli, di un lavoro (se c’è…).

Segnalo questi due percorsi, molto diversi tra loro, che potrebbero essere visti come un punto di partenza per un aspirante Comunicatore Tecnico o un ulteriore crescita per chi è più esperto e vuole migliorarsi:

      1: o una Laurea (a distanza FAD…) in Scienze delle Comunicazioni,

2-   2:  o un Diploma di Grafico Pubblicitario (Scuola Comics)

E’ un momento difficile, ma quanto fatto ieri per raddrizzare la nave Concordia è un chiaro segnale: nella nostra cara Italia ci sono persone capaci, persone che hanno voglia di fare e che sanno fare bene, ci sono persone con competenze e professionalità ai massimi livelli che lavorano sodo e dimostrano con i fatti il loro talento.

Sfruttiamo questi talenti in ogni settore e ripartiamo, altrimenti dovremo cercare qualcuno davvero bravo per salvarci … (vedi vignetta).