Le immagini nella documentazione tecnica. Storie di fantasmi per adulti

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“Una persona che non abbia mai commesso un errore non ha mai cercato di fare qualcosa di nuovo” (Albert Einstein)

 

Un mio personale percorso di ricerca.

Un elaborato sul recupero dei significati delle immagini all’interno di documenti tecnici.

Una bibliografia di riferimento di prim’ordine.

Le immagini nella documentazione tecnica

Le immagini nella documentazione tecnica

Ogni immagine parte dal corpo (di un emittente) e ritorna al corpo (del destinatario) …

“In origine i documenti erano stampati su tele di lino, stoffe di seta e pergamene.
L’avvento della carta favorì la diffusione di: carte da gioco, tarocchi, calendari, fogli volanti, almanacchi.
L’invenzione e l’utilizzo dei caratteri mobili, nella seconda metà del XV° Secolo, diede inizio ad un grande mutamento denominato “dall’orecchio all’occhio”.
Le immagini sono una muta predicazione, destinate al popolo hanno carattere religioso, sono molto suggestive ed interpretabili anche da analfabeti”.
Rif. Storia dell’illustrazione italiana – Paola Pallottino

 

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Caro lettore: ti racconto un manuale uso manutenzione

Virgole2Caro lettore … Stai per cominciare a leggere il manuale uso e manutenzione del prodotto “ics-ipsilon-zeta”. Rilassati. Raccogliti, Allontana da te ogni altro pensiero …

Potremmo mai iniziare un manuale uso e manutenzione in questo modo?

Un INCIPIT come questo, ripreso da “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino, quale effetto avrebbe sul lettore?

Probabilmente si sentirebbe preso in giro, un manuale NON è un romanzo.

Se il TITOLO identifica e designa elementi informativi essenziali, l’INCIPIT è il “luogo” strategico dove avviene il contatto tra i due poli della comunicazione: emittentedestinatario.

L’incipit DEVE:

  • produrre un effetto di desiderio,
  • mantenere la comunicazione,
  • presentare gli argomenti del testo.

Lettore, chi è costui?

Un lettore è sempre un lettore anche se con attitudini molto personali, ma è innanzitutto:

  • un individuo reale e concreto che INTERPRETA il testo.
  • colui che DECODIFICA un testo attraverso codici che stabiliscono il piano di incontro tra mittente e destinatario.
  • il nostro PRIMO CLIENTE, il più importante.

Prospettiva del lettore

Il lettore di un manuale uso e manutenzione potrebbe NON cominciare la lettura dall’inizio del capitolo, l’informazione cercata potrebbe essere rappresentata da una immagine o da un commento all’interno di un testo “lontano” da titoli o incipit.
Questa “distanza” NON deve disorientare il lettore ma deve creare una certa impressione di completamento, di armonia, come sinonimo di AFFIDABILITA’.

La prospettiva dell’utente cambia, in funzione dei/della suoi/sua:

  • conoscenza,
  • disposizione psicologica (es. arrabbiato),
  • visione del mondo,
  • visione del sistema di norme,
  • valori,
  • attitudini,
  • bisogni (es. risolver u n problema),
  • identità etnica,
  • condizione sociale,
  • condizione economica e culturale.

Modo partecipativo

Il lettore di un manuale uso e manutenzione è,  probabilmente, un lettore diffidente, un lettore che va ala ricerca di una porzione di testo, di un commento, di una immagine e NON di un capitolo intero.
Nel momento in cui ricerca informazioni sul manuale per risolvere “il suo problema”, la sua fiducia nel prodotto o nell’azienda potrebbe essere stata intaccata.
Fargli trovare informazioni chiare in modo rapido, farlo partecipe del “proprio” successo, è probabilmente l’unico modo per riconquistare la sua fiducia.
In questo modo il lettore diventa l’indiscusso PROTAGONISTA della nostra narrazione, elevandosi al ruolo di “EROE” che ha risolto il problema.

Tempo di lettura

Quando il lettore legge il manuale uso e manutenzione NON ha tempo, ha un problema da risolvere ed ogni secondo che passa è fonte di stress e tensione.
Il tempo di lettura è spesso percepito come “tempo perso”, tempo sprecato a “cercare qualcosa che non si troverà mai”.
L’impatto emotivo cambia completamente la percezione del tempo e si fanno i conti con le aspettative del lettore e le sue interpretazioni.

Il potere delle informazioni

Nelle teorie sociologiche, si definisce informazione la differenza di una differenza, inoltre ogni informazione deve produrre “stupore” per avere successo.
Ogni singola informazione/affermazione viene valutata dal lettore, che decide se proseguire la lettura oppure interromperla attraverso un procedimento di:

  • accettazione, o
  • rifiuto.

Il lettore fa appello alla propria:

Il potere delle immagini

Il lettore NON ricostruisce semplicemente una sequenza di eventi/operazioni/istruzioni ma, attraverso l’immaginazione, ricostruisce mondi dove gli eventi (le istruzioni) letti generano emozioni, pensieri e immagini mentali.
Tutto viene classificato sulla base di un confronto con un modello stereotipato tramite:

  • uno SCHEMA (etichetta o frame) derivato da esperienze simili registrate nella memoria fino a quel momento (es: ho sempre fatto così …),
  • uno SCRIPT, vere e proprie micro-sceneggiature riferite ad aspetti dinamici che ci fanno apprendere le regole dell’agire orientato allo scopo.

Ad esempio: “fare la spesa” è uno SCRIPT che segue singole sequenze temporali, ovvero SCHEMI come:

  • parcheggiare l’auto
  • prendere il carrello
  • mettere i prodotti nel carrello
  • andare alla cassa
  • pagare, ecc.

Sin dall’infanzia la nostra mente si fonda su connessioni crono-casuali di episodi (ovvero cause-effetti) ed ogni volta l’informazione viene comparata ad una azione simile (la più simile) avvenuta nel passato.
Come detto in precedenza, un manuale uso manutenzione NON è un romanzo, ma è pur sempre una narrazione … e una NARRAZIONE deve essere ATTENDIBILE.

All’interno di un manuale uso e manutenzione ogni informazione, o gruppo di informazioni, deve portare ad un risultato, risultato che deve essere quello descritto nel manuale, in linea con le aspettative del lettore-utente.

In caso contrario:

  • il manuale apparirà come un documento INAFFIDABILE,
  • il lettore diventerà molto diffidente,
  • il lettore-utente potrebbe agire di testa propria.

Una NARRAZIONE rappresenta una serie di situazioni ed EVENTI, dove con il termine evento si intende un cambiamento di stato (es. prima-durante-dopo) che potremmo riassumere così:

  • all’inizio : stato di equilibrio (es. funzionamento normale)
  • poi : stato di non equilibrio (es. problema, rottura, ecc)
  • alla fine : ritorno allo stato di equilibrio (es. problema risolto).

Potremmo quindi definire il contenuto dei manuali uso e manutenzione come un RACCONTO di:

  • eventi possibili (malfunzionamenti) e
  • eventi consigliati (manutenzioni),

basato sulla cronologia (tempo-azioni), dove il testo narrato deve essere inserito in un formato ORGANIZZATO.

Incastonatura

Tra le varie forme di organizzazione, l’incastonatura assume nei manuali uso e manutenzione un ruolo importante.
L’incastonatura è una narrazione all’interno di un’altra che, a sua volta, ne contiene un’altra che a sua volta ne contiene … e via dicendo.

Esempio molto banale di incastonatura:

  • Capitolo 1: Abitacolo
    • Capitolo 1.1: Comandi
      • Capitolo 1.1.1: Leve
      • Capitolo 1.1.2: Pulsanti
      • Capitolo 1.1.3: Emergenza
        • Capitolo 1.1.3.1: Arresto
        • Capitolo 1.1.3.2: Avviamento
        • Capitolo 1.1.3.3: Uscita

Lezioni americane

Italo Calvino, nelle sue “Lezioni americane”, cerca una via alternativa alla pesantezza, cerca un modo per sottrarre peso alle strutture del racconto e del linguaggio attraverso:

  • leggerezza
  • rapidità
  • esattezza
  • visibilità
  • molteplicità

Ritengo che alcune caratteristiche di questi cinque elementi possano essere applicati ed applicabili anche alla scrittura tecnico scientifica, a volte troppo distante dal lettore-utente.
Calvino ci invita sì a prendere le distanze, ma per prendere quota, per cavalcare “il secchio” (il cavaliere del secchio – Kafka) ed elevarci, assumendo una prospettiva nuova nei confronti dell’altro, ovvero il nostro caro lettore.
Concisione, ripetizione, essenzialità ed economia espressiva sono le fondamenta da cui partire, ma il segreto del successo di una narrazione sta nel RITMO.

Leggerezza – si associa a precisione e determinatezza, NON con la vaghezza o al caso e si può esemplificare in tre accezioni:

  1. alleggerimento del linguaggio,
    1. frasi brevi,
    2. semplicità,
  2. narrazione di:
    1. un ragionamento,
    2. un procedimento,
    3. un processo,
  3. immagine figurale.

Rapidità – attorno ad un nucleo principale, si insiste su ripetizioni, pause, dettagli, ritmo. Una narrazione scorrevole genera piacere nel lettore, ma saltare da un argomento all’altro richiede requisiti che non tutti posseggono:

  • velocità mentale,
  • pensiero di tipo associativo,
  • flusso di coscienza.

Oggi, in un mondo dove le comunicazioni ed i media corrono sempre più veloci, il rischio è quello di ottenere però un effetto contrario: appiattimento della comunicazione.

Esattezza – se per gli Egizi la precisione era rappresentata da una piuma utilizzata per pesare le anime, per Calvino significa:

  • disegno dell’opera BEN FINITO,
  • evocazione di IMMAGINI:

o   visuali, o   nitide, o   incisive,

  • linguaggio PRECISO:

o   lessico, o   termini, o   sfumature del pensiero e immaginazione, EVITARE la VAGHEZZA e l’utilizzo di un linguaggio:

  • casuale,
  • approssimativo,
  • pesante,
  • lento.

Questa perdita di forma, secondo Calvino, è una peste che intacca anche i rapporti nella società.

Visibilità – capacità del lettore di associare IMMAGINI in due modi differenti:

  • dalle parole alle immagini
  • dalle immagini alle parole.

Fantasia e immaginazione sono una potente macchina combinatoria che il lettore mette in campo attraverso:

  • osservazione diretta,
  • repertorio culturale,
  • processo di astrazione,
  • trasfigurazione.

Le immagini solitamente si stabilizzano e LASCIANO TRACCE nella mente ma, allo stesso tempo:

  • assistiamo al diffondersi di un linguaggio “malato” che perde immediatezza e forza conoscitiva.
  • viviamo sempre più sotto una pioggia di immagini, immagini che si dissolvono e NON lasciano traccia.

Questo diluvio di immagini rischia di trasformare la memoria visiva in un deposito di spazzatura, di detriti.
PENSARE per IMMAGINI diviene quindi un VALORE DA SALVARE.

Molteplicità – capacità di tessere insieme DIVERSI SAPERI ed enfatizzazione di alcuni aspetti/concetti della narrazione attraverso:

  • ripetizioni,
  • accostamento di termini,
  • riferimento ad oggetti,

senza però essere troppo complessa, per non risultare incomprensibile al lettore o incompiuta (es. Gadda).

Molti spunti, alcune divagazioni ma un solo obiettivo: avvicinarci sempre più al nostro caro lettore.

Noi siamo i NARRATORI del manuale che tiene tra le mani il nostro caro LETTORE che, ancora una volta, si porrà la stessa domanda: “O scrittore, con quali lettere scriverai tu con tal perfezione la intera figurazione qual fa qui il disegno?” (Leonardo da Vinci).

Riferimenti e bibliografia:
Lezioni americane (Italo Calvino),
La comunicazione narrativa (Stefano Calabrese)
Slide e Video-lezioni (Prof.ssa Sara Uboldi)
Appunti personali

Uno schema per la qualità dei documenti? Proviamo !

Facendo alcune considerazioni su recenti attività di riscrittura cui ho dedicato diverse ore di lavoro, ho elaborato uno schema che sottopongo alla vostra attenzione e spiego nel dettaglio. diagrammaLa qualità di un documento è influenzata principalmente da alcuni fattori quali:

  • tempo a disposizione per realizzarlo,
  • quantità e qualità dei testi
  • qualità e quantità delle immagini

Con questo schema ho cercato di evidenziare, tramite un vettore, tre diversi aspetti in tre punti differenti del diagramma:

Punto 1) :  rappresenta un Documento di BASSA qualità:

  • poco tempo a disposizione o poco tempo dedicato
  • grande utilizzo di testo
  • scarso utilizzo di immagini

Punto 2) : rappresenta un Documento di MEDIA qualità:
questo non significa avere tra le mani un documento mediocre, ma nemmeno il contrario.

Punto 3) : rappresenta un Documento di ELEVATA qualità:

  • molto tempo a disposizione o dedicato
  • utilizzo essenziale di testo
  • grande utilizzo di immagini

Ancora una volta diverse conferme:

  • all’ INIZIO, quando ci troviamo di fronte al classico “muro grigio”, si avanza a grandi sforbiciate
  • STRADA FACENDO, i testi vengono rielaborati, ridotti, semplificati, le sforbiciate diventano sempre più colpi di pinzetta ed il tempo per “modellare” aumenta
  • alla FINE,prima dell’emissione definitiva, si apportano gli utlimi sensibili ritocchi e, ancora una volta questa operazione di perfezionamento richiede ATTENZIONE, VISIONE GLOBALE ed altro … TEMPO !

Ovviamente questa è pura teoria.

Come sappiamo è la qualità dei contenuti che fa la differenza, qualità dei contenuti che potrebbe sbilanciare enormemente il diagramma o distorcere il vettore.

Credo  che ognuno di noi/voi potrebbe “giocare” con questo schema e trovare il proprio.

Sarei curioso di conoscere la vostra opinione in merito.

Sinceramente non so se esiste già una cosa simile.
Nel caso esista mi scuso in anticipo e chiedo di farmelo presente, grazie.

Fisiognomica e design: il volto nascosto degli oggetti e … di noi stessi

Leggendo il libro “Comunicare con le immagini di Carlo Branzaglia” mi sono posto un paio di semplici domande:

Quanto influisce la fisiognomica sulle nostre scelte?

Quanto sugli acquisti di oggetti e quanto nei rapporti interpersonali?

Per quanto riguarda la scelta di un oggetto credo influisca anche il gusto personale, mentre per quanto riguarda i rapporti interpersonali l’istinto e l’occhio spesso colgono particolari fisici importanti, anche su noi stessi.

Tratto da Wikipedia: Fisiognomica= disciplina che pretende di dedurre i caratteri psicologici e morali di una persona dal suo aspetto fisico, soprattutto dai lineamenti e dalle espressioni del volto. Il termine deriva dalle parole greche physis (natura) e gnosis (conoscenza).

Scrive Branzaglia: << (omissis) differenza tra realtà fisica e realtà fenomenica. La tendenza a catalogare le espressioni umane a partire dai tratti somatici (omissis). **Fra l’altro tutti sappiamo che duplicando specularmente ogni singola metà del nostro viso lungo l’asse verticale ci troviamo di fronte a due volti dall’espressione completamente diversa: una faccia da angelo e una da delinquente. Infatti le nostre metà longitudinali del viso sono diverse in piccoli particolari che però, una volta duplicati, vengono ad assumere una forte pregnanza. (omissis) i tratti somatici esprimono sentimenti e umori  (omissis .  Un volto arrabbiato esprime un sentimento momentaneo, un volto simpatico, invece,  segnala un caratteristica psicologica stabile in colui che lo porta. il che può servire per qualche operazione gadgettistica: capita spesso di imbattendosi in oggetti dotati di espressioni simili al volto umano.>>

Registratori per bambini che “sorridono”, auto che presentano frontali  con “occhi a mandorla” (auto Coreane) o bocche spalancate (Peugeot), oggetti di Design che arredano le nostre case (grattugie, lavandini, sedie, ecc), ma l’elenco potrebbe essere molto lungo…

Vi propongo ora di effettuare un simpatico “esperimento grafico” seguendo l’esempio riportato sopra**:

–          prendete una vostra foto dove comparite frontalmente ed apritela con un sw di fotoritocco;

–          sezionate verticalmente (in mezzeria) il vostro volto;

–          duplicate specularmente prima la parte destra del volto e successivamente la parte sinistra;

–          confrontate i due “nuovi VOI”: destro vs sinistro … e stupitevi !!!

–          ripetete la prova ora con foto di amici e/o collaboratori e scoprite la loro personalità … nascosta.

Ovviamente ho semplificato il tutto sottoponendolo come forma di  gioco, ulteriori approfondimenti li trovate nell’interessante Dispense della Scuola di Counseling Tran teorica di “Prevenire è Possibile” Dott. Lorenzo Barbagli”  di cui riporto un estratto:

Il Viso

Lettura Orizzontale:

l’area frontale:  fino alle sopracciglia si localizza solitamente l’espressione della paura, della preoccupazione, dell’ansia dello stupore e più in generale dunque delle forme di controllo del sé e tutta l’area della riflessività e della cognizione;

l’area mediana (occhi e naso, zigomi e guance) invece ai livelli di emozionalità e dunque Arousal, la pigmentazione, l’arrossamento e il taglio degli occhi esprimono l’emozionalità e anche alcuni aspetti dell’affettività, tanto meno sono espressivi, tanto meno una persona è emotiva;

l’area orale (bocca, mento, mascella e prima parte del collo) infine connessa all’Attivazione (che sia del ruminante o dell’adesivo), le rughe della bocca, la posizione della mascella di solito sono espressioni di rabbia, tensione interna, prontezza ed energie interiori.

Lettura Verticale:

relazionalità interna, ovvero il tipo di relazione tra i due emisferi del viso individuabili metodologicamente mediante la suddivisione del volto e l’osservazione delle due differenti espressioni.

Queste due metà, messe in relazione danno il sapore delle tensioni interne alla persona e dunque verso quale tipologia di personalità essa tende e oppure se essa risulta tale conseguentemente ad una relazione interna o per struttura di personalità. Tanto più le due metà individuate sono affini e/o simili, tanto meno la persona vivrà conflitti interiori ed avrà probabilmente un buon grado di consapevolezza di sé. Resta comunque da tenere presente che contingenze stressanti aumentano la dissociazione interna e dunque differenziano le due metà. Ad un secondo livello alla lettura verticale del volto si fa corrispondere la relazione e/o l’eventuale predominanza degli emisferi cerebrali …

L’emisfero cerebrale destro che governa il lato sinistro del corpo e dunque del volto, sappiamo essere il centro della fantasia, dell’emotività e dunque dell’arousal, della narrazione dell’intuizione. Questa distinzione si inverte nei casi di mancinismo nelle femmine.

L’emisfero sinistro invece sappiamo come sia il centro delle facoltà superiori di controllo, di cognizione, del pensiero complesso, della razionalità. Come queste due aree si relaziono tra loro è indicatore importante.

 Esempio: la metà destra appare depressa, quella sinistra aggressiva e dominante dunque nella persona vige una dominanza della componente emotiva (emisfero destro, connesso alla metà sinistra del viso) che castra e rende probabilmente depressa la metà razionale.

Lettura Trasversale: l’incrocio di questi due livelli di analisi consiste nello scomporre il volto in entrambe le direzioni, in sei astratti quadranti in maniera da valutare le predominanze delle aree verticali a seconda dei due semivolti. Noteremo come spesso in una metà del viso sia dominante l’attivazione mentre nell’altra il controllo. A seconda che questi corrispondano al lato destro o sinistro del volto potremmo capire come vengono gestite le emozioni oppure il pensiero.

Vi sono almeno tre indizi per poter ritenere che una espressione non sia sincera : asimmetria, tempo e collocazione nel corso della conversazione.

1 Asimmetria. In una espressione facciale asimmetrica le stesse azioni compaiono nelle due metà del viso, ma sono più intense su una parte anziché nell’altra. Una spiegazione di questa asimmetria potrebbe essere cercata nel fatto che l’emisfero cerebrale destro sia più specializzato del sinistro nel trattamento delle emozioni: dato che l’emisfero destro controlla gran parte dei muscoli della metà sinistra del viso e il sinistro quelli della metà destra, le emozioni si mostrano con maggiore intensità sulla parte sinistra del volto. In questo senso le espressioni contorte, in cui l’azione dei muscoli è un po’ più accentuata su una metà del viso possono essere un segno rivelatore della falsità del sentimento manifestato. L’asimmetria è indizio di una emozione poco sentita, un’espressione volontaria della muscolatura.

2. Tempo. Le espressioni di lunga durata (dai 10 secondi in su) sono probabilmente false perché le espressioni autentiche non durano così a lungo: la mimica che esprime emozioni davvero sentite non resta sul viso più di qualche secondo. Se la sorpresa è autentica tutti i tempi, di attacco e di stacco,  sono brevissimi, inferiori al secondo.

3. Collocazione del discorso. Se qualcuno finge di arrabbiarsi e dice ad esempio ‘non ne posso più di come ti comporti’ dobbiamo guardare attentamente alla mimica: se i segni di collera nell’espressione facciale vengono dopo le parole, la persona non è poi così adirata come invece sarebbe se l’espressione della collera si stampasse sul viso prima della pronuncia della frase. In ogni caso le espressioni del viso non sincronizzate coi movimenti del corpo costituiscono probabili indizi di falso.

Gli oggetti non hanno quindi un’anima (o non dovrbbero averla) ma hanno forma e a volte un volto. E voi? Che volti avete, sorridenti o arrabbiati?