Contest & grafica: idee in libertà

Aumenta il numero di aziende, enti, associazioni, che si affidano alla creatività del “popolo della rete” alla ricerca dell’idea giusta, un “lampo di genio creativo” che possa rilanciare o dare nuovo vigore ad un brand, un prodotto, un’azienda ma anche aprire le porte a nuove opportunità, nuovi prodotti, nuovi business.

Nell’era di una rivoluzione (?!) linguistica sempre più governata dall’itanglese, il vecchio “concorso a premi” lascia spesso il posto al più energico e globalizzante “contest”, anche quando il tutto resta all’interno dei confini tricolori.

Vi sono “contest” grafici, fotografici, letterari e di altro tipo, tutti con uno scopo ben definito da regole, vincoli e in alcuni casi anche limiti, tutti con un vincitore scelto o da una giuria interna ma anche da una votazione pubblica online, tutti con un premio finale e la possibilità di “farsi conoscere”.

Partecipare è semplice, la rete offre ampie possibilità di ricerca attraverso specifici siti (es. www.creathead.it/italian/index.php ), specialmente quando soddisfiamo i requisiti richiesti (es. età anagrafica).

L’accesso delle masse alla rete e la disponibilità di software e webware gratuiti (es. GIMP, Canva, AdobeSpark ) hanno contribuito insieme alla fioritura di un vero e proprio mercato dei “contest”.

Questo mercato presenta vantaggi sia per i partecipanti, ad esempio anche i “non professionisti” possono mettersi in gioco, sia per gli enti proponenti che hanno la possibilità di scegliere tra decine o centinaia di proposte a fronte di un premio finale sicuramente inferiore, in termini di tempi e costi, se paragonato ad un eventuale investimento per una ricerca interna.

Qualcuno potrebbe nutrire dubbi sulla possibile qualità degli elaborati prodotti “dal popolo della rete” mentre altri, al contrario, vedono in questa “apertura” la possibilità di scovare talenti raccogliendo al contempo un ampio ventaglio di soluzioni su cui lavorare anche in un secondo momento inoltre, la definizione a priori di caratteristiche e dettagli determina una prima importante selezione.

Personalmente trovo nei “contest” una palestra dove sperimentare abbandonandomi al piacere di pensieri liberi, puri, un piacere dettato da IDEE che nascono, viaggiano veloci e si dissolvono per tornare, prepotenti, con la forza di una scarica elettrica.

Vi sono modi differenti di scegliere un “contest”, si può scegliere in funzione del premio finale, della tipologia di elaborato richiesto, della tipologia di votazione (giuria interna, votazione online, ecc), del prodotto o dell’azienda o di altri elementi, come ad esempio la possibilità di mettere in pratica nuove tecniche e modalità di lavoro.

Quali contest scegliere? Difficile dirlo, non esistono regole e non ha senso partecipare soltanto in funzione del premio finale. Per quanto mi riguarda seguo alcune semplici regole:

  • cerco di capire il contesto generale,
  • leggo il regolamento,
  • mi chiedo se sono all’altezza o se e’ troppo distante, non solo a livello di capacità ma anche di strumenti, tempistiche, valori, tematiche, ecc,
  • se non mi interessa: lascio perdere e non ci penso più, ma…
  • se mi interessa: faccio alcune prime valutazioni moooolto grossolane (contesto, dettagli, strumenti, tempo…),
  • se mi interessa: catturo le prime idee e le scrivo o scarabocchio qua e là,
  • lascio stare il tutto per un po’,
  • se mi interessa: lo capisco perché le idee prendono forma, mi perseguitano, mi tamburellano nella testa giorno dopo giorno,
  • a quel punto: riprendo ed aggiorno i primi scarabocchi e, passo dopo passo, traccio le prime ORME lasciando indelebili… IMPRONTE

ORME E IMPRONTE sogno o son desto?

La mia vittoria del concorso Dixean Revolution indetto da Henkel nel 2010 (premio ARTE) con l’opera ORME E IMPRONTE (immagine sopra) è la dimostrazione che, con spirito di iniziativa, buone idee e un po’ di fortuna, tutti hanno la possibilità di mettersi in gioco togliendosi qualche soddisfazione, indipendentemente dal fatto che si arrivi primi o… dopo i primi (IL CODICE POSATOimmagine sotto).

Da allora ho partecipato a qualche altro “contest” ( https://wp.me/pYL2M-aQ e https://wp.me/pYL2M-3j ) non molti in realtà, vivendo ogni volta queste esperienze come un momento di puro piacere, senza pensare a premi, riconoscimenti o altro ma con l’unico obiettivo di imparare da ogni esperienza, a partire dal prodotto o dall’azienda che lo produce.

Proprio questo è lo spirito che mi ha guidato in questo recente “contest” in cui il mio elaborato (etichetta per bottiglia di vino) NON ha trovato posto tra i primi classificati (che potete votare online QUI) ma col quale ho avuto modo, ancora una volta, di liberare nuove idee ed imparare grazie alla Cantina Kaltern.

Nome progetto/etichetta: “In da House: heart & earth”

Il cuore del frutto è la nostra casa. Il nostro posto è lì.

Nulla è lasciato al caso. Dentro ogni singolo chicco d’uva mettiamo il nostro mondo, un mondo fatto di passione, cultura, tecnica ed esperienza.

Foglie: Perché inserirle in etichetta?

Le foglie rappresentano un organo importantissimo, veri e propri polmoni della vite e sede della fotosintesi clorofilliana, forniscono un contributo fondamentale in termini di Qualità del prodotto.

L’etichetta vuole rappresentare un prodotto straordinario ed equilibrato in grado di generare “un vino di mondo, di casa a Caldaro”, un vino con un cuore unico al mondo.

Buoni “contest” a tutti!

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Idee: riflessione tra pizze, bruchi, farfalle e figli

Un amico: “CIAO! Allora, come va con quella tua idea?”

Io: “Sta lievitando… per la terza volta!”

Lui mi osserva, muto… 

Le idee nascono, crescono ma spesso non lievitano a sufficienza e sono da mettere da parte. Altre volte lievitano senza fatica, vengono cotte e servite come vere e proprie “idee da asporto”.

Vi sono poi quelle situazioni in cui le idee nascono, crescono e si sviluppano lievitando molto lentamente. Queste idee paiono addirittura fatte di una farina speciale, una farina che richiede periodi di lievitazione alternati a periodi di riposo e molta accortezza.

Dopo ogni lievitazione l’idea-impasto deve essere ripresa, rilavorata e manipolata per assumere nuova consistenza.

Tolti i grumi più evidenti l’idea-impasto deve essere riposta e lasciata riposare per consentire ad una nuova lievitazione di portarla a maturazione.

I tempi ed i cicli di lievitazione, manipolazione e riposo sono diversi per ciascun impasto, impossibile definirli prima.

L’abilità del cuoco nel dosare unto di gomito, sale in zucca e tempi di cottura è determinante.

Intrigante il punto di vista “metamorfico” di Annamaria Testa che paragona ad un bruco la prima idea, quella su cui serve un gran lavoro di sviluppo e messa a punto, quella che richiede pazienza, umiltà, dedizione e tenacia.

“Tutte le prime idee strisciano e sono mollicce, anche quelle davvero buone: per distinguere i bruchi dai semplici bacherozzi ci vuole tranquillità e una certa concentrazione”.

Annamaria invita a non mollare l’idea buona, anche quando la sua messa a punto può risultare lunga, faticosa e frustrante, invita a continuare a lavorarci fino a quando l’idea-buona, leggera e perfetta, inizia a volare da sola come una farfalla.

Qualcuno si spinge addirittura oltre sostenendo che dovremmo voler bene alle nostre idee come una madre ne vuole ad un figlio e, con tutto l’affetto di una madre, dovremmo proteggerle, custodirle, farle crescere per poi liberarle e lasciare andare. 

La mia idea-impasto riposa (non dorme…) da diverse lune.
La lievitazione prosegue lenta ma inarrestabile, soltanto qualche lieve tumulto scuote e fa vibrare delicatamente il pesante coperchio che la protegge.
Mi avvicino di tanto in tanto in silenzio, chiudo gli occhi, poggio le mani sul coperchio e resto sospeso nel tempo ad ascoltare quel perpetuo brulicare. Verrà il tempo… e la lascerò andare.