La mia tesi di laurea: STORIE TESTACODA® – Medicina narrativa per pendolari dell’immaginazione

Due marzo duemiladiciassette: questa data rappresenta la conclusione della mia esperienza di papà/lavoratore/studente presso UNIMORE (Università degli studi di Modena e Reggio Emilia). In questa data ho conseguito la Laurea Triennale in Scienze della Comunicazione dopo tre intensissimi anni di studio, nuove esperienze e momenti indimenticabili.

Avrei migliaia di parole e centinaia di righe da digitare ma alcune emozioni sono difficili perfino da descrivere, per questo motivo riporterò soltanto:

  1. un commento di Tullio De Mauro che ritengo valido per tutti coloro che si occupano di scrittura e di comunicazione, compresa quella tecnica:
    “Quando dobbiamo costruire un discorso ci troviamo dinanzi in uno stesso momento le cose da dire, le persone cui vogliamo rivolgerei, i motivi per cui vogliamo o dobbiamo parlare o scrivere, i mezzi espressivi di cui disponiamo, le condizioni dell’ambiente in cui ci prepariamo a esprimerci, il tempo e lo spazio disponibili ecc.: uno stretto intreccio dal quale occorre cercare di estrarre il discorso più adeguato a ciò che serve.” (Tullio De Mauro – Guida all’uso delle parole – 1980, 120)
  2. la mia tesi di laurea: STORIE TESTACODA® – Medicina narrativa per pendolari dell’immaginazione.
    Con il termine Narrative Medicine (Medicina Narrativa) si intende una pratica medica che non sostituisce la medicina tradizionale ma la affianca per comprendere al meglio le complesse situazioni narrative che si creano tra i pazienti e tutti i soggetti in relazione con loro: medici, infermieri, operatori sanitari.
    In questo contesto ho ritenuto possano trovare uno spazio, anche piccolo, le mie STORIE TESTACODA®.

Avrei potuto scegliere di lavorare ad una tesi con argomenti che tratto quotidianamente come la redazione tecnica o altri che ho trattato in passato ma ho deciso, ancora una volta, di affrontare temi ed argomenti nuovi, argomenti in grado di aprire la mia mente il mio cuore ed i miei occhi su nuovi mondi, nuove esperienze, nuovi orizzonti, nuovi sogni…

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Un doveroso ringraziamento va alla Dott.ssa Uboldi Sara, grazie a lei ho scoperto la Narrative Medicine (Medicina Narrativa) ed ho potuto realizzare le nuove STORIE TESTA CODA® geometriche (scaricabili gratuitamente qui)

Colgo l’occasione per ringraziare inoltre Casina dei Bimbi e Claudia Nasi (Fondatrice e Presidente) per la disponibilità e la condivisione di alcuni materiali.

 

 

Comunicazione tecnica N.0 : quando a migrare è il linguaggio tecnico

Esseri umani, culture, destini, speranze, gesti, volti, sguardi, smorfie, voci, parole, lingue e linguaggi.

Questi sono soltanto alcuni degli ingredienti di un cambiamento in atto, cambiamento che si rifletterà inesorabilmente anche sul mondo della comunicazione, dal semplice cartello appeso sul bus al documento dell’ente pubblico rivolto al cittadino.

Cosa c’entra tutto questo con il linguaggio tecnico?
Come possono avere punti di collegamento migrazione e comunicazione tecnica in Italia?

Partendo da tre semplici definizioni del termine migrazione (fonte Treccani online) cercherò di spiegare in modo metaforico come vedo, dal mio piccolo punto di osservazione, il futuro della comunicazione tecnica.

1. Def. Migrazioni umane : Spostamento, definitivo o temporaneo, di gruppi da un territorio a un altro, da una ad altra sede, determinato da ragioni varie, ma essenzialmente da necessità di vita.
Commento personale: Migrazioni umane: Assistiamo oggi ad un costante ed irreversibile flusso migratorio destinato a cambiare, nonostante tutto e nonostante tutti, il l’Italia e l’Europa del futuro.
Inevitabilmente dovremo cambiare il nostro modo di ascoltare, spiegare e fare comunicazione, anche quella tecnica, adeguandola a nuovi standard ad oggi indefinibili.

2. Def. Geografia fisica : Fenomeno di spostamento di entità varie.
Commento personale: Si sposteranno entità fisiche, ma non solo.
Si sposteranno esseri umani ma, allo stesso tempo, si sposteranno ideologie, culture, concetti, parole, significati.

3. Def. Biologia e medicina : L’ascesso migrante è quello freddo, che dalla primitiva sede di formazione si sposta per gravità, seguendo le vie di minore resistenza.
Commento personale: Seguendo le vie di minore resistenza alcuni termini prenderanno il sopravvento mentre altri scompariranno o cadranno in disuso.

Nuovi scenari nel medio periodo

Il linguaggio tecnico e la comunicazione in generale dovranno forzatamente adeguarsi ai nuovi standard, tenendo conto dei cambiamenti e del nuovo profilo dell’utente medio.
La via più immediata e semplice potrebbe rivelarsi quella di sostituire i testi con immagini anche se prestiti, calchi e neologismi favoriranno la nascita di nuove parole e di nuovi linguaggi, forse più semplici o realmente più poveri, in grado di generare un nuovo italiano standard.
Vecchie parole e vecchi linguaggi migreranno verso nuovi termini e nuovi significati in tutti i settori della comunicazione.

  • Linguaggio tecnico scientifico
    Grazie all’utilizzo di termini molto specifici e concetti complessi rivolti ad esperti del settore, il linguaggio tecnico scientifico sarà investita probabilmente solo in parte da questi cambiamenti.
  • Linguaggio settoriale
    Il linguaggio settoriale potrebbe seguire strade differenti.
    Se nel settore aerospaziale, ad esempio, si utilizzano termini specifici e si tenta di semplificare la comunicazione attraverso linguaggi come il Simplified Technical English, nel settore delle macchine agricole, dove i lavoratori stranieri sono numerosi, la semplificazione del linguaggio e dei termini è una vera necessità.
  • Linguaggio per l’utente medio
    Il linguaggio utilizzato per comunicare con l’utente medio sarà probabilmente il settore con le maggiori criticità.
    Ricadono in questo ambito tutte le informazioni rivolte al cittadino relative ad attività svolte nel quotidiano come ad esempio le istruzioni d’uso per elettrodomestici (dal più piccolo al più grande).
    Allo stesso modo dovrà adeguarsi ai futuri nuovi standard anche la pubblicità.
  • Enti pubblici e servizi al cittadino
    A partire dai semplici avvisi nei locali o sui mezzi pubblici per arrivare alla burocrazia degli enti comunali, tutto il settore dovrà compiere uno sforzo enorme per adeguarsi alle nuove realtà. Semplificare i tanti documenti scritti attualmente in “legalese” e renderli accessibili e comprensibili al nuovo cittadino medio sarà la sfida più importante.

Comunicazione tecnica N.0

Se il web 1.0 è ormai un lontano ricordo, la comunicazione 2.0 ha portato un dinamismo carico di nuove opportunità dove, oggi, la tendenza è quella di osare sempre più arrivando a parlare di 3.0, 4.0 ed oltre.
Ma cosa significano in concreto queste cifre? Nulla o poco più.
Tanto vale allora parlare di comunicazione N.0 (ennepuntozero) dove ciascuno può attribuire ad “N” qualsiasi valore o significato, “N” possibilità di scelta.

La situazione oggi (fonte http://www.programmaintegra.it )

La lingua parlata prevalentemente in famiglia è l’italiano per il 38,5% degli stranieri di sei anni e più, tra le donne questa quota raggiunge il 45,7%, rispetto al 29,7% degli uomini, ma sono soprattutto i minori, di età compresa tra i 6 e i 17 anni, a parlare italiano in famiglia (47,3% contro il 36,8% dei maggiorenni).L’uso della lingua italiana nei luoghi di lavoro accomuna invece oltre il 90% degli stranieri, a prescindere dalla lingua e dal Paese di origine.

La maggior parte dei migranti giunti in Italia prima del compimento dei 16 anni dichiara di non avere alcuna difficoltà a leggere (73,3%) e a scrivere (71,8%) in italiano.
Sono oltre la metà, invece, gli stranieri che entrati in Italia a 35 anni o più manifestano difficoltà a comprendere e parlare l’italiano (rispettivamente 52,2% e 55%).

Infine, per ciò che riguarda l’accesso alle informazioni, l’indagine rileva che il 37,5% dei cittadini migranti ha difficoltà a comprendere il telegiornale in lingua italiana, mentre il 39% ha invece difficoltà nell’interagire al telefono con persone di lingua madre italiana e negli uffici pubblici.

E domani?

I recenti flussi migratori scombineranno queste percentuali e, ancora una volta, la comunicazione avrà un ruolo fondamentale per favorire l’integrazione tra persone, culture e linguaggi differenti.
La contaminazione con nuove lingue e nuovi linguaggi porterà una ulteriore evoluzione della lingua italiana dove assi e variabili ricollocheranno l’italiano standard del futuro.
I cambiamenti avverranno prima attraverso la lingua parlata e successivamente nei dizionari e nei documenti scritti.
Nascerà un nuovo linguaggio, un nuovo italiano standard comprensibile dalle vecchie e dalle nuove generazioni.
Da qualche tempo anche in Italia si parla di un linguaggio semplificato, paragonabile al Simplified Techncial English e prende il nome di Italiano Tecnico Semplificato:

Impossibile definire oggi scenari e standard futuri, possibile però fare alcune ipotesi con una sola certezza: dopo le masse umane anche le parole affronteranno e supereranno barriere e preconcetti migrando verso una comunicazione tecnica N.0.

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Ingegneria sociale: applicabile anche alla comunicazione tecnica?

sardegna lampo RITAGLIATOIngegneria sociale: questo termine ha catturato la mia attenzione durante l’intervento di Carlo Freccero al recente Festival della comunicazione di Camogli.

Pensati per carpire informazioni personali, gli studi di Ingegneria sociale sono utilizzati per “lavorare” a livello inconscio sul singolo individuo ma anche per ottenere il controllo delle masse (es. in politica) sfruttando alcune caratteristiche del carattere umano come ad esempio: pigrizia, buona fede, superficialità.

L’ingegneria sociale assume spesso una accezione negativa e l’Ingegnere sociale viene visto come un abile hacker che recupera informazioni e dati personali di un singolo individuo con l’intento di manipolarlo.

Se nell’immaginario collettivo il termine Ingegneria sociale fa rima con cyber-crimini, truffe e roba simile, lo scopo dell’Ingegnere sociale è quello di conoscere, scoprire, informare, divulgare ma NON distruggere o danneggiare.

L’Ingegnere sociale sceglie la vittima e, dopo una analisi preliminare:
• ottiene informazioni di base,
• costruisce l’attacco,
• sferra l’attacco,
• mette in atto strategie di fuga,
• predispone eventuali contromosse.

Le informazioni di base possono essere recuperate ovviamente online ma anche in altri modi (rovistando tra i rifiuti, contattando direttamente la vittima, ecc).

In ogni caso l’Ingegnere sociale sfrutta la pigrizia o l’ingenuità della potenziale vittima (es. dati sensibili disponibili in rete).
In rete si possono trovare riferimenti e documenti che illustrano le varie tecniche ed i campi di applicazione dell’Ingegneria sociale con le relative tecniche di difesa:
http://amslaurea.unibo.it/2701/1/melis_andrea_tesi.pdf
http://www.navigaweb.net/2012/08/tecniche-di-ingegneria-sociale.html.

L’argomento è molto vasto ed interessante e ritengo che alcune tecniche possano essere esportate in anche nel settore della comunicazione tecnica (es. manualistica tecnica o informazione scientifica) per :
• identificare le caratteristiche del potenziale utente/utilizzatore,
• individuarne le abitudini (es. l’utente esperto non legge le istruzioni ma procede a suo modo),
• scoprirne le esigenze (cosa gli serve o cosa vorrebbero trovarsi tra le mani)
• informarlo in modo adeguato.

Le informazioni recuperate attraverso tecniche di Ingegneria sociale (e quindi a livello inconscio) possono rivelarsi più credibili e veritiere di quelle raccolte con strategie quali questionari o interviste (vedi gli strumenti per la raccolta dati) e potrebbero fornire indicazioni necessarie per costruire documenti più vicini alle esigenze reali dell’utente/utilizzatore finale.

Allo stesso modo si potrebbero applicare alcune di queste tecniche in altri svariati ambiti, compresi quelli sconfinati della sicurezza.

Scarica qui la Mappa mentale “Sicurezza e Privacy”

Ancora sulla formazione: un post-it con data di scadenza

POST-ITCome accennato in precedenti post, in Italia manca ancora un percorso di studi specifico in grado di formare la figura professionale del Comunicatore Tecnico.

Molti che oggi svolgono questo affascinante mestiere, hanno alle spalle percorsi (ed esperienze) differenti tra loro, percorsi che potremmo semplificare e suddividere in sei grandi famiglie:

          Chi ha un percorso prettamente tecnico

          Chi ha un percorso prettamente linguistico

          Chi ha un percorso prettamente letterario

          Chi ha un percorso prettamente umanistico

          Chi ha un percorso prettamente informatico

          Chi ha un percorso prettamente grafico

Questi sei punti rappresentano anche, a grandi linee e in modo non esaustivo, i territori di competenza che dovrebbe avere in dote un Comunicatore Tecnico.

Qualcuno può vantare un doppio percorso scientifico-tecnico (diploma liceo + laurea ingegneria) che, seppur validissimo, lascia scoperti alcuni dei punti elencati sopra.

Risulta quindi evidente che, per formare un Comunicatore Tecnico professionista, servono corsi di formazione mirati e specifici, in funzione del percorso di provenienza.
Non basta un corso generico uguale per tutti:

          chi ha competenze tecniche potrebbe colmare le proprie eventuali lacune in ambito letterario, linguistico ecc;

          viceversa, chi ha competenze letterarie potrebbe colmare le proprie eventuali lacune in ambito tecnico, informatico, ecc.

Come fare però se non esiste una scuola che mi prepara a questa professione?

Ancora una volta la risposta è una ed una sola: autoformazione … costante/continua e confronto con professionisti esperti del settore!

Ovviamente questa è una “teoria” del tutto personale, è il mio punto di vista e non vuole essere una verità assoluta, anzi …

Questa “teoria” mi ha portato, negli anni, a frequentare corsi sulle normative e sulla documentazione tecnica, corsi di grafica, di tecniche di redazione, di fotografia, a confrontarmi con esperti, sempre con il medesimo obiettivo: imparare, crescere, migliorare.

Questa “teoria” mi porta oggi (nonostante età, famiglia, figli e lavoro a tempo pieno) ad essere una “matricola” …
Ebbene sì, proprio oggi, con la prima lezione, inizia un ulteriore nuovo percorso, una nuova sfida: conseguire una Laurea in Scienze della Comunicazione.

Perché proprio Scienze della Comunicazione?
Perchè si parla di Tecnologia della Comunicazione, di Comunicazione visiva, di grammatica, struttura dei testi e tanto altro.
Perché negli anni ho acquisito competenze tecniche, ma la sola tecnica oggi non basta più.
Perché con impegno ho acquisito competenze grafiche, ma la sola grafica oggi non basta più.
Perché è un percorso che può scardinare “lucchetti e porte” che oggi non riesco ad aprire.
Perché, per comunicare meglio, servono competenze allargate che oggi non ho.
Perché questo percorso può offrirmi nuove potenti frecce da aggiungere al mio artigianale arco.

Perchè una Laurea e non un percorso differente?
Perchè non ho trovato percorsi simili alternativi (almeno in Italia e/o in lingua italiana) e perchè una Laurea è in ogni caso un “pezzo di carta” con peso molto diverso da uno o più attestati di frequenza.

Questo non è un semplice post, ma piuttosto un post-it con data di scadenza.
Un post-it che durerà tra anni accademici a partire da oggi.

Questo è il l’inizio di un nuovo ripido percorso, un ulteriore importante pezzo del mio futuro e farò del mio meglio per evitare che il tutto vada a male prima di quella data di scadenza.

Sarebbe bellissimo, fra tre anni, scrivere una data di percorso completato su questo post-it.
Sarebbe bellissimo, fra tre anni, poter contare su competenze nuove.
Sarebbe bellissimo, fra tre anni, stringere tra le mani quell’ importante “pezzo di carta” chiamato Laurea.
Sarebbe bellissimo, fra tre anni, vedere attorno a me un Paese che ha rialzato la testa, un Paese in grado di garantire nuove speranze e nuove opportunità ai giovani e ai meno giovani.
Sarebbe bellissimo !

La strada è lunga, meglio se mi incammino…

Come si forma un Comunicatore Tecnico in Italia

mayday italiaRiprendo quanto scritto da Alessandro Stazi e da Vilma Zamboli in merito alla formazione del Comunicatore Tecnico in Italia.

In Italia esistono percorsi di studio specialistici, alcuni offrono competenze tecniche (Ingegneria), altri offrono competenze linguistiche, altri ancora competenze comunicative (Scienze della Comunicazione).

Non esiste però, oggi, una vera e propria scuola in grado preparare in modo adeguato alla professione del Comunicatore Tecnico-Scientifico.

A differenza di altri paesi (UE ed extraUE), dove questa figura viene riconosciuta, formata ad hoc e riveste ruoli di responsabilità, in Italia il lavoro e la professione del Comunicatore Tecnico non trova ancora l’attenzione che merita.

Fino a “ieri” chi ha intrapreso questa professione ha dovuto spesso affidarsi al proprio “istinto”, al proprio “talento”, alla propria “voglia di sapere e di capire”; ha dovuto ricercare e selezionare con pazienza certosina documenti, testi, esperienze; ha imparato che l’apertura al confronto è l’unico modo per crescere ulteriormente; ha speso tempo, energie e … denaro.

Il Comunicatore Tecnico Italiano è in molti casi (ma vi sono alcune eccezioni !!!) una figura che si è formata in modo autonomo sul campo prima che sui testi, facendo tesoro delle proprie esperienze.

Fortunatamente oggi, oltre ai tanti testi specifici (ma quasi tutti inglese …), chi si avvicina a questa professione in Italia può contare su Professionisti che mettono il loro tempo, le loro competenze e la loro esperienza al servizio di coloro che hanno la volontà o la necessità di imparare “il mestiere”, oppure su qualche Associazione.

Formarsi in Italia non è semplice, ma non è impossibile ed è sempre più facile trovare informazioni in merito.

L’inglese (che purtroppo fatico a digerire) è una potente arma da utilizzare, sia per informarsi e formarsi in rete che per confrontarsi fuori del nostro Paese.

Se la formazione per il Comunicatore Tecnico deve essere continua ed è indispensabile, in un momento complesso e delicato come quello che stanno attraversando i mercati nazionali ed internazionali diventa  una necessità.

In un recente post Annamaria Testa consiglia di “focalizzarsi su quello che non si sa fare” , di trovare buoni maestri, di esercitarsi e di porsi l’obiettivo di “fare ancora  meglio ciò che si sa fare bene”.

Personalmente mi immagino “quello che non si sa fare” come una grande isola in mezzo al mare.

Inutile nascondersi: ciascuno di noi ha la propria isola, più o meno grande.

L’sola di “quello che non si sa fare” è il luogo da cui dovremmo salpare spesso per crescere e trovare nuovi “tesori”; un’isola su cui tornare con un bottino di idee, esperienze, competenze nuove.

Dopo alcune riflessioni estive, nei giorni scorsi mi sono informato in merito a due interessanti percorsi, estremamente impegnativi in termini di tempo (tre anni) e di investimenti (costo), specialmente per chi deve rispettare ritmi ed esigenze di una famiglia, dei figli, di un lavoro (se c’è…).

Segnalo questi due percorsi, molto diversi tra loro, che potrebbero essere visti come un punto di partenza per un aspirante Comunicatore Tecnico o un ulteriore crescita per chi è più esperto e vuole migliorarsi:

      1: o una Laurea (a distanza FAD…) in Scienze delle Comunicazioni,

2-   2:  o un Diploma di Grafico Pubblicitario (Scuola Comics)

E’ un momento difficile, ma quanto fatto ieri per raddrizzare la nave Concordia è un chiaro segnale: nella nostra cara Italia ci sono persone capaci, persone che hanno voglia di fare e che sanno fare bene, ci sono persone con competenze e professionalità ai massimi livelli che lavorano sodo e dimostrano con i fatti il loro talento.

Sfruttiamo questi talenti in ogni settore e ripartiamo, altrimenti dovremo cercare qualcuno davvero bravo per salvarci … (vedi vignetta).