Comunicazione tecnica N.0 : quando a migrare è il linguaggio tecnico

Esseri umani, culture, destini, speranze, gesti, volti, sguardi, smorfie, voci, parole, lingue e linguaggi.

Questi sono soltanto alcuni degli ingredienti di un cambiamento in atto, cambiamento che si rifletterà inesorabilmente anche sul mondo della comunicazione, dal semplice cartello appeso sul bus al documento dell’ente pubblico rivolto al cittadino.

Cosa c’entra tutto questo con il linguaggio tecnico?
Come possono avere punti di collegamento migrazione e comunicazione tecnica in Italia?

Partendo da tre semplici definizioni del termine migrazione (fonte Treccani online) cercherò di spiegare in modo metaforico come vedo, dal mio piccolo punto di osservazione, il futuro della comunicazione tecnica.

1. Def. Migrazioni umane : Spostamento, definitivo o temporaneo, di gruppi da un territorio a un altro, da una ad altra sede, determinato da ragioni varie, ma essenzialmente da necessità di vita.
Commento personale: Migrazioni umane: Assistiamo oggi ad un costante ed irreversibile flusso migratorio destinato a cambiare, nonostante tutto e nonostante tutti, il l’Italia e l’Europa del futuro.
Inevitabilmente dovremo cambiare il nostro modo di ascoltare, spiegare e fare comunicazione, anche quella tecnica, adeguandola a nuovi standard ad oggi indefinibili.

2. Def. Geografia fisica : Fenomeno di spostamento di entità varie.
Commento personale: Si sposteranno entità fisiche, ma non solo.
Si sposteranno esseri umani ma, allo stesso tempo, si sposteranno ideologie, culture, concetti, parole, significati.

3. Def. Biologia e medicina : L’ascesso migrante è quello freddo, che dalla primitiva sede di formazione si sposta per gravità, seguendo le vie di minore resistenza.
Commento personale: Seguendo le vie di minore resistenza alcuni termini prenderanno il sopravvento mentre altri scompariranno o cadranno in disuso.

Nuovi scenari nel medio periodo

Il linguaggio tecnico e la comunicazione in generale dovranno forzatamente adeguarsi ai nuovi standard, tenendo conto dei cambiamenti e del nuovo profilo dell’utente medio.
La via più immediata e semplice potrebbe rivelarsi quella di sostituire i testi con immagini anche se prestiti, calchi e neologismi favoriranno la nascita di nuove parole e di nuovi linguaggi, forse più semplici o realmente più poveri, in grado di generare un nuovo italiano standard.
Vecchie parole e vecchi linguaggi migreranno verso nuovi termini e nuovi significati in tutti i settori della comunicazione.

  • Linguaggio tecnico scientifico
    Grazie all’utilizzo di termini molto specifici e concetti complessi rivolti ad esperti del settore, il linguaggio tecnico scientifico sarà investita probabilmente solo in parte da questi cambiamenti.
  • Linguaggio settoriale
    Il linguaggio settoriale potrebbe seguire strade differenti.
    Se nel settore aerospaziale, ad esempio, si utilizzano termini specifici e si tenta di semplificare la comunicazione attraverso linguaggi come il Simplified Technical English, nel settore delle macchine agricole, dove i lavoratori stranieri sono numerosi, la semplificazione del linguaggio e dei termini è una vera necessità.
  • Linguaggio per l’utente medio
    Il linguaggio utilizzato per comunicare con l’utente medio sarà probabilmente il settore con le maggiori criticità.
    Ricadono in questo ambito tutte le informazioni rivolte al cittadino relative ad attività svolte nel quotidiano come ad esempio le istruzioni d’uso per elettrodomestici (dal più piccolo al più grande).
    Allo stesso modo dovrà adeguarsi ai futuri nuovi standard anche la pubblicità.
  • Enti pubblici e servizi al cittadino
    A partire dai semplici avvisi nei locali o sui mezzi pubblici per arrivare alla burocrazia degli enti comunali, tutto il settore dovrà compiere uno sforzo enorme per adeguarsi alle nuove realtà. Semplificare i tanti documenti scritti attualmente in “legalese” e renderli accessibili e comprensibili al nuovo cittadino medio sarà la sfida più importante.

Comunicazione tecnica N.0

Se il web 1.0 è ormai un lontano ricordo, la comunicazione 2.0 ha portato un dinamismo carico di nuove opportunità dove, oggi, la tendenza è quella di osare sempre più arrivando a parlare di 3.0, 4.0 ed oltre.
Ma cosa significano in concreto queste cifre? Nulla o poco più.
Tanto vale allora parlare di comunicazione N.0 (ennepuntozero) dove ciascuno può attribuire ad “N” qualsiasi valore o significato, “N” possibilità di scelta.

La situazione oggi (fonte http://www.programmaintegra.it )

La lingua parlata prevalentemente in famiglia è l’italiano per il 38,5% degli stranieri di sei anni e più, tra le donne questa quota raggiunge il 45,7%, rispetto al 29,7% degli uomini, ma sono soprattutto i minori, di età compresa tra i 6 e i 17 anni, a parlare italiano in famiglia (47,3% contro il 36,8% dei maggiorenni).L’uso della lingua italiana nei luoghi di lavoro accomuna invece oltre il 90% degli stranieri, a prescindere dalla lingua e dal Paese di origine.

La maggior parte dei migranti giunti in Italia prima del compimento dei 16 anni dichiara di non avere alcuna difficoltà a leggere (73,3%) e a scrivere (71,8%) in italiano.
Sono oltre la metà, invece, gli stranieri che entrati in Italia a 35 anni o più manifestano difficoltà a comprendere e parlare l’italiano (rispettivamente 52,2% e 55%).

Infine, per ciò che riguarda l’accesso alle informazioni, l’indagine rileva che il 37,5% dei cittadini migranti ha difficoltà a comprendere il telegiornale in lingua italiana, mentre il 39% ha invece difficoltà nell’interagire al telefono con persone di lingua madre italiana e negli uffici pubblici.

E domani?

I recenti flussi migratori scombineranno queste percentuali e, ancora una volta, la comunicazione avrà un ruolo fondamentale per favorire l’integrazione tra persone, culture e linguaggi differenti.
La contaminazione con nuove lingue e nuovi linguaggi porterà una ulteriore evoluzione della lingua italiana dove assi e variabili ricollocheranno l’italiano standard del futuro.
I cambiamenti avverranno prima attraverso la lingua parlata e successivamente nei dizionari e nei documenti scritti.
Nascerà un nuovo linguaggio, un nuovo italiano standard comprensibile dalle vecchie e dalle nuove generazioni.
Da qualche tempo anche in Italia si parla di un linguaggio semplificato, paragonabile al Simplified Techncial English e prende il nome di Italiano Tecnico Semplificato:

Impossibile definire oggi scenari e standard futuri, possibile però fare alcune ipotesi con una sola certezza: dopo le masse umane anche le parole affronteranno e supereranno barriere e preconcetti migrando verso una comunicazione tecnica N.0.

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Istruzioni: barriere, assi e variabili della lingua italiana standard

Variaz 00Quando scriviamo un nuovo manuale di istruzione, dobbiamo innanzitutto avere ben chiaro il profilo degli utenti cui ci rivolgiamo.

Difficilmente però riusciamo ad “accontentare” tutti perché, pur esistendo una lingua nazionale definita “italiano standard”, di fatto esistono molte variabili: diversi repertori regionali (lingue regionali), dialetti e modi dire che complicano la scelta dei termini e la comprensione dei nostri elaborati.

Se scriviamo per settori specifici e ci rivolgiamo ed esperti, possiamo utilizzare un linguaggio accademico, colto, formale, termini tecnici, ma … quando scriviamo per “l’utente medio” (persona con cultura/istruzione media) ???

In questo caso le cose si complicano e la scelta di termini, verbi e frasi, riveste un ruolo fondamentale.
Un lessico specialistico potrebbe diventare una barriera insormontabile per i non addetti ai lavori.

Affidarsi all’italiano standard potrebbe risolvere diversi problemi, ma cosa si intende per italiano standard? E dove si colloca?

Come detto esistono molte variabili lato-utente, a partire dalle competenze linguistiche del singolo che possono variare in funzione:

  • del livello di istruzione;
  • dello strato sociale e culturale;
  • dell’area geografica di appartenenza/provenienza, ecc.

Se pensiamo infatti alla quantità di sinonimi disponibili e utilizzabili, nelle tante varietà regionali, per identificare un unico oggetto, ci rendiamo immediatamente conto di quanto sia complesso fare la scelta giusta.

Varietà (def.): insieme di varianti rispetto alla lingua standard che variano al variare di fattori contestuali.

Mettiamoci alla prova: come si chiama l’oggetto illustrato?

gruccia

Gruccia? Stampella? Appendino? Attaccapanni? Ometto? Croce? Altro …?

Avete individuato il “vostro” termine? Bene … quale termine potremmo quindi utilizzare all’interno di un documento per far capire al nostro utente di cosa stiamo parlando ???? La soluzione non è banale e tantomeno scontata, ed è incredibile come un oggetto così semplice e di uso comune riesca a far emergere così tanti dubbi. Molto probabilmente, per completare l’informazione, dovremmo inserire anche l’immagine.

Le varietà dell’italiano sono diverse e non sempre hanno confini ben delimitati, dall’alto verso il basso possiamo classificarle in:

  •  academico-scientifico;
  • formale;
  • STANDARD:
  • popolare;
  •  informale;
  •  gergale.

Le variabili in gioco possono essere riassunte tramite uno schema con tre assi che si intersecano tra loro:

  1.  Asse (y) diastratico
  2. Asse (x) diamesico
  3. Asse (inclinato) diafasico

Asse diastratico (diastratia) – tiene conto delle variazioni legate allo status socio-economico-culturale:

  • italiano colto nella parte superiore;
  • italiano popolare nella parte inferiore;
  • dati demografici (sesso, età).

Variaz 04Asse diamesico (diamesia) – tiene conto delle variazioni legate al canale di comunicazione:

  • scritto ad un estremo,
  • parlato all’estremo opposto;
  • chat, sms, mail nelle zone intermedie.

Variaz 03Asse diafasico (diafasia) – tiene conto delle variazioni legate al contesto comunicativo:

  • formale;
  • accademico;
  • informale;
  • gergale, ecc.Variaz 02La combinazione di questi tre assi ci aiuta a capire dove si colloca l’italiano standard che, a differenza di quanto si pensi, non coincide con l’intersezione dei tre assi ma si colloca nella parte superiore del diagramma, leggermente sbilanciato nel riquadro di sinistra.

Variaz 00

Oltre a questi tre assi, ne esiste un quarto: l’asse diatopico. Questo asse tiene conto delle variazioni linguistiche (termini, sinonimi, ecc) legate al territorio, ad esempio: varietà piacentina, varietà parmigiana, varietà reggiana, varietà modenese, varietà bolognese (ecc).

Variaz 05Come abbiamo visto NON esiste un linguaggio “valido e unico” per tutti gli utenti ma, grazie a questi assi, abbiamo le idee un po’ più chiare.

Quale linguaggio scegliere tra linguaggio settoriale e linguaggio standard? Dipende … :

  • Linguaggio settoriale:

o   Questo tipo di linguaggio è da preferire in contesti formali, accademico-scientifici, dove i contenuti sono pensati per utenti specializzati in quel settore professionale. I termini utilizzati sono tecnici, specifici, monoreferenziali, univoci. Un linguaggio settoriale è una barriera se utilizzato per comunicare con “l’utente medio”, ovvero “non addetto ai lavori”.

  • Linguaggio standard:

o   Questo tipo di linguaggio dovrebbe essere quello di riferimento, ad esempio, per prodotti di largo consumo o per informazioni rivolte “all’utente medio”. La scelta dei termini NON deve essere influenzata da varietà regionali, modi di dire o altro, ma deve essere semplice, diretta e chiara.

Varietà scritta e Varietà parlata … alcune differenze:

  • Varietà scritta:
  • Maggiore densità semantica;
  • Minor numero di parole;
  • Parole più precise;
  • Possibilità di revisione e correzione di quanto prodotto.
  • Varietà parlata:
  • Frequenti ripetizioni;
  • Frequenti impliciti o sottintesi;
  • Pochi pronomi;
  •  Condivisione del tempo e dello spazio.

Tutte le lingue però variano col tempo e, termini “validi” oggi, potrebbero risultare “obsoleti” o incomprensibili tra qualche tempo.

L’ultimo asse di cui scrivo, l’asse diacronico, tiene conto dell’evoluzione della lingua nel tempo. Evoluzione che, grazie a “contatti” tra le diverse lingue, consente l’ingresso o la formazione di nuove parole nel linguaggio quotidiano attraverso:

  • prestiti acclimatati (es: Cliccare da to click);
  • prestiti non acclimatati (es: Bricolage, mail, harem)
  •  calchi strutturali (es: Ferro-via da Eisen-bahn oppure Fuori-legge da Out-law)
  • calchi semantici (es: Stella da Star);
  • processi di grammaticalizzazione (es: da Amare habeo ad amerò);
  • processi di lessicalizzazione (es: da Fai da te a faidate), ecc.

Quando scriviamo dobbiamo tenere conto quindi non solo delle varietà e degli assi di variazione, ma dobbiamo tenere conto anche di queste evoluzioni, per non correre il rischio di scrivere un documento nuovo … in realtà già vecchio …!

Bibliografia di riferimento: Prima lezione di sociolinguistica – G. Berruto

Un ringraziamento, per i materiali messi a disposizione, alla Dott.ssa Fabiana Rosi: Docente presso diverse Università, Autrice, Cultrice di “Linguistica e glottologia” negli atenei di Pavia e Reggio Emilia e Supervisore del progetto Osservare l’interlingua.