Persuadere o convincere il destinatario-ricevente?

Riprendo questo argomento che avevo utilizzato per un elaborato presentato per un esame universitario: Le immagini nella documentazione tecnica. Storie di fantasmi per adulti

La retorica moderna attribuisce un significato differente ai due termini.

Indipendentemente dal significato specifico, la fonte emittente (scrittore o parlante) deve sempre risultare credibile riportando fatti concreti e dimostrabili o, in alternativa, fornendo esempi. I cinque assiomi della comunicazione

  1. È impossibile non comunicare.
  2. Ogni atto comunicativo ha un livello di contenuto ed uno di relazione.
  3. La natura della relazione tra gli interlocutori dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione.
  4. Gli esseri umani comunicano sia tramite un modulo comunicativo digitale (verbale) sia tramite un modulo analogico (non verbale).
  5. Tutti gli scambi di comunicazione possono essere simmetrici o complementari a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza.

Le persone cercano messaggi chiari e diretti, vogliono sapere cosa fare e proprio per questo, in determinate condizioni, devono essere persuase e non convinte.

Persuadere Vs Convincere

  • Persuadere:
    • uditorio specifico,
    • fa leva sul patrimonio emotivo di chi ascolta,
    • ha l’esigenza di sorprendere (es. sostiene una tesi differente da quella attesa dal ricevente).
  • Convincere:
    • non ha uditorio specifico,
    • è rivolto a tutti,
    • le premesse sono assolutamente vere.

Molti sono convinti che dietro ogni comunicazione vi sia la volontà di influenzare il ricevente.

Cosa significa ”influenzare il ricevente” quando parliamo di comunicazione tecnica e nello specifico di messaggi o istruzioni? Quale scopo ha una istruzione? Quale cambiamento vuole produrre nel ricevente?

A differenza di una comunicazione tecnica generica che può avere un intento informativo o descrittivo riferito ad esempio un oggetto, lo scopo di un’istruzione è quello di persuadere il ricevente a mettere in atto un determinato comportamento.

Per essere persuasiva però una istruzione deve avere effetti:

  • sul piano cognitivo,
  • sul piano comportamentale.

Possiamo considerare le istruzioni contenute all’interno di manuali o documenti tecnici una forma di comunicazione persuasiva, ogni istruzione mira a correggere un possibile comportamento errato del ricevente a favore di un comportamento corretto e sicuro: quello descritto.

Ritengo che anche nella scrittura si possano applicare le massime della conversazione con cui Grice definisce la comunicazione come una attività sociale regolata sul principio di cooperazione.

Da tale principio Grice fa discendere quattro massime:

  • di quantità: le informazioni sono esaurienti, non ridondanti o superflue,
  • di qualità: le informazioni sono vere e provate,
  • di relazione: le informazioni sono pertinenti,
  • di modo: le informazioni sono comprensibili, chiare, ordinate e concise.

Persuasione ed effetti persuasivi

“Le prove sono la via più semplice per condurre chi ascolta (o legge nel nostro caso) a cambiare opinione”. (Aristotele, 384 a.C. – 322 a.C.)

Secondo alcuni studi sperimentali, si hanno buone possibilità di ottenere effetti persuasivi facendo interagire tra loro i tre elementi della comunicazione: fonte, messaggio, ricevente.

1. Fonte emittente: Chi scrive o parla deve esse percepito dal ricevente come fonte credibile. Una fonte risulta credibile quando rispetta le massime di Grice e si dimostra:

  • Competente,
  • Esperta,
  • Affidabile,
  • Sincera.

Altro elemento indispensabile è la fiducia che il ricevente ripone nella fonte emittente: “perché mi comunica questo?”. Il ricevente deve essere messo in condizioni di comprendere che “quel messaggio” è stato pensato appositamente per lui. Mentre sfoglia un documento alla ricerca ad esempio di un’istruzione o un messaggio utile, il ricevente si forma delle aspettative rispetto al contenuto e di conseguenza rispetto alla fonte.

Quando la fonte Allora
  • sostiene una posizione in linea con quella attesa
  • può risultare sincera ma scarsamente persuasiva
  • sostiene una posizione diversa da quella attesa e apparentemente contro i propri interessi
  • acquista maggiore potere persuasivo
  • è persuasiva e risulta credibile
  • è in grado di influenzare l’atteggiamento del ricevente,
  • il ricevente integra la nuova opinione nel sistema di credenze e valori preesistente

2. Messaggio: stile e struttura di presentazione. Un messaggio persuasivo dovrebbe:

  • favorire la comprensione e la memorizzazione dei contenuti,
  • evidenziare i vantaggi derivanti dalla sua accettazione,
  • evidenziare gli svantaggi nel caso in cui non venga accettato. I testi possono essere compresi più facilmente se sono introdotti da un titolo poiché questo consente al lettore di:
  • farsi un’idea del contenuto,
  • costruirsi uno schema che guida la comprensione.
Quando il messaggio  E Allora
  • è unilaterale,
  • insiste sulla tesi da fare accettare
  • viene percepito maggiormente vantaggioso per la fonte
  • aumentano le distanze
  • si rafforzano le opinioni originali del ricevente
  • non vi sono grandi cambiamenti di opinione
  • propone tesi alternative (confutabili)
  • viene percepito NON vantaggioso per la fonte
  • è in grado di provocare maggiori cambiamenti di opinione

Hovland, Lumsdaine e Sheffield – 1949 (Yale)

Il messaggio deve o dovrebbe riflettere il più possibile il modello mentale del ricevente. Una cosa è rivolgersi ad un tecnico specializzato, cosa ben diversa è rivolgersi ad utenti inesperti. Vi sono elementi che possono determinare una comunicazione non simmetrica in grado di compromettere la qualità della relazione tra fonte-emittente e destinatario-ricevente:

  • Termini tecnici specifici:
    • aiutano coloro che lavorano in quel determinato settore,
    • possono risultare incomprensibili a tutti gli altri.
  • Falsi tecnicismi:
    • sono polvere negli occhi,
    • creano confusione,
    • disorientano il ricevente.
  • Frasi troppo lunghe:
    • trasformano il messaggio in un fantasma comunicativo,
    • pochi le leggeranno in modo completo,
    • solo alcuni le comprenderanno.
  • Forme negative:
    • sono meno comprensibili,
    • implicano un carico cognitivo maggiore,
    • risultano più difficili da comprendere. Questa difficoltà aumenta in condizioni di attenzione limitata.

3. Ricevente: possiede buone capacità di resistenza alla persuasione.

Ogni individuo ha opinioni, credenze, valori e atteggiamenti propri che lo inducono a mettere in atto determinati comportamenti. Persuadere un individuo attraverso un messaggio o una singola istruzione non è semplice e tantomeno scontato. Il ricevente è spesso diffidente e ritiene che:

  • certe cose possano capitare solo ad altre persone meno “esperte” di lui,
  • leggere messaggi-istruzioni sia inutile (“prima di leggere provo a fare qualcosa io…”),
  • seguire le indicazioni presentate comporti un inutile spreco di tempo.
Quando il ricevente Allora
  • percepisce i comportamenti raccomandati come efficaci per fronteggiare la minaccia
  • si fida della fonte,
  • legge e si attiene a messaggi o istruzioni,
  • percepisce che il problema è grave,
  • si sente vulnerabile rispetto ad esso,
  • si sente preparato per affrontarli,
  • è motivato ad attuare comportamenti di protezione

Pre-persuasione

Prima di descrivere alcune strategie della persuasione dobbiamo necessariamente attraversare i territori della pre-persuasione.

Le informazioni contenute in un testo visivo devono essere presentate in modo da produrre effetti pre-persuasivi sul ricevente, devono cioè essere in grado di influenzarlo inconsciamente, dirigendo i suoi pensieri e le sue prese di decisione attraverso quello che viene chiamato “effetto framing”.

In questa fase la fonte emittente:

  • presenta i dati in modo tale da facilitare la presa di decisone del ricevente,
  • non dice cosa pensa,
  • non dice cosa vuole pensi il destinatario.

La fonte emittente influenza e dirige i pensieri del ricevente presentando le informazioni come vere. Per fare questo la fonte emittente può utilizzare:

  • esche:
    • immagini di oggetti, colori, o altro in grado di fornire un contrasto fra due possibili alternative,
    • insinuazioni: informazioni presentate in maniera tale da essere ritenute vere.
  • fattoidi:
    • affermazione di un fatto che non viene sostenuto da prove evidenti (perché falsa o perché non è possibile ottenere prove a sostegno dell’affermazione), ma è presentata in maniera tale da essere ritenuta vera. I fattoidi possono avere un effetto molto potente sulle nostre opinioni ed azioni, allo stesso tempo sono rischiosi in quanto, se smascherati, possono rendere la fonte non affidabile.

Persuasione

Nel caso della comunicazione tecnica la persuasione non mira quindi a persuadere il ricevente ad acquistare un prodotto ma vuole persuaderlo a mettere in atto un comportamento corretto.

Recenti studi hanno rilevato che presentare dati attraverso informazioni numeriche, come ad esempio dati percentuali, non stimola sufficientemente e non coinvolge emotivamente il destinatario. Le persone hanno difficoltà a tradurre i numeri in significati.

Ad esempio: affermare che un vaccino potrebbe uccidere 200 persone su 600 in un villaggio è molto diverso dall’affermare che quel vaccino potrebbe salvare 400 persone su 600. La percezione cambia, il risultato no.

Molto meglio quindi presentare informazioni attraverso scritte verbali o iconografie. Secondo l’euristica dell’affetto (affect) quando lo stimolo (la percezione del messaggio) produce un’emozione:

  • positiva: la persona non cambia opinione e mantiene quello stato delle cose,
  • negativa: la persona cambia opinione e mette in atto un comportamento atto a ridurre quella emozione.

La teoria del prospetto afferma che le persone forniscono risposte diverse a diverse formulazioni del problema, in funzione del proprio:

  • potenziale (frame) di perdita: risultato efficace nella promozione delle mammografie, test HIV, altro.
    • In questo caso la perdita è notevole: si rischia la morte.
    • Il destinatario mette in atto un comportamento di individuazione: controllo dello stato di salute.
  • potenziale (frame) di guadagno: risultato efficace nell’uso preventivo di creme solari, altro.
    • In questo caso il guadagno è una protezione contro i raggi del sole.
    • Il destinatario mette in atto un comportamento di prevenzione: mantenimento dello stato di salute.

La percezione di un pericolo è una predisposizione innata a cui il ricevente associa un significato. La paura è un apprendimento condizionato.

Per dare un significato ad un messaggio e prima di modificare il proprio comportamento, il ricevente deve tradurlo in un valore di rischio individuale: qual è il mio rischio?

Sette strategie per persuadere il ricevente

Riporto alcuni concetti che, in qualche modo, si legano alla comunicazione tra fonte-emittente e destinatario-ricevente.

Semplificazione Attraverso la semplificazione (es. dei messaggi) il destinatario aumenta la propria motivazione, la propria autostima e si sente piò efficace (più bravo) quando porta a termine una azione
Indirizzamento Guidare il destinatario passo-passo attraverso una serie predefinita di azioni
Personalizzazione Le persone mostrano interesse per i messaggi che sembrano creati appositamente per loro
Suggerimento Trovare il momento o lo spazio visivo più idonei per comunicare un messaggio
Automonitoraggio (meno rilevante) Controllare e analizzare una determinata caratteristica trasmettendo un feedback
Monitoraggio Quando una persona si sente “osservata” tende a rispettare norme sociali di comportamento

Condizionamento operante

Per modificare il comportamento e persuadere il destinatario, si possono mettere in atto azioni “premianti” in modo da aumentare la probabilità che certi comportamenti vengano ripetuti

Conclusioni

Termina qui questo mio lungo percorso, iniziato con una pioggerellina di idee e trasformatosi in un diluvio di informazioni organizzate secondo schemi mentali personali.

Se comunicare significa trasmettere un contenuto tramite un atto enunciativo, questo documento possiede, a tutti gli effetti, una funzione comunicativa:

  • cognitiva,
  • relazionale,
  • partecipativa,
  • connessa all’azione.

Mi scuso già da ora per eventuali errori o per eventuali, assolutamente involontari, stravolgimenti di concetti.

L’ampia bibliografia da cui ho attinto resta, in ogni caso, il primo riferimento per coloro che intendessero approfondire gli argomenti presentati in questo elaborato. Con la speranza di aver composto un elaborato coerente e di aver fornito argomenti di interesse, mi congedo  con queste parole di Calvino:

“ A cavallo del nostro secchio, ci affacceremo al nuovo millennio, senza sperare di trovarci nulla di più di quello che saremo capaci di portarci”.

Bibliografia semplificata:

  • Lotto e Rumiati, 2007 – Introduzione alla psicologia della comunicazione (il Mulino)
  • Yvonne Bindi, 2017 – Language design (Apogeo)

Qui il link al documento completo: http://wp.me/pYL2M-dV

La mia tesi di laurea: STORIE TESTACODA® – Medicina narrativa per pendolari dell’immaginazione

Due marzo duemiladiciassette: questa data rappresenta la conclusione della mia esperienza di papà/lavoratore/studente presso UNIMORE (Università degli studi di Modena e Reggio Emilia). In questa data ho conseguito la Laurea Triennale in Scienze della Comunicazione dopo tre intensissimi anni di studio, nuove esperienze e momenti indimenticabili.

Avrei migliaia di parole e centinaia di righe da digitare ma alcune emozioni sono difficili perfino da descrivere, per questo motivo riporterò soltanto:

  1. un commento di Tullio De Mauro che ritengo valido per tutti coloro che si occupano di scrittura e di comunicazione, compresa quella tecnica:
    “Quando dobbiamo costruire un discorso ci troviamo dinanzi in uno stesso momento le cose da dire, le persone cui vogliamo rivolgerei, i motivi per cui vogliamo o dobbiamo parlare o scrivere, i mezzi espressivi di cui disponiamo, le condizioni dell’ambiente in cui ci prepariamo a esprimerci, il tempo e lo spazio disponibili ecc.: uno stretto intreccio dal quale occorre cercare di estrarre il discorso più adeguato a ciò che serve.” (Tullio De Mauro – Guida all’uso delle parole – 1980, 120)
  2. la mia tesi di laurea: STORIE TESTACODA® – Medicina narrativa per pendolari dell’immaginazione.
    Con il termine Narrative Medicine (Medicina Narrativa) si intende una pratica medica che non sostituisce la medicina tradizionale ma la affianca per comprendere al meglio le complesse situazioni narrative che si creano tra i pazienti e tutti i soggetti in relazione con loro: medici, infermieri, operatori sanitari.
    In questo contesto ho ritenuto possano trovare uno spazio, anche piccolo, le mie STORIE TESTACODA®.

Avrei potuto scegliere di lavorare ad una tesi con argomenti che tratto quotidianamente come la redazione tecnica o altri che ho trattato in passato ma ho deciso, ancora una volta, di affrontare temi ed argomenti nuovi, argomenti in grado di aprire la mia mente il mio cuore ed i miei occhi su nuovi mondi, nuove esperienze, nuovi orizzonti, nuovi sogni…

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Un doveroso ringraziamento va alla Dott.ssa Uboldi Sara, grazie a lei ho scoperto la Narrative Medicine (Medicina Narrativa) ed ho potuto realizzare le nuove STORIE TESTA CODA® geometriche (scaricabili gratuitamente qui)

Colgo l’occasione per ringraziare inoltre Casina dei Bimbi e Claudia Nasi (Fondatrice e Presidente) per la disponibilità e la condivisione di alcuni materiali.

 

 

E tu? Quanti Padiglioni hai visitato ad EXPO2015?

Ciao, anche tu hai visitato EXPO2015?
Allora puoi partecipare a questo sondaggio fatto di poche e semplici domande a risposta multipla.

SCOPO: capire come è cambiata, da Maggio ad Ottobre, l’efficacia del biglietto di ingresso in funzione dei Padiglioni che hai visitato.

Se vuoi, passa parola.
NB: compila il questionario per ogni giorno che hai trascorso ad EXPO, ad esempio: hai visitato EXPO in 3 giorni diversi? Allora compila il questionario 3 volte, una per ogni giorno.

Grazie!

Dati disponibili ad oggi

Questo sondaggio nasce in parte per curiosità personale, in parte per mettere in pratica alcuni aspetti della statistica che sto apprendendo.

L’obiettivo è quello di recuperare ed aggiungere una informazione ad oggi mancante: capire quanti padiglioni hanno visitato con il loro biglietto i visitatori durante questi mesi.

Il biglietto acquistato a Maggio ha lo stesso valore e la stessa efficacia di quello acquistato ad Ottobre (anche scontato)?
Ce lo diranno i dati, o almeno lo spero.

Dal “vino veritas” alle “etichette veritas” per un Consumatore informato

veritasVino vegano o vino per vegani?
Perché mai specificarlo?
Questa è la domanda che mi pongo quando, aprendo il frigorifero, leggo “Vegan?” sul cartellino verde appeso al collo di una bottiglia di vino.
Incuriosito osservo meglio: la scritta sul cartellino è bianca con il baffo destro della V che termina con una panciuta ed appuntita fogliolina.
Sopra la scritta, a destra, una piccola coccinella (!?) tricolore sembra voler garantire l’italianità del prodotto … o quella del marchio (registrato) “Vegan”?
Sollevo il cartellino e ritrovo, più piccola e in verde, la scritta “Vegan” (senza punto interrogativo) nella parte alta della  gradevole etichetta anteriore e la coccinella tricolore nel cartellino che fascia la base del collo e che riporta una serie di numeri.
Ruoto la bottiglia e, sotto la dicitura “PRODOTTO CERTIFICATO”, la scritta “Vegan” ha assunto le sembianze di un logo dove, al centro della V iniziale, è cresciuto un fiore.

Il logo “Vegan®” è affiancato da un ulteriore marchio-di-qualità e svolge bene la sua funzione, la sensazione infatti è quella di avere tra le mani un prodotto genuino.

La curiosità è tanta, un paio di click e scopro su questo sito che: Esistono sul mercato diversi marchi privati che identificano la caratteristica “vegan”. Si tratta normalmente di marchi di proprietà di persone fisiche, associazioni o strutture private che vengono concessi in uso ai produttori di vino in base a specifici regolamenti interni. Questi marchi hanno lo scopo di comunicare al consumatore in modo immediato e intuitivo la caratteristica vegan del vino. Alcuni marchi sono più noti, altri meno, ma in generale in ogni Paese esistono uno o più marchi che comunicano la caratteristica “vegan” del prodotto.”

Bene, tutto molto interessante, ma il mio quesito iniziale rimane: perché un vino vegano o per vegani?
Un vino non dovrebbe essere genuino, naturale e quindi sempre adatto anche ai vegani?
A ben guardare, ad eccezione del logo e delle scritte “Vegan”, le informazioni riportate in etichetta sono simili, se non uguali, a quelle di molti altri vini “non-Vegan” presenti sugli scaffali di supermercati o negozi:

  • tipo di uve
  • caratteristiche del vino
  • temperatura di servizio
  • prodotto in Italia, ecc.

Cerco di altre informazioni: Differenze tra prodotti per vegetariani e prodotti per vegani

  • I prodotti destinati ai vegetariani non devono contenere carni, di qualunque tipo, e più in generale ingredienti o loro derivati ottenuti dall’uccisione diretta di animali. In questa accezione, quindi, il vino è un prodotto idoneo al consumo da parte dei vegetariani solo quando non contiene nessuno degli ingredienti vietati né loro derivati, come possono essere la colla di pesce o di ossa o la gelatina animale.
  • Nei prodotti destinati all’alimentazione vegana, invece, oltre al divieto di utilizzare carni e loro derivati è vietato anche l’impiego di derivati di origine animale non necessariamente ottenuti dall’uccisione di animali, usati come ingredienti, ma anche come additivi o come coadiuvanti tecnologici. Per questo, per produrre un vino vegano, è vietato l’impiego di qualsiasi tipo di derivato di origine animale, come sono ad esempio l’albumina d’uovo, la caseina o i caseinati, l’ovoalbumina e la lisozima da uovo, che possono invece essere impiegati nelle produzioni “vegetariane” e nelle produzioni convenzionali.

Grazie alle produzioni convenzionali e/o “vegetariane” potremmo quindi ritrovare nei nostri bicchieri diverse sostanze (o residui) che però non troviamo indicati in etichetta.
Perchè? La risposta probabilmente è a portata di mano: perchè Direttive e Regolamenti non lo richiedono …

Dopo aver chiarito l’utilizzo ed il significato della dicitura e del marchio “Vegan” sono piuttosto soddisfatto e curioso di assaggiare il “mio” vino, poi però … qualcosa non torna.
Eh sì, anche nel “mio” vino “Vegan” ritrovo la dicitura “CONTIENE SOLFITI” che produce una forte dissonanza con l’idea che mi sono appena costruito e con quello che vuole rappresentare, almeno all’apparenza, questo prodotto.
A questo punto la domanda è d’obbligo: considerando che i solfiti naturali (prodotti dalle uve) NON sono da indicare in etichetta e che per i vini vegani non vengono utilizzati additivi animali, cosa contiene davvero questo vino?

CONTIENE SOLFITI … cioè?

Diciture come “CONTIENE SOLFITI” pur rispettando Direttive, Normative e Regolamenti risultano ancora troppo generiche e lasciano spazio a vari interrogativi oltre che ad ampi “spazi di manovra”.
Solfiti? Perché?
Di che tipo?
In quali quantità?

ALTRE DOMANDE, qualche dubbio e nuovi approfondimenti qui:

• Cosa sono i solfiti?
I solfiti sono molecole formate dall’unione del solfito, uno ione negativo composto da zolfo e ossigeno, con altri atomi.

• Si tratta di sostanze naturalmente presente nel vino o di additivi?
L’anidride solforosa è presente in natura e anche la fermentazione effettuata dai lieviti presenti sulla buccia dell’uva può generare fino a 40 mg/l di solfiti.
Nella produzione di vino, tuttavia, particolari solfiti (specie il bisolfito di sodio) sono frequentemente aggiunti in vari momenti e con diversi scopi.

• Dove possiamo trovarli?
Un po’ ovunque, non solo nel vino, guarda la tabella presente qui.

INFINITE VARIETA’ MA LE SOLITE INFORMAZIONI

Bianco, rosso, rosato, frizzante, fermo, amabile, dolce, secco, brut, fermentato in bottiglia, novello, invecchiato in botte, Bio, naturale, eccetera eccetera eccetera.
Potremmo continuare quasi all’infinito eppure solo in queste parole, poco più di una riga di testo, sono rappresentate le caratteristiche di migliaia di vini italiani, ognuno con le proprie qualità, le proprie caratteristiche il proprio contenuto.
Nonostante questa incredibile varietà di prodotti le informazioni presenti in etichetta, ovviamente regolamentate da Direttive, Normative e Regolamenti, sono generiche e si somigliano un po’ tutte.

L’ESEMPIO DELL’ACQUA

L’acqua ha un ruolo fondamentale nella nostra alimentazione quotidiana e, proprio per questo, l’acquistiamo anche in funzione delle sue caratteristiche (es. oligominerale, frizzante, naturale, ecc.) e del suo contenuto (es. povera di sodio, calcio, ecc.).
Le etichette incollate sulle bottiglie dell’acqua riportano diversi dati, dalle quantità degli ”elementi” ai valori delle “analisi chimiche” alle qualità nutritive.
Domanda: se per un elemento “naturale” come l’acqua è indispensabile fornire indicazioni così precise perché non farlo, a maggior ragione, per un prodotto “lavorato” come il vino dove additivi e sostanze sono presenti o aggiunte?

Da un lato potremmo ritrovarci con vini dalle etichette più GRANDI (forse meno raffinate e più costose), dall’altro avremmo un consumatore maggiormente informato in grado di compiere scelte consapevoli e di qualità.

Nessuna campagna contro solfiti o altri additivi quindi, il loro utilizzo è in qualche modo giustificato, ma una semplice constatazione come consumatore desideroso di poter contare su informazioni più dettagliate.
NON SOLO VINO: oltre al vino acquistiamo ogni giorno diversi alimenti affidandoci ad informazioni generiche (a volte illusorie o “di moda”) ed ignorando la quantità di sostanze ingerite senza esserne pienamente consapevoli.

In mancanza di informazioni, ci affidiamo spesso all’aspetto esteriore del prodotto con il rischio di scoprire, solo in un secondo momento, che un prodotto accattivante o bello a vedersi non sempre è anche buono o salutare.

In vino veritas” (nel vino è la verità) e “un bicchiere di vino fa buon sangue” sono soltanto alcuni degli antichi detti popolari legati al vino e alle sue tradizioni e ritengo sia doveroso fornire informazioni dettagliate, veritiere e perchè no verificabili in qualche modo.

Chi produce vino o altri prodotti di qualità, uscendo allo scoperto, non può che ottenere vantaggi da una informazione onesta, trasparente, chiara, distaccandosi da coloro che qualcosa da nascondere lo hanno.

Fortunatamente nel nostro paese possiamo contare su produttori seri e competenti in grado di produrre vini eccezionali di ottima qualità che tutto il mondo apprezza, ci invidia e tenta di copiare.

In un mercato dove i furbi (persone) mischiano le carte e i falsi (prodotti) confondono le idee, il consumatore è un patrimonio inestimabile e come tale deve essere informato al meglio, magari proprio tramite una “etichetta veritas” abbinata ad un prodotto sano che non ha nulla da nascondere ma tanto da offrire.

Ben vengano le certificazioni, obbligatorie o volontarie, i loghi, da quello Bio a quello Vegan a tutti gli altri, ben venga tutto ciò che può essere garanzia (vera) di qualità ed indichiamo in dettaglio cosa realmente versiamo nei nostri  bicchieri.

Prendiamo spunto dall’acqua, arriviamo al vino ed estendiamo le “etichette veritas” ai prodotti che ogni giorno ingeriamo con i rispettivi additvi nascosti dietro diciture troppo generiche.
Il Consumatore siamo tutti NOI.

PS: il “mio” vino “Vegan” non era davvero niente male e … nessun mal di testa.

Approfondimenti e Normative:

Riporto inoltre:

  • le regole generali per la Sicurezza dei prodotti  (la normativa comunitaria assicura una tutela elevata ed uniforme della salute e della sicurezza dei consumatori) e l’ATTO rilevante ai fine SEE.
  • Alcuni estratti da tali Direttive:
    • Requisito generale di sicurezza
      • La direttiva impone un requisito generale di sicurezza per ogni prodotto immesso sul mercato e destinato al consumo o che possa essere usato dai consumatori, compresi i prodotti utilizzati dai consumatori nell’ambito di un servizio.
      • Un prodotto è sicuro quando non presenta alcun rischio oppure presenta unicamente rischi ridotti (compatibili con l’impiego del prodotto) e accettabili nel contesto di un’elevata tutela della salute e della sicurezza delle persone.
    • Trasparenza:

      • Le informazioni sui rischi legati ai prodotti devono essere accessibili al pubblico.
        Il segreto professionale è limitato ai casi debitamente giustificati.
    • Obblighi di fabbricanti e distributori
      • I fabbricanti devono immettere sul mercato prodotti che soddisfino il requisito generale di sicurezza.
        Essi devono inoltre:
        fornire al consumatore le informazioni pertinenti alla valutazione dei rischi connessi con l’uso di un prodotto quando questi ultimi non siano immediatamente percepibili.

Comunicazione tecnica N.0 : quando a migrare è il linguaggio tecnico

Esseri umani, culture, destini, speranze, gesti, volti, sguardi, smorfie, voci, parole, lingue e linguaggi.

Questi sono soltanto alcuni degli ingredienti di un cambiamento in atto, cambiamento che si rifletterà inesorabilmente anche sul mondo della comunicazione, dal semplice cartello appeso sul bus al documento dell’ente pubblico rivolto al cittadino.

Cosa c’entra tutto questo con il linguaggio tecnico?
Come possono avere punti di collegamento migrazione e comunicazione tecnica in Italia?

Partendo da tre semplici definizioni del termine migrazione (fonte Treccani online) cercherò di spiegare in modo metaforico come vedo, dal mio piccolo punto di osservazione, il futuro della comunicazione tecnica.

1. Def. Migrazioni umane : Spostamento, definitivo o temporaneo, di gruppi da un territorio a un altro, da una ad altra sede, determinato da ragioni varie, ma essenzialmente da necessità di vita.
Commento personale: Migrazioni umane: Assistiamo oggi ad un costante ed irreversibile flusso migratorio destinato a cambiare, nonostante tutto e nonostante tutti, il l’Italia e l’Europa del futuro.
Inevitabilmente dovremo cambiare il nostro modo di ascoltare, spiegare e fare comunicazione, anche quella tecnica, adeguandola a nuovi standard ad oggi indefinibili.

2. Def. Geografia fisica : Fenomeno di spostamento di entità varie.
Commento personale: Si sposteranno entità fisiche, ma non solo.
Si sposteranno esseri umani ma, allo stesso tempo, si sposteranno ideologie, culture, concetti, parole, significati.

3. Def. Biologia e medicina : L’ascesso migrante è quello freddo, che dalla primitiva sede di formazione si sposta per gravità, seguendo le vie di minore resistenza.
Commento personale: Seguendo le vie di minore resistenza alcuni termini prenderanno il sopravvento mentre altri scompariranno o cadranno in disuso.

Nuovi scenari nel medio periodo

Il linguaggio tecnico e la comunicazione in generale dovranno forzatamente adeguarsi ai nuovi standard, tenendo conto dei cambiamenti e del nuovo profilo dell’utente medio.
La via più immediata e semplice potrebbe rivelarsi quella di sostituire i testi con immagini anche se prestiti, calchi e neologismi favoriranno la nascita di nuove parole e di nuovi linguaggi, forse più semplici o realmente più poveri, in grado di generare un nuovo italiano standard.
Vecchie parole e vecchi linguaggi migreranno verso nuovi termini e nuovi significati in tutti i settori della comunicazione.

  • Linguaggio tecnico scientifico
    Grazie all’utilizzo di termini molto specifici e concetti complessi rivolti ad esperti del settore, il linguaggio tecnico scientifico sarà investita probabilmente solo in parte da questi cambiamenti.
  • Linguaggio settoriale
    Il linguaggio settoriale potrebbe seguire strade differenti.
    Se nel settore aerospaziale, ad esempio, si utilizzano termini specifici e si tenta di semplificare la comunicazione attraverso linguaggi come il Simplified Technical English, nel settore delle macchine agricole, dove i lavoratori stranieri sono numerosi, la semplificazione del linguaggio e dei termini è una vera necessità.
  • Linguaggio per l’utente medio
    Il linguaggio utilizzato per comunicare con l’utente medio sarà probabilmente il settore con le maggiori criticità.
    Ricadono in questo ambito tutte le informazioni rivolte al cittadino relative ad attività svolte nel quotidiano come ad esempio le istruzioni d’uso per elettrodomestici (dal più piccolo al più grande).
    Allo stesso modo dovrà adeguarsi ai futuri nuovi standard anche la pubblicità.
  • Enti pubblici e servizi al cittadino
    A partire dai semplici avvisi nei locali o sui mezzi pubblici per arrivare alla burocrazia degli enti comunali, tutto il settore dovrà compiere uno sforzo enorme per adeguarsi alle nuove realtà. Semplificare i tanti documenti scritti attualmente in “legalese” e renderli accessibili e comprensibili al nuovo cittadino medio sarà la sfida più importante.

Comunicazione tecnica N.0

Se il web 1.0 è ormai un lontano ricordo, la comunicazione 2.0 ha portato un dinamismo carico di nuove opportunità dove, oggi, la tendenza è quella di osare sempre più arrivando a parlare di 3.0, 4.0 ed oltre.
Ma cosa significano in concreto queste cifre? Nulla o poco più.
Tanto vale allora parlare di comunicazione N.0 (ennepuntozero) dove ciascuno può attribuire ad “N” qualsiasi valore o significato, “N” possibilità di scelta.

La situazione oggi (fonte http://www.programmaintegra.it )

La lingua parlata prevalentemente in famiglia è l’italiano per il 38,5% degli stranieri di sei anni e più, tra le donne questa quota raggiunge il 45,7%, rispetto al 29,7% degli uomini, ma sono soprattutto i minori, di età compresa tra i 6 e i 17 anni, a parlare italiano in famiglia (47,3% contro il 36,8% dei maggiorenni).L’uso della lingua italiana nei luoghi di lavoro accomuna invece oltre il 90% degli stranieri, a prescindere dalla lingua e dal Paese di origine.

La maggior parte dei migranti giunti in Italia prima del compimento dei 16 anni dichiara di non avere alcuna difficoltà a leggere (73,3%) e a scrivere (71,8%) in italiano.
Sono oltre la metà, invece, gli stranieri che entrati in Italia a 35 anni o più manifestano difficoltà a comprendere e parlare l’italiano (rispettivamente 52,2% e 55%).

Infine, per ciò che riguarda l’accesso alle informazioni, l’indagine rileva che il 37,5% dei cittadini migranti ha difficoltà a comprendere il telegiornale in lingua italiana, mentre il 39% ha invece difficoltà nell’interagire al telefono con persone di lingua madre italiana e negli uffici pubblici.

E domani?

I recenti flussi migratori scombineranno queste percentuali e, ancora una volta, la comunicazione avrà un ruolo fondamentale per favorire l’integrazione tra persone, culture e linguaggi differenti.
La contaminazione con nuove lingue e nuovi linguaggi porterà una ulteriore evoluzione della lingua italiana dove assi e variabili ricollocheranno l’italiano standard del futuro.
I cambiamenti avverranno prima attraverso la lingua parlata e successivamente nei dizionari e nei documenti scritti.
Nascerà un nuovo linguaggio, un nuovo italiano standard comprensibile dalle vecchie e dalle nuove generazioni.
Da qualche tempo anche in Italia si parla di un linguaggio semplificato, paragonabile al Simplified Techncial English e prende il nome di Italiano Tecnico Semplificato:

Impossibile definire oggi scenari e standard futuri, possibile però fare alcune ipotesi con una sola certezza: dopo le masse umane anche le parole affronteranno e supereranno barriere e preconcetti migrando verso una comunicazione tecnica N.0.

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Ingegneria sociale: applicabile anche alla comunicazione tecnica?

sardegna lampo RITAGLIATOIngegneria sociale: questo termine ha catturato la mia attenzione durante l’intervento di Carlo Freccero al recente Festival della comunicazione di Camogli.

Pensati per carpire informazioni personali, gli studi di Ingegneria sociale sono utilizzati per “lavorare” a livello inconscio sul singolo individuo ma anche per ottenere il controllo delle masse (es. in politica) sfruttando alcune caratteristiche del carattere umano come ad esempio: pigrizia, buona fede, superficialità.

L’ingegneria sociale assume spesso una accezione negativa e l’Ingegnere sociale viene visto come un abile hacker che recupera informazioni e dati personali di un singolo individuo con l’intento di manipolarlo.

Se nell’immaginario collettivo il termine Ingegneria sociale fa rima con cyber-crimini, truffe e roba simile, lo scopo dell’Ingegnere sociale è quello di conoscere, scoprire, informare, divulgare ma NON distruggere o danneggiare.

L’Ingegnere sociale sceglie la vittima e, dopo una analisi preliminare:
• ottiene informazioni di base,
• costruisce l’attacco,
• sferra l’attacco,
• mette in atto strategie di fuga,
• predispone eventuali contromosse.

Le informazioni di base possono essere recuperate ovviamente online ma anche in altri modi (rovistando tra i rifiuti, contattando direttamente la vittima, ecc).

In ogni caso l’Ingegnere sociale sfrutta la pigrizia o l’ingenuità della potenziale vittima (es. dati sensibili disponibili in rete).
In rete si possono trovare riferimenti e documenti che illustrano le varie tecniche ed i campi di applicazione dell’Ingegneria sociale con le relative tecniche di difesa:
http://amslaurea.unibo.it/2701/1/melis_andrea_tesi.pdf
http://www.navigaweb.net/2012/08/tecniche-di-ingegneria-sociale.html.

L’argomento è molto vasto ed interessante e ritengo che alcune tecniche possano essere esportate in anche nel settore della comunicazione tecnica (es. manualistica tecnica o informazione scientifica) per :
• identificare le caratteristiche del potenziale utente/utilizzatore,
• individuarne le abitudini (es. l’utente esperto non legge le istruzioni ma procede a suo modo),
• scoprirne le esigenze (cosa gli serve o cosa vorrebbero trovarsi tra le mani)
• informarlo in modo adeguato.

Le informazioni recuperate attraverso tecniche di Ingegneria sociale (e quindi a livello inconscio) possono rivelarsi più credibili e veritiere di quelle raccolte con strategie quali questionari o interviste (vedi gli strumenti per la raccolta dati) e potrebbero fornire indicazioni necessarie per costruire documenti più vicini alle esigenze reali dell’utente/utilizzatore finale.

Allo stesso modo si potrebbero applicare alcune di queste tecniche in altri svariati ambiti, compresi quelli sconfinati della sicurezza.

Scarica qui la Mappa mentale “Sicurezza e Privacy”

Mappe mentali “Internet” e “Sicurezza & Privacy”

Virus, WORM, SPAM, Cookies, Crittografia ed altro.
Internet, Web, Information Retrieval, Indirizzo IP, ed altro.

Le due mappe mentali “Internet” e “Sicurezza & Privacy” che trovi di seguito e che puoi scaricare gratuitamente, rappresentano uno strumento di studio che ho realizzato per sostenere l’esame Universitario di “Tecnologia della Comunicazione” (I° Anno – primo semestre).

Sono state realizzate sulla base di appunti personali e testi previsti dal corso di studio.
Mi scuso fin da ora per eventuali errori o concetti non chiari.

I materiali consigliati dai docenti restano in ogni caso i riferimenti ufficiali cui attenersi per lo studio.
Lo scopo di queste mappe è quello di fornire i concetti base.

Scarica PDF : Mappa mentale Internet (1969)
Scarica PDF : Mappa mentale Sicurezza & Privacy