Comunicatori Tecnici “Influential”

La professione del Comunicatore Tecnico evolve e si trasforma istante dopo istante inseguendo, affiancando o anticipando tecnologie, prodotti o qualsiasi altro elemento che dovrà essere:

  • ideato,
  • prodotto,
  • assemblato,
  • testato,
  • pubblicizzato,
  • venduto,
  • imballato,
  • spedito,
  • installato,
  • utilizzato,
  • regolato,
  • conservato,
  • riparato,
  • dismesso,
  • smaltito,
  • riciclato.

Prima, durante e dopo questo lungo ciclo di vita il Comunicatore Tecnico dovrà essere in grado di trovare la soluzione comunicativa più efficace garantendo:

  • semplicità (che non significa banalità),
  • chiarezza,
  • qualità,
  • sicurezza.

Condividere esperienze, idee e proporre soluzioni è, oggi, fondamentale per confrontarsi in un mondo sempre più complesso ed offre la possibilità di divenire un vero e proprio punto di riferimento.
Qualcuno si mette in gioco più di altri e questi sono gli interessanti risultati finali:

The Most Influential Technical Communicator Bloggers
https://mindtouch.com/resources/the-most-influential-technical-communicator-bloggers

Segnalo inoltre queste sette semplici ma fondamentali regole legate al nome del terzo classificato Scott Abel:

Seven Habits of Highly Effective Technical Writers
http://thecontentwrangler.com/2017/03/07/seven-habits-highly-effective-technical-writers/

Il peso delle informazioni

istruzioni-pesoL’acquisto di una stampante multifunzione è una pratica entrata nelle abitudini e nelle voci di spesa delle “nuove famiglie digitali”.
La digitalizzazione dei tanti documenti che ci riguardano (bollette, contratti, fotografie, ecc…) rende la stampante multifunzione un accessorio indispensabile anche in ambito casalingo, un bene di consumo più o meno duraturo…

Quale stampante scegliere?

Le risposte potrebbero essere tutte e nessuna.
Alcuni puntano esclusivamente sul prezzo più basso o all’offerta del momento, altri puntano diretti alla marca o al modello consigliato dall’amico.
Ovviamente ciascuno è libero di seguire il proprio “credo” anche se la cosa più semplice è quella di partire da una domanda più precisa:
Quale stampante multifunzione “mi serve”?

Dipende, probabilmente avremo più risposte e diversi dubbi, in funzione di quello che dovremo fare (stampare foto, scannerizzare, fare fotocopie, ecc).

Se non siamo molto esperti in materia e siamo alla ricerca di un prodotto per un utilizzo medio con un buon rapporto qualità-prezzo, la rete è certamente il primo strumento utile per chiarie alcuni dubbi ma, a volte, può avere un effetto contrario.

Il vantaggio della rete è quello di offrirci una marea di prodotti, dati tecnici, recensioni, oltre che la possibilità di acquistare comodamente da casa.
La rete presenta però anche qualche svantaggio, ad esempio:

  1. confonde le idee a fronte di pareri contrastanti,
  2. propone prodotti che non sempre trovo in negozio.

Il mio consiglio, per coloro che acquistano la stampante multifunzione direttamente in negozio, è quello di iniziare dalle informazioni presenti sull’imballo che contiene il prodotto mettendoli a confronto tra loro.
Seguendo questa logica nei giorni scorsi mi sono recato presso un noto centro commerciale per acquistare una nuova stampante multifunzione (getto d’inchiostro) per utilizzo “casalingo” .
In bella mostra trovo tre antagoniste del mercato, tutte in “OFFERTA” allo stesso prezzo e apparentemente equivalenti.

Le informazioni sul volantino non sono però esaustive così mi affido alle informazioni riportate con simboli e testi sui relativi imballi.
Dopo un primo confronto sembrano davvero molto simili in termini di prestazioni seppure con tecniche differenti (2 cartucce, 4 cartucce, ecc..).
Non troppo soddisfatto inizio a leggere le prestazioni di altri prodotti posti a scaffale ma NON in OFFERTA (!).
Alcune informazioni chiare e ben visibili attirano la mia attenzione:

  • numero di pagine stampabili: superiore ai tre prodotti in offerta,
  • costo stampe/ricariche: vantaggioso rispetto ai tre prodotti in offerta
  • qualità scansione: superiore a tre prodotti in offerta,
  • qualità di stampa equivalente ai tre prodotti in offerta,
  • collegamento tramite wi-fi e/o USB (una in offerta non aveva wi-fi),
  • possibilità stampa da smartphone (solo una delle tre in offerta),
  • due cartucce/ricariche,
  • prezzo di questo prodotto a scaffale… non esposto.

Mi informo e, con non poca sorpresa, scopro che il prezzo è il medesimo dei prodotti in offerta.
Ringrazio e verifico nuovamente, forse mi è sfuggito qualcosa… ma non è così e la compro.
Dopo due precedenti stampanti multifunzione HP ed una Canon, proseguo quindi con una nuova Canon.

Le informazioni sulla confezione (chiare, visibili, comprensibili)  mi hanno permesso di acquistare un prodotto con prestazioni superiori allo stesso prezzo di quelli in offerta.
In questo caso le informazioni sul prodotto hanno avuto un “peso” determinante sulla mia scelta.

Rientrato a casa apro la confezione e sono meravigliato dalla mole di “carta” che trovo al suo interno: istruzioni ed informazioni (utilissime) per l’installazione ma stampate in molteplici lingue suddivisi in tantissimi opuscoli. Effetto globalizzazione…

L’installazione è semplice e guidata a pc, lancio le prime stampe e tutto funziona senza intoppi.
Resta soltanto il dubbio sulla necessità di tutta quella carta che mai utilizzerò se non come rifiuto da riciclare…

Informazioni ed istruzioni di prodotto hanno un loro peso (anche fisico), teniamone conto e valutiamo sempre eventuali benefici e possibili impatti.

E tu? Quanti Padiglioni hai visitato ad EXPO2015?

Ciao, anche tu hai visitato EXPO2015?
Allora puoi partecipare a questo sondaggio fatto di poche e semplici domande a risposta multipla.

SCOPO: capire come è cambiata, da Maggio ad Ottobre, l’efficacia del biglietto di ingresso in funzione dei Padiglioni che hai visitato.

Se vuoi, passa parola.
NB: compila il questionario per ogni giorno che hai trascorso ad EXPO, ad esempio: hai visitato EXPO in 3 giorni diversi? Allora compila il questionario 3 volte, una per ogni giorno.

Grazie!

Dati disponibili ad oggi

Questo sondaggio nasce in parte per curiosità personale, in parte per mettere in pratica alcuni aspetti della statistica che sto apprendendo.

L’obiettivo è quello di recuperare ed aggiungere una informazione ad oggi mancante: capire quanti padiglioni hanno visitato con il loro biglietto i visitatori durante questi mesi.

Il biglietto acquistato a Maggio ha lo stesso valore e la stessa efficacia di quello acquistato ad Ottobre (anche scontato)?
Ce lo diranno i dati, o almeno lo spero.

Dal “vino veritas” alle “etichette veritas” per un Consumatore informato

veritasVino vegano o vino per vegani?
Perché mai specificarlo?
Questa è la domanda che mi pongo quando, aprendo il frigorifero, leggo “Vegan?” sul cartellino verde appeso al collo di una bottiglia di vino.
Incuriosito osservo meglio: la scritta sul cartellino è bianca con il baffo destro della V che termina con una panciuta ed appuntita fogliolina.
Sopra la scritta, a destra, una piccola coccinella (!?) tricolore sembra voler garantire l’italianità del prodotto … o quella del marchio (registrato) “Vegan”?
Sollevo il cartellino e ritrovo, più piccola e in verde, la scritta “Vegan” (senza punto interrogativo) nella parte alta della  gradevole etichetta anteriore e la coccinella tricolore nel cartellino che fascia la base del collo e che riporta una serie di numeri.
Ruoto la bottiglia e, sotto la dicitura “PRODOTTO CERTIFICATO”, la scritta “Vegan” ha assunto le sembianze di un logo dove, al centro della V iniziale, è cresciuto un fiore.

Il logo “Vegan®” è affiancato da un ulteriore marchio-di-qualità e svolge bene la sua funzione, la sensazione infatti è quella di avere tra le mani un prodotto genuino.

La curiosità è tanta, un paio di click e scopro su questo sito che: Esistono sul mercato diversi marchi privati che identificano la caratteristica “vegan”. Si tratta normalmente di marchi di proprietà di persone fisiche, associazioni o strutture private che vengono concessi in uso ai produttori di vino in base a specifici regolamenti interni. Questi marchi hanno lo scopo di comunicare al consumatore in modo immediato e intuitivo la caratteristica vegan del vino. Alcuni marchi sono più noti, altri meno, ma in generale in ogni Paese esistono uno o più marchi che comunicano la caratteristica “vegan” del prodotto.”

Bene, tutto molto interessante, ma il mio quesito iniziale rimane: perché un vino vegano o per vegani?
Un vino non dovrebbe essere genuino, naturale e quindi sempre adatto anche ai vegani?
A ben guardare, ad eccezione del logo e delle scritte “Vegan”, le informazioni riportate in etichetta sono simili, se non uguali, a quelle di molti altri vini “non-Vegan” presenti sugli scaffali di supermercati o negozi:

  • tipo di uve
  • caratteristiche del vino
  • temperatura di servizio
  • prodotto in Italia, ecc.

Cerco di altre informazioni: Differenze tra prodotti per vegetariani e prodotti per vegani

  • I prodotti destinati ai vegetariani non devono contenere carni, di qualunque tipo, e più in generale ingredienti o loro derivati ottenuti dall’uccisione diretta di animali. In questa accezione, quindi, il vino è un prodotto idoneo al consumo da parte dei vegetariani solo quando non contiene nessuno degli ingredienti vietati né loro derivati, come possono essere la colla di pesce o di ossa o la gelatina animale.
  • Nei prodotti destinati all’alimentazione vegana, invece, oltre al divieto di utilizzare carni e loro derivati è vietato anche l’impiego di derivati di origine animale non necessariamente ottenuti dall’uccisione di animali, usati come ingredienti, ma anche come additivi o come coadiuvanti tecnologici. Per questo, per produrre un vino vegano, è vietato l’impiego di qualsiasi tipo di derivato di origine animale, come sono ad esempio l’albumina d’uovo, la caseina o i caseinati, l’ovoalbumina e la lisozima da uovo, che possono invece essere impiegati nelle produzioni “vegetariane” e nelle produzioni convenzionali.

Grazie alle produzioni convenzionali e/o “vegetariane” potremmo quindi ritrovare nei nostri bicchieri diverse sostanze (o residui) che però non troviamo indicati in etichetta.
Perchè? La risposta probabilmente è a portata di mano: perchè Direttive e Regolamenti non lo richiedono …

Dopo aver chiarito l’utilizzo ed il significato della dicitura e del marchio “Vegan” sono piuttosto soddisfatto e curioso di assaggiare il “mio” vino, poi però … qualcosa non torna.
Eh sì, anche nel “mio” vino “Vegan” ritrovo la dicitura “CONTIENE SOLFITI” che produce una forte dissonanza con l’idea che mi sono appena costruito e con quello che vuole rappresentare, almeno all’apparenza, questo prodotto.
A questo punto la domanda è d’obbligo: considerando che i solfiti naturali (prodotti dalle uve) NON sono da indicare in etichetta e che per i vini vegani non vengono utilizzati additivi animali, cosa contiene davvero questo vino?

CONTIENE SOLFITI … cioè?

Diciture come “CONTIENE SOLFITI” pur rispettando Direttive, Normative e Regolamenti risultano ancora troppo generiche e lasciano spazio a vari interrogativi oltre che ad ampi “spazi di manovra”.
Solfiti? Perché?
Di che tipo?
In quali quantità?

ALTRE DOMANDE, qualche dubbio e nuovi approfondimenti qui:

• Cosa sono i solfiti?
I solfiti sono molecole formate dall’unione del solfito, uno ione negativo composto da zolfo e ossigeno, con altri atomi.

• Si tratta di sostanze naturalmente presente nel vino o di additivi?
L’anidride solforosa è presente in natura e anche la fermentazione effettuata dai lieviti presenti sulla buccia dell’uva può generare fino a 40 mg/l di solfiti.
Nella produzione di vino, tuttavia, particolari solfiti (specie il bisolfito di sodio) sono frequentemente aggiunti in vari momenti e con diversi scopi.

• Dove possiamo trovarli?
Un po’ ovunque, non solo nel vino, guarda la tabella presente qui.

INFINITE VARIETA’ MA LE SOLITE INFORMAZIONI

Bianco, rosso, rosato, frizzante, fermo, amabile, dolce, secco, brut, fermentato in bottiglia, novello, invecchiato in botte, Bio, naturale, eccetera eccetera eccetera.
Potremmo continuare quasi all’infinito eppure solo in queste parole, poco più di una riga di testo, sono rappresentate le caratteristiche di migliaia di vini italiani, ognuno con le proprie qualità, le proprie caratteristiche il proprio contenuto.
Nonostante questa incredibile varietà di prodotti le informazioni presenti in etichetta, ovviamente regolamentate da Direttive, Normative e Regolamenti, sono generiche e si somigliano un po’ tutte.

L’ESEMPIO DELL’ACQUA

L’acqua ha un ruolo fondamentale nella nostra alimentazione quotidiana e, proprio per questo, l’acquistiamo anche in funzione delle sue caratteristiche (es. oligominerale, frizzante, naturale, ecc.) e del suo contenuto (es. povera di sodio, calcio, ecc.).
Le etichette incollate sulle bottiglie dell’acqua riportano diversi dati, dalle quantità degli ”elementi” ai valori delle “analisi chimiche” alle qualità nutritive.
Domanda: se per un elemento “naturale” come l’acqua è indispensabile fornire indicazioni così precise perché non farlo, a maggior ragione, per un prodotto “lavorato” come il vino dove additivi e sostanze sono presenti o aggiunte?

Da un lato potremmo ritrovarci con vini dalle etichette più GRANDI (forse meno raffinate e più costose), dall’altro avremmo un consumatore maggiormente informato in grado di compiere scelte consapevoli e di qualità.

Nessuna campagna contro solfiti o altri additivi quindi, il loro utilizzo è in qualche modo giustificato, ma una semplice constatazione come consumatore desideroso di poter contare su informazioni più dettagliate.
NON SOLO VINO: oltre al vino acquistiamo ogni giorno diversi alimenti affidandoci ad informazioni generiche (a volte illusorie o “di moda”) ed ignorando la quantità di sostanze ingerite senza esserne pienamente consapevoli.

In mancanza di informazioni, ci affidiamo spesso all’aspetto esteriore del prodotto con il rischio di scoprire, solo in un secondo momento, che un prodotto accattivante o bello a vedersi non sempre è anche buono o salutare.

In vino veritas” (nel vino è la verità) e “un bicchiere di vino fa buon sangue” sono soltanto alcuni degli antichi detti popolari legati al vino e alle sue tradizioni e ritengo sia doveroso fornire informazioni dettagliate, veritiere e perchè no verificabili in qualche modo.

Chi produce vino o altri prodotti di qualità, uscendo allo scoperto, non può che ottenere vantaggi da una informazione onesta, trasparente, chiara, distaccandosi da coloro che qualcosa da nascondere lo hanno.

Fortunatamente nel nostro paese possiamo contare su produttori seri e competenti in grado di produrre vini eccezionali di ottima qualità che tutto il mondo apprezza, ci invidia e tenta di copiare.

In un mercato dove i furbi (persone) mischiano le carte e i falsi (prodotti) confondono le idee, il consumatore è un patrimonio inestimabile e come tale deve essere informato al meglio, magari proprio tramite una “etichetta veritas” abbinata ad un prodotto sano che non ha nulla da nascondere ma tanto da offrire.

Ben vengano le certificazioni, obbligatorie o volontarie, i loghi, da quello Bio a quello Vegan a tutti gli altri, ben venga tutto ciò che può essere garanzia (vera) di qualità ed indichiamo in dettaglio cosa realmente versiamo nei nostri  bicchieri.

Prendiamo spunto dall’acqua, arriviamo al vino ed estendiamo le “etichette veritas” ai prodotti che ogni giorno ingeriamo con i rispettivi additvi nascosti dietro diciture troppo generiche.
Il Consumatore siamo tutti NOI.

PS: il “mio” vino “Vegan” non era davvero niente male e … nessun mal di testa.

Approfondimenti e Normative:

Riporto inoltre:

  • le regole generali per la Sicurezza dei prodotti  (la normativa comunitaria assicura una tutela elevata ed uniforme della salute e della sicurezza dei consumatori) e l’ATTO rilevante ai fine SEE.
  • Alcuni estratti da tali Direttive:
    • Requisito generale di sicurezza
      • La direttiva impone un requisito generale di sicurezza per ogni prodotto immesso sul mercato e destinato al consumo o che possa essere usato dai consumatori, compresi i prodotti utilizzati dai consumatori nell’ambito di un servizio.
      • Un prodotto è sicuro quando non presenta alcun rischio oppure presenta unicamente rischi ridotti (compatibili con l’impiego del prodotto) e accettabili nel contesto di un’elevata tutela della salute e della sicurezza delle persone.
    • Trasparenza:

      • Le informazioni sui rischi legati ai prodotti devono essere accessibili al pubblico.
        Il segreto professionale è limitato ai casi debitamente giustificati.
    • Obblighi di fabbricanti e distributori
      • I fabbricanti devono immettere sul mercato prodotti che soddisfino il requisito generale di sicurezza.
        Essi devono inoltre:
        fornire al consumatore le informazioni pertinenti alla valutazione dei rischi connessi con l’uso di un prodotto quando questi ultimi non siano immediatamente percepibili.