Lo Stile di Guida migliore? Calibrato!

Limpido.

Pratico.

Calibrato.

Bastano tre aggettivi per descrivere il libro “Guida di Stile” di Luisa Carrada?

Certo, avrei potuto elencarne molti altri: delizioso, organizzato, misurato, utile, ecc. Ma… meglio “evitare l’eccesso di aggettivi”.

Certo, avrei potuto sottolinearli, scriverli in grassetto o (racchiuderli tra parentesi) nel tentativo di farli risaltare. Ma… a volte basta un corsivo.

Certo, avrei potuto utilizzare una frase con oltre 40 parole per tessere le lodi e glorificare ulteriormente questo succulento distillato di informazioni che ciascuno di noi dovrebbe tenere sempre a mente o a portata di mano perché, in qualche modo, siamo sempre più social-writer. Ma… 25 parole sono più che sufficienti, spesso ne bastano anche meno. La semplicità paga, sempre.

Certo, avrei potuto continuare con queste stupide ripetizioni, inoltre avrei potuto utilizzare molti altri connettivi. Ma… ripetizioni e connettivi risultano pesanti.

Come non citare inoltre le doppie negazioni e non ricordarmi di non utilizzarle? Impossibile!

Bastano quindi tre soli aggettivi per descrivere il libro “Guida di Stile” di Luisa Carrada?

Leggetelo.

Misuratelo…

… e fatevi Guidare.

https://luisacarrada.it/i-miei-libri/chiavi-di-scrittura/

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Decodifica aberrante: un problema rilevante

Canale di comunicazione.

Questo è il nome con cui si identifica il complesso filo che lega una fonte emittente (colui che scrive, parla, gesticola, ecc) ad una fonte ricevente (colui che legge, ascolta, osserva, ecc).

Abbiamo certamente una comunicazione quando la fonte emittente ha l’intenzione di comunicare (es. quando scriviamo un documento) ma, secondo il sociologo tedesco Niklas Luhmann (1927-1998), la comunicazione si realizza quando il ricevente ottiene un’informazione, ovvero quando si genera un’informazione per lui.

Partendo dal concetto che “ogni nuova informazione è una differenza di una differenza” possiamo affermare che la comunicazione si realizza quando c’è comprensione “di quella differenza” da parte del ricevente.

Di fatto la comunicazione è la sintesi di tre selezioni che agiscono insieme e in contemporanea:

  • Informazione (generata da una fonte emittente),
  • Emissione (attraverso un canale di comunicazione),
  • Comprensione (da parte del ricevente).

Decodifica aberrante

La grande libertà di decodifica del ricevente ed il “rumore” presente nel canale di comunicazione incidono sulla qualità della comunicazione, entrambi sono in grado di ridurre o compromettere l’informazione.

Il codice rappresenta la chiave comune, l’unica chiave che consente al ricevente di “aprire il cassetto” contente l’informazione. Il codice rappresenta l’insieme delle regole condivise utilizzate per comunicare (es. un linguaggio controllato).

Con il termine rumore si intende ad esempio l’utilizzo di termini complessi, traduzioni errate, frasi troppo lunghe, testi poco leggibili, supporti inadeguati, ambienti non confortevoli, rumore vero e proprio che distrae e tanto altro.

Quando la decodifica del ricevente, ovvero la libera interpretazione dell’informazione, è molto diversa da quella generata e voluta dalla fonte emittente, si ha una decodifica aberrante che può generare incomprensioni.

Altri elementi in grado di innescare una decodifica aberrante:

  • carenza di codice (es. linguaggio incomprensibile),
  • disparità di codici (es. utilizzo di termini specialistici per utenti non tecnici),
  • interferenze (es. dispersione delle informazioni),
  • delegittimazione dell’emittente.

Una decodifica aberrante può produrre distorsioni involontarie, anche quando il ricevente possiede i medesimi codici della fonte emittente.

Agli occhi di riceventi differenti l’informazione non è sempre la stessa ma è sempre differente, questo perché ciascun ricevente interpreta e comprende l’informazione a modo proprio seguendo schemi ed inferenze del tutto personali da ricollegare ad altre rilevanze.

Possiamo quindi affermare che la comunicazione inizia dal ricevente (il nostro cliente più importante), individuare e condividere un codice comune (es. un linguaggio) è quindi il primo passo per limitare eventuali problemi di decodifica.

Allo stesso tempo dovranno essere limitate tutte le possibili fonti di rumore sfruttando tecnologie (es. supporti adeguati) e metodi efficaci (es. tecniche di scrittura).

Comunicazione Vs Percezione

A differenza del concetto di Luhmann relativo al ricevente, il concetto sociologico di comunicazione prevede una intenzione comunicativa volontaria da parte di un emittente.

Questi due concetti di comunicazione si distinguono da quello di percezione, si parla infatti di percezione quando un individuo percepisce informazioni anche in assenza di una comunicazione intenzionale, ad esempio:

  • ascolta il rumore della pioggia,
  • tocca un oggetto caldo/freddo,
  • osserva il panorama.

Soltanto quando l’informazione uditiva, tattile o visiva è arricchita da una dimensione aggiuntiva (es. il commento o il gesto volontario di una persona, un cartello, un testo, ecc) si attiva il canale della comunicazione.

Linguaggio controllato, semplice no?

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IMPARARE ad IMPARARE è una Competenza

Ancora una volta scrivo di formazione, di una formazione che ha come obiettivo quello di favorire l’apprendimento promuovendo la cultura di una formazione costante ed un “apprendimento intenzionale”.

Partecipando al corso “Apprenditivo 1” tenuto dal Dott. Enrico Ghidoni il 27/11/2017 presso il Centro Malaguzzi di RE sono venuto a conoscenza del Protocollo d’intesa “Reggio Emilia provincia ad alto APPRENDIMENTO”.

Il Protocollo è stato sottoscritto da diversi enti provinciali con l’obiettivo di offrire a GIOVANI e ADULTI della provincia di Reggio Emilia l’opportunità di acquisire nuove competenze a partire proprio dalla capacità di IMPARARE ad IMPARARE.

Durante il corso ho ritrovato diversi argomenti studiati nel mio recente percorso di Laurea in Scienze della Comunicazione ed ho avuto ulteriore conferma del mio punto di vista: gli aspetti legati alla comunicazione e di conseguenza le problematiche relative a memoria, percezione, apprendimento, ecc, sono competenze trasversali che riguardano tutti, anche le professioni tecniche.

Periti, Ingegneri, Architetti, Dottori, Insegnanti, Professionisti in genere ma non solo, tutti abbiamo la necessità di comunicare qualcosa a qualcuno e, per farlo al meglio, abbiamo una sola possibilità: imparare ad imparare in modo volontario e continuo.

La formazione viene vissuta spesso come una costrizione, una perdita di tempo o troppo distante dai propri interessi. Oggi, in un mondo che corre a folle velocità ed i cambiamenti sono repentini, servono competenze allargate e la formazione dovrebbe essere invece percepita come unico mezzo per alimentare il serbatoio delle proprie competenze, l’unica possibilità per non viaggiare sempre in riserva o… rimanere a “secco”.

Sperando di fare cosa gradita e di fornire spunti di riflessione utili a qualcuno, colgo l’invito fatto durante la presentazione del corso e condivido alcuni semplici post dal mio blog relativi ad alcuni temi trattati, a partire dalla MEMORIA dei nostri utenti.

SPAN di memoria: teniamone conto!

Gli utenti percepiscono i nostri messaggi?

Dalle Istruzioni alle Neuroistruzioni con l’EYE-TRACKER

Persuadere o convincere il destinatario-ricevente?

Le immagini nella documentazione tecnica. Storie di fantasmi per adulti

In attesa di partecipare al corso “Apprenditivo 2” tenuto dal Dott. Marco Ruini, segnalo il programma con gli eventi della SETTIMANA DELL’APPRENDIMENTO 27 Novembre – 2 Dicembre

Dalle Istruzioni alle Neuroistruzioni con l’EYE-TRACKER

foveaC’era una volta un bottegaio che, con mestiere, arguzia ed abilità sopraffine, baloccava lettere ed inchiostri per comporre parole semplici, frasi comprensibili ed istruzioni chiare. Invecchiò passando ore nella sua piccola bottega, ricurvo su quei manuali per curare ogni piccolo dettaglio. Chissà quanti ne compose, chissà quante persone li lessero e chissà se erano davvero così ben fatti come sperava, se lo chiedeva ogni giorno. Ormai vecchio e stanco chiuse quella sua piccola bottega senza ricevere mai un riscontro, questo rimase il suo cruccio più grande.
Oggi quel bottegaio ha lasciato spazio a comunicatori tecnici professionisti e a nuove tecnologie ma, oggi come allora, chi si occupa di comunicazione tecnica ha lo stesso problema: riuscire ad ottenere un feedback sulla qualità del lavoro svolto.

Partendo da questo cronico problema dei feedback mancanti e dagli interessanti spunti emersi durante il minicorso di “neuroweb design” tenuto dalla Dr. Lucia Carriero (http://www.neuroset.net) mi sono posto un quesito:

“le neuroscienze possono fornire elementi, strumenti e risultati utili per indagare l’efficacia della comunicazione tecnica ed in particolare delle istruzioni d’uso?”

Le neuroscienze, tra i vari ambiti di applicazione, vengono utilizzate sempre più spesso per studiare in modo sperimentale (grazie a strumenti come l’EYE-TRACKER) quello che viene definito “web stress” ovvero il disagio provato dagli utenti durante la navigazione causato dalla scarsa efficacia dei contenuti web: lunghi tempi di caricamento, pulsanti non interattivi, barre di progressione statiche, testi ed immagini mal posizionati, troppo invasivi o non molto chiari, ecc.

Quando questo complesso intreccio tra scienza, psicologia e tecnologia viene utilizzato per analizzare specifici contenuti web prende il nome di neuro web design.
Traslando il concetto penso potremo parlare in futuro di Neuroistruzioni per l’uso.

Prima di proseguire definiamo in sintesi cosa sono le neuroscienze:

Neuroscienze (fonte Dizionario di medicina – 2010) – Insieme delle discipline che studiano le basi biologiche della mente e del comportamento, analizzando in particolare i vari aspetti morfofunzionali del sistema nervoso. Le funzioni mentali e psichiche che vengono analizzate dalle neuroscienze sono l’attenzione, la sensazione, la percezione, il sonno, la memoria, l’apprendimento, le emozioni, ecc. [omissis] in particolare, le neuroscienze hanno dato un fondamentale contributo alla conoscenza delle basi biologiche della memoria e dell’apprendimento, ai correlati neurobiologici dell’emozione, ai sistemi implicati nella motivazione e nell’umore.
Neuroscienze cognitive (fonte Treccani) – L’espressione neuroscienze cognitive risale alla fine degli anni Settanta del 20° sec., quando, in seguito allo sviluppo di una serie di tecniche volte a visualizzare il funzionamento della corteccia e dei nuclei cerebrali, si chiarì come il cervello rende possibile la cognizione e, più in generale, come funziona la mente in rapporto ad attività quali la memoria, l’apprendimento, l’emozione, i processi inconsci.
Neuroscienze cognitive (fonte Wikipedia)- La neuroscienza cognitiva è una branca delle neuroscienze che studia le basi cerebrali del pensiero, e permette di evidenziare i cambiamenti nel cervello associati alle principali svolte evolutive. [omissis] … la neuroscienza cognitiva ha potuto estendere l’indagine diretta sul cervello umano per mezzo di due strumenti potenti e dai risultati sorprendenti: la tomografia ad emissione di positroni (PET) e la risonanza magnetica per la visualizzazione funzionale (FMRI). La rivoluzionaria importanza di questi strumenti rispetto alle precedenti metodologie fisiologiche sta nel fatto che rendono possibile indagare il cervello umano o animale nella sua assoluta integrità, senza alcuna invasività e senza alcuna interferenza con le normali funzioni cerebrali.

Negli ultimi anni anche il settore della comunicazione tecnica (e di conseguenza le istruzioni per l’uso) ha dovuto affrontare nuove fasi di sviluppo e importanti cambiamenti che lo hanno reso fondamentale se non addirittura strategico in diversi contesti, da quello industriale (es. azienda vs consumatore/utilizzatore) a quello sociale (es. società di servizi vs utente).
Si sono diffusi linguaggi tecnici semplificati (es. ITS) , norme e tecniche di scrittura, standard per la redazione (es. DITA, XML), metodologie (es. Information Mapping) e sistemi di gestione dei contenuti (es. CMS).
Sulla base di queste evoluzioni tecniche e normative oggi le informazioni sono pensate, progettate e messe a disposizione di utenti finali sempre più dinamici ed esigenti tramite medium differenti:
– carta,
– file (pdf, jpg),
– web (sito, blog),
– video,
– illustrazioni,
– animazioni 3D,
– pannelli, targhe o cartelli.

Questa ramificazione ha favorito il remix, la diffusione e il riutilizzo crossmediale di contenuti aggiornati, inoltre garantisce agli utenti la possibilità di avere le informazioni desiderate sempre a “portata di mano”.

Come sapere se tutte quelle informazioni prodotte, quelle istruzioni sono davvero efficaci? Come ottenere quel tanto agoniato feedback?
Potremmo provare con le neuroscienze, grazie ad alcuni strumenti di EYE-TRACKING.

Tramite le tecniche di EYE-TRACKING possiamo ottenere informazioni relative a posizione, durata e movimento (traiettorie-percorso) degli occhi.

EYE-TRACKER è un dispositivo laser in grado di leggere e registrare la dimensione delle pupille, le traiettorie percorse dall’occhio ed i tempi di fissazione foveali. La fovea è situata al centro della retina, ha una alta concentrazione di coni e quindi utilizzata nella visione diurna, è deputata a cogliere in modo nitido e preciso anche i dettagli più piccoli e sembra avere un ruolo fondamentale nella determinazione dell’attenzione primaria.
L’area periferica al di fuori della fovea restituisce immagini sfocate man mano che ci si allontana dalla fovea pertanto non viene letta dallo strumento.
In alcuni casi si possono avere fissazioni orfane ovvero l’occhio resta fisso in un punto dello schermo (o del foglio) ma non sta realmente guardando/leggendo…!
In altri casi alcune aree potrebbero non essere state coperte o registrate dallo strumento, questo potrebbe significare che sono state lette tramite la visione periferica e non registrate perché fuori dall’area foveale.

L’EYE-TRACKER potrebbe rivelarsi quindi uno strumento molto utile per spiegarci quali aree delle nostre istruzioni attirano maggiormente l’attenzione del lettore.
I dati raccolti dovranno essere valutati attentamente tenendo conto di possibili errori di lettura e di possibili condizionamenti da parte del lettore che ha la consapevolezza di essere monitorato e valutato durante la sperimentazione.
In ogni caso questa tecnica, seppur non veritiera al 100%, potrebbe certamente fornire diversi elementi su cui ragionare relativi alla struttura dei contenuti presenti nelle istruzioni, o meglio: Neuroistruzioni.

!Attenzione! un’area con alto numero di “fissazioni” non è necessariamente un’area letta, è semplicemente uno spazio che per qualche motivo (da indagare) ha attirato un maggior numero di osservazioni.

Teoria della gerarchia visiva:
– Fase 1: SCANSIONE (entry point). In questa fase il lettore cerca un punto di aggancio, è uno stimolo involontario ed è guidato dagli elementi della pagina.
– Fase 2: ISPEZIONE . In questa fase il lettore cerca elementi per agganciarsi all’entry point.

L’esplorazione visiva può essere:
TOP DOWN: volontaria, è il lettore cerca qualcosa.
BOTTOM UP: sono i contenuti (testi, immagini, pulsanti, ecc) che guidano il lettore.

Ricordiamoci inoltre che, in presenza di testo, il lettore (occidentale) tende a scansionare la pagina con andamento a esse, iniziando dal punto più in alto a sinistra.
Nel caso delle immagini dobbiamo fare attenzione: le immagini di un volto possono attirare l’attenzione ma possono anche distrarre.

Chiudo con un dato interessante: secondo alcune ricerche i Millenial (termine che identifica i nati dal 1979 al 2000) non leggono i testi posti più in basso (“da scrollare”) presenti in siti o blog quindi, se scrivete per loro, tenetene conto.