Istruzioni: barriere, assi e variabili della lingua italiana standard

Variaz 00Quando scriviamo un nuovo manuale di istruzione, dobbiamo innanzitutto avere ben chiaro il profilo degli utenti cui ci rivolgiamo.

Difficilmente però riusciamo ad “accontentare” tutti perché, pur esistendo una lingua nazionale definita “italiano standard”, di fatto esistono molte variabili: diversi repertori regionali (lingue regionali), dialetti e modi dire che complicano la scelta dei termini e la comprensione dei nostri elaborati.

Se scriviamo per settori specifici e ci rivolgiamo ed esperti, possiamo utilizzare un linguaggio accademico, colto, formale, termini tecnici, ma … quando scriviamo per “l’utente medio” (persona con cultura/istruzione media) ???

In questo caso le cose si complicano e la scelta di termini, verbi e frasi, riveste un ruolo fondamentale.
Un lessico specialistico potrebbe diventare una barriera insormontabile per i non addetti ai lavori.

Affidarsi all’italiano standard potrebbe risolvere diversi problemi, ma cosa si intende per italiano standard? E dove si colloca?

Come detto esistono molte variabili lato-utente, a partire dalle competenze linguistiche del singolo che possono variare in funzione:

  • del livello di istruzione;
  • dello strato sociale e culturale;
  • dell’area geografica di appartenenza/provenienza, ecc.

Se pensiamo infatti alla quantità di sinonimi disponibili e utilizzabili, nelle tante varietà regionali, per identificare un unico oggetto, ci rendiamo immediatamente conto di quanto sia complesso fare la scelta giusta.

Varietà (def.): insieme di varianti rispetto alla lingua standard che variano al variare di fattori contestuali.

Mettiamoci alla prova: come si chiama l’oggetto illustrato?

gruccia

Gruccia? Stampella? Appendino? Attaccapanni? Ometto? Croce? Altro …?

Avete individuato il “vostro” termine? Bene … quale termine potremmo quindi utilizzare all’interno di un documento per far capire al nostro utente di cosa stiamo parlando ???? La soluzione non è banale e tantomeno scontata, ed è incredibile come un oggetto così semplice e di uso comune riesca a far emergere così tanti dubbi. Molto probabilmente, per completare l’informazione, dovremmo inserire anche l’immagine.

Le varietà dell’italiano sono diverse e non sempre hanno confini ben delimitati, dall’alto verso il basso possiamo classificarle in:

  •  academico-scientifico;
  • formale;
  • STANDARD:
  • popolare;
  •  informale;
  •  gergale.

Le variabili in gioco possono essere riassunte tramite uno schema con tre assi che si intersecano tra loro:

  1.  Asse (y) diastratico
  2. Asse (x) diamesico
  3. Asse (inclinato) diafasico

Asse diastratico (diastratia) – tiene conto delle variazioni legate allo status socio-economico-culturale:

  • italiano colto nella parte superiore;
  • italiano popolare nella parte inferiore;
  • dati demografici (sesso, età).

Variaz 04Asse diamesico (diamesia) – tiene conto delle variazioni legate al canale di comunicazione:

  • scritto ad un estremo,
  • parlato all’estremo opposto;
  • chat, sms, mail nelle zone intermedie.

Variaz 03Asse diafasico (diafasia) – tiene conto delle variazioni legate al contesto comunicativo:

  • formale;
  • accademico;
  • informale;
  • gergale, ecc.Variaz 02La combinazione di questi tre assi ci aiuta a capire dove si colloca l’italiano standard che, a differenza di quanto si pensi, non coincide con l’intersezione dei tre assi ma si colloca nella parte superiore del diagramma, leggermente sbilanciato nel riquadro di sinistra.

Variaz 00

Oltre a questi tre assi, ne esiste un quarto: l’asse diatopico. Questo asse tiene conto delle variazioni linguistiche (termini, sinonimi, ecc) legate al territorio, ad esempio: varietà piacentina, varietà parmigiana, varietà reggiana, varietà modenese, varietà bolognese (ecc).

Variaz 05Come abbiamo visto NON esiste un linguaggio “valido e unico” per tutti gli utenti ma, grazie a questi assi, abbiamo le idee un po’ più chiare.

Quale linguaggio scegliere tra linguaggio settoriale e linguaggio standard? Dipende … :

  • Linguaggio settoriale:

o   Questo tipo di linguaggio è da preferire in contesti formali, accademico-scientifici, dove i contenuti sono pensati per utenti specializzati in quel settore professionale. I termini utilizzati sono tecnici, specifici, monoreferenziali, univoci. Un linguaggio settoriale è una barriera se utilizzato per comunicare con “l’utente medio”, ovvero “non addetto ai lavori”.

  • Linguaggio standard:

o   Questo tipo di linguaggio dovrebbe essere quello di riferimento, ad esempio, per prodotti di largo consumo o per informazioni rivolte “all’utente medio”. La scelta dei termini NON deve essere influenzata da varietà regionali, modi di dire o altro, ma deve essere semplice, diretta e chiara.

Varietà scritta e Varietà parlata … alcune differenze:

  • Varietà scritta:
  • Maggiore densità semantica;
  • Minor numero di parole;
  • Parole più precise;
  • Possibilità di revisione e correzione di quanto prodotto.
  • Varietà parlata:
  • Frequenti ripetizioni;
  • Frequenti impliciti o sottintesi;
  • Pochi pronomi;
  •  Condivisione del tempo e dello spazio.

Tutte le lingue però variano col tempo e, termini “validi” oggi, potrebbero risultare “obsoleti” o incomprensibili tra qualche tempo.

L’ultimo asse di cui scrivo, l’asse diacronico, tiene conto dell’evoluzione della lingua nel tempo. Evoluzione che, grazie a “contatti” tra le diverse lingue, consente l’ingresso o la formazione di nuove parole nel linguaggio quotidiano attraverso:

  • prestiti acclimatati (es: Cliccare da to click);
  • prestiti non acclimatati (es: Bricolage, mail, harem)
  •  calchi strutturali (es: Ferro-via da Eisen-bahn oppure Fuori-legge da Out-law)
  • calchi semantici (es: Stella da Star);
  • processi di grammaticalizzazione (es: da Amare habeo ad amerò);
  • processi di lessicalizzazione (es: da Fai da te a faidate), ecc.

Quando scriviamo dobbiamo tenere conto quindi non solo delle varietà e degli assi di variazione, ma dobbiamo tenere conto anche di queste evoluzioni, per non correre il rischio di scrivere un documento nuovo … in realtà già vecchio …!

Bibliografia di riferimento: Prima lezione di sociolinguistica – G. Berruto

Un ringraziamento, per i materiali messi a disposizione, alla Dott.ssa Fabiana Rosi: Docente presso diverse Università, Autrice, Cultrice di “Linguistica e glottologia” negli atenei di Pavia e Reggio Emilia e Supervisore del progetto Osservare l’interlingua.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: