Dal tecnigrafo al design crossmediale: metamorfosi 1990-2016

POCGrazie ad un recente esame universitario, ho avuto la possibilità di ripercorrere oltre vent’anni di trasformazioni vissute in prima persona.
Il documento che presento qui è una breve relazione che riassume inoltre la mia metamorfosi: da consumer degli anni novanta a prosumer (immigrato digitale) oggi.
Questo viaggio nel tempo scorre veloce e riporta in modo sintetico e soggettivo (è il mio punto di vista) i principali cambiamenti tecnologici, sociali e personali che mi hanno accompagnato a partire dagli anni novanta e in cui sono sempre più coinvolto.
Questo è il mondo che ho “abitato fino a ieri”, probabilmente già mutato mentre scrivo questo post e sicuramente molto diverso domani.

Dal tecnigrafo al design crossmediale

 

 

 

 

Certificati di conformità ATEX tra vecchia e nuova Direttiva: come comportarsi?

gassata2Il passaggio da una vecchia Direttiva (es. 94/9/CE) ad una nuova Direttiva (es. 2014/34/EU) non è mai lineare, semplice o scontato. Articoli, definizioni e specifiche cambiano e si rinnovano, generando in molti casi perplessità e sconcerto.

Fortunatamente le Direttive vengono integrate e supportate da altri documenti (es. Linee Guida) che entrano nel dettaglio per approfondire concetti e dipanare dubbi, colmando di fatto alcuni vuoti normativi e limitando in qualche modo eventuali cattive interpretazioni.

Nonostante il tanto materiale a disposizione, il passaggio vecchia- nuova Direttiva rimane un processo complesso dove, oltre all’adeguamento delle macchine e della relativa sicurezza, uno dei principali problemi riguarda l’aggiornamento dei documenti da produrre (es. Fascicolo tecnico, Analisi dei rischi) così come quelli da emettere (es. Manuale istruzioni, Dichiarazioni di conformità).

Come sappiamo dallo scorso 20 Aprile 2016 la Nuova Direttiva 2014/34/EU sostituisce la precedente Direttiva 94/9/CE  ma, in alcuni casi, le due Direttive si sovrappongono per favorire un passaggio graduale (ed anche logico) tra prima e dopo.

Un caso esemplare è un primo tentativo di chiarimento (molto generico) inserito all’Art.41 della nuova Direttiva 2014/14/EU in merito ai Certificati di conformità emessi secondo la vecchia Direttiva:

Articolo 41

Disposizioni transitorie

  1. [omissis]
  2. I certificati di conformità rilasciati a norma della direttiva 94/9/CE restano validi ai fini della presente direttiva.

Questa citazione è determinante ed in grado di “salvare” diverse situazioni ma resta in ogni caso (credo volutamente…) molto generica.

Soltanto grazie all’Article 14 (pag.13) delle nuove Linee Guida (passaggio tra le due Direttive)   i quesiti lasciano il posto ad alcune certezze: i prodotti immessi sul mercato UE prima del 20 Aprile 2016 possono continuare ad essere distribuiti con la Dichiarazione di conformità relativa alla Direttiva 94/9CE.

Estratto del testo originale Linea Guida – Article 14 (pag.13):

EU declaration of conformity – Article 14

[omissis]
According to Article 41 products that are already in the distribution chain (including stockpiles: see Recital 49), before 20 April 2016, can continue to be distributed with the EC declaration of conformity referring to Directive 94/9/EC, as they have already been lawfully placed on the EU market. Declarations of conformity (EC or EU) remain valid according to the legislation in force when the product is placed on the EU market (= made available on the EU market for the first time). There is no need to change legislative references in documents accompanying the product.
[omissis]

——————-

Questo post NON deve essere preso come riferimento normativo in sostituzione di Norme/Direttive/Regolamenti o altri documenti ufficiali.
Le opinioni in questo post sono semplici opinioni personali. S
Scopo del post: dare risalto a temi complessi in ambito ATEX.
Si rimanda a documenti e siti ufficiali per la consultazione di qualsiasi tipo di materiale, es: https://ec.europa.eu/growth/sectors/mechanical-engineering/atex_en

Il mio Progetto STORIE TESTACODA® presentato con Adobe Spark

logo SITOAdobe Spark fa parte della famiglia dei webware e consente di raccontare progetti anche complessi in modo rapido abbinando testi, immagini, video.

Per sostenere un recente esame universitario ho presentato, tramite Spark, il mio Progetto STORIE TESTACODA®: storie per bambini ospedalizzati.

Ecco il Progetto: https://spark.adobe.com/page/NP9Y3/

Sfruttando le potenzialità di Spark ho potuto mettere in evidenza come, con STORIE TESTACODA®, il bambino è il vero protagonista.

Credo in questo Progetto e STORIE TESTACODA® dal 2012 è un marchio registrato.

La strada è lunga, ma le idee sono tante…

Oltre ad Adobe Spark segnalo altri due interessanti webware che ho utilizzato per sostenere un ulteriore esame:

  1. Timeline JS con cui ho realizzato LIFE, il ciclo della vita:https://cdn.knightlab.com/libs/timeline3/latest/embed/index.html?source=1v4HalOBT3p0XPp9nubAnieDaEfaNTBQQ_OM4TUeudhs&font=Default&lang=en&initial_zoom=2&height=650
  2. Storymap JS con cui ho raccontato una Crociera di cinque giorni: https://uploads.knightlab.com/storymapjs/45b0fdb5e23b01cc1ea077e17d828452/prova/draft.html

La flessibilità di Adobe Spark, Timeline e Storymap li rendono strumenti semplici ma estremamente efficace, strumenti che ritengo possano trovare ampio spazio anche in ambito Tecnico.

E tu? Quanti Padiglioni hai visitato ad EXPO2015?

Ciao, anche tu hai visitato EXPO2015?
Allora puoi partecipare a questo sondaggio fatto di poche e semplici domande a risposta multipla.

SCOPO: capire come è cambiata, da Maggio ad Ottobre, l’efficacia del biglietto di ingresso in funzione dei Padiglioni che hai visitato.

Se vuoi, passa parola.
NB: compila il questionario per ogni giorno che hai trascorso ad EXPO, ad esempio: hai visitato EXPO in 3 giorni diversi? Allora compila il questionario 3 volte, una per ogni giorno.

Grazie!

Dati disponibili ad oggi

Questo sondaggio nasce in parte per curiosità personale, in parte per mettere in pratica alcuni aspetti della statistica che sto apprendendo.

L’obiettivo è quello di recuperare ed aggiungere una informazione ad oggi mancante: capire quanti padiglioni hanno visitato con il loro biglietto i visitatori durante questi mesi.

Il biglietto acquistato a Maggio ha lo stesso valore e la stessa efficacia di quello acquistato ad Ottobre (anche scontato)?
Ce lo diranno i dati, o almeno lo spero.

LIFE. Analisi retorica del mio “ciclo della vita”

Life.
Questo è il titolo del mio progetto fotografico, cinque scatti con cui ho voluto rappresentare “il ciclo della vita” (titolo originale).

Presentazione standard di PowerPointI cinque scatti rappresentano nell’ordine, da sinistra verso destra:
1. La nascita
2. La fanciullezza
3. L’amore, finalmente
4. La vecchiaia
5. L’ultimo “viaggio”

Metafore:

davidebeltrami_life_0011. La nascita:

Supereroi: crescere e gestire figli non è cosa semplice, spesso si deve far riscorso ad energie, risorse, pazienza ed amore “SUPER”.
• I dadi indicano i 9 mesi di gestazione.
• I cocci dell’uovo, dal lato della madre, rappresentano la placenta, “il contenitore”.

 

davidebeltrami_life_0022. La fanciullezza:

• LUI si sente un po’ Principe e pratica sport “dinamici e di contatto”.
• LEI e si sente un po’ Principessa e pratica sport più “aggraziati ed eleganti”.

 

 

davidebeltrami_life_0033. L’amore, finalmente:

• Dopo tanti “due di picche” arriva, finalmente, l’amore vero.

 

 

 

 

davidebeltrami_life_0044. La vecchiaia:

• La boccia rappresenta:

i. Il classico gioco da “nonni” adeguato all’età,
ii. il carattere a volte un po’ da “duro”,
iii. le forme arrotondate e in particolare la pancia.

• Il gomitolo rappresenta:

i. hobby per la nonna che sferruzza,
ii. il carattere un po’ più morbido delle nonne.

• A questa età c’è il tempo per fermarsi e gustarsi una buona tazza di tè.

davidebeltrami_life_0055. L’ultimo viaggio:

• L’angelo accoglie a braccia aperte come volesse dire “mi spiace ma è il momento di andare”.

• Il baule ha un doppio significato:
o Contiene tutte le nostre esperienze che porteremo con noi.
o Sono i ricordi che restano a coloro che rimangono.

• Le cornici sul baule rappresentano i ricordi  di ciò che è stato e riassumono il nostro ciclo della vita.

Metalessi:

• Finzione (giocattoli) immersa e intersecata con la realtà (uovo, boccia, gomitolo, carta da gioco, pattino, scarpa da calcio)

Metonimia:

• Uovo rotto: nascita.
• Angelo: il “dopo”.
• Due di picche: amori finiti.

Antitesi:

• nascita / morte
• fanciullezza / vecchiaia

Sineddoche ed Ellissi parziali:

• La parte per il tutto.
Tutte le immagini riportano volutamente oggetti non per intero per dare modo all’immaginazione di “completarli” e ricostruirli mentalmente.

Allusioni:

• Alla vita
• All’amore
• Alla morte

Eufemismo:

• Ultimo viaggio anziché morte

Spazio bianco attorno all’immagine:

• forza lo sguardo e lo dirige verso il centro dell’immagine;
• spazio dove l’immaginazione completa oggetti e significati.

Sfondo:

• Sempre lo stesso: il retro di una dama (scacchiera).
Rappresenta il palcoscenico sul quale scorre e si svolge il tutto.
La vita, come la dama, offre infinite direzioni ed opportunità e per arrivare fino in fondo alla partita serve anche una buona dose di fortuna.

Conclusioni:

Avendo cinque sole immagini per costruire un significato ho dovuto fare scelte bene precise, pertanto le immagini rappresentano concetti generali ed ideologie piuttosto personali, ovvio che anche le ragazze giocano a calcio ed i ragazzi pattinano, cosi come è altrettanto ovvio che non tutti i nonni hanno la pancia o giocano a bocce e non tutte le nonne lavorano a maglia …

Ci tenevo e finalmente ho trovato il tempo per fare una breve analisi retorica (a voi quella semiotica) del mio progetto fotografico esposto in occasione di Fotografia Europe 2015.

Esperienza impegnativa e molto formativa, portata avanti per circa un anno dopo la conclusione del corso di fotografia ed iniziata con alcune immagini (vedi sotto: 4 e 5) ripensate e poi sostituite …

Microsoft PowerPoint - Presentazione standard1

Dal “vino veritas” alle “etichette veritas” per un Consumatore informato

veritasVino vegano o vino per vegani?
Perché mai specificarlo?
Questa è la domanda che mi pongo quando, aprendo il frigorifero, leggo “Vegan?” sul cartellino verde appeso al collo di una bottiglia di vino.
Incuriosito osservo meglio: la scritta sul cartellino è bianca con il baffo destro della V che termina con una panciuta ed appuntita fogliolina.
Sopra la scritta, a destra, una piccola coccinella (!?) tricolore sembra voler garantire l’italianità del prodotto … o quella del marchio (registrato) “Vegan”?
Sollevo il cartellino e ritrovo, più piccola e in verde, la scritta “Vegan” (senza punto interrogativo) nella parte alta della  gradevole etichetta anteriore e la coccinella tricolore nel cartellino che fascia la base del collo e che riporta una serie di numeri.
Ruoto la bottiglia e, sotto la dicitura “PRODOTTO CERTIFICATO”, la scritta “Vegan” ha assunto le sembianze di un logo dove, al centro della V iniziale, è cresciuto un fiore.

Il logo “Vegan®” è affiancato da un ulteriore marchio-di-qualità e svolge bene la sua funzione, la sensazione infatti è quella di avere tra le mani un prodotto genuino.

La curiosità è tanta, un paio di click e scopro su questo sito che: Esistono sul mercato diversi marchi privati che identificano la caratteristica “vegan”. Si tratta normalmente di marchi di proprietà di persone fisiche, associazioni o strutture private che vengono concessi in uso ai produttori di vino in base a specifici regolamenti interni. Questi marchi hanno lo scopo di comunicare al consumatore in modo immediato e intuitivo la caratteristica vegan del vino. Alcuni marchi sono più noti, altri meno, ma in generale in ogni Paese esistono uno o più marchi che comunicano la caratteristica “vegan” del prodotto.”

Bene, tutto molto interessante, ma il mio quesito iniziale rimane: perché un vino vegano o per vegani?
Un vino non dovrebbe essere genuino, naturale e quindi sempre adatto anche ai vegani?
A ben guardare, ad eccezione del logo e delle scritte “Vegan”, le informazioni riportate in etichetta sono simili, se non uguali, a quelle di molti altri vini “non-Vegan” presenti sugli scaffali di supermercati o negozi:

  • tipo di uve
  • caratteristiche del vino
  • temperatura di servizio
  • prodotto in Italia, ecc.

Cerco di altre informazioni: Differenze tra prodotti per vegetariani e prodotti per vegani

  • I prodotti destinati ai vegetariani non devono contenere carni, di qualunque tipo, e più in generale ingredienti o loro derivati ottenuti dall’uccisione diretta di animali. In questa accezione, quindi, il vino è un prodotto idoneo al consumo da parte dei vegetariani solo quando non contiene nessuno degli ingredienti vietati né loro derivati, come possono essere la colla di pesce o di ossa o la gelatina animale.
  • Nei prodotti destinati all’alimentazione vegana, invece, oltre al divieto di utilizzare carni e loro derivati è vietato anche l’impiego di derivati di origine animale non necessariamente ottenuti dall’uccisione di animali, usati come ingredienti, ma anche come additivi o come coadiuvanti tecnologici. Per questo, per produrre un vino vegano, è vietato l’impiego di qualsiasi tipo di derivato di origine animale, come sono ad esempio l’albumina d’uovo, la caseina o i caseinati, l’ovoalbumina e la lisozima da uovo, che possono invece essere impiegati nelle produzioni “vegetariane” e nelle produzioni convenzionali.

Grazie alle produzioni convenzionali e/o “vegetariane” potremmo quindi ritrovare nei nostri bicchieri diverse sostanze (o residui) che però non troviamo indicati in etichetta.
Perchè? La risposta probabilmente è a portata di mano: perchè Direttive e Regolamenti non lo richiedono …

Dopo aver chiarito l’utilizzo ed il significato della dicitura e del marchio “Vegan” sono piuttosto soddisfatto e curioso di assaggiare il “mio” vino, poi però … qualcosa non torna.
Eh sì, anche nel “mio” vino “Vegan” ritrovo la dicitura “CONTIENE SOLFITI” che produce una forte dissonanza con l’idea che mi sono appena costruito e con quello che vuole rappresentare, almeno all’apparenza, questo prodotto.
A questo punto la domanda è d’obbligo: considerando che i solfiti naturali (prodotti dalle uve) NON sono da indicare in etichetta e che per i vini vegani non vengono utilizzati additivi animali, cosa contiene davvero questo vino?

CONTIENE SOLFITI … cioè?

Diciture come “CONTIENE SOLFITI” pur rispettando Direttive, Normative e Regolamenti risultano ancora troppo generiche e lasciano spazio a vari interrogativi oltre che ad ampi “spazi di manovra”.
Solfiti? Perché?
Di che tipo?
In quali quantità?

ALTRE DOMANDE, qualche dubbio e nuovi approfondimenti qui:

• Cosa sono i solfiti?
I solfiti sono molecole formate dall’unione del solfito, uno ione negativo composto da zolfo e ossigeno, con altri atomi.

• Si tratta di sostanze naturalmente presente nel vino o di additivi?
L’anidride solforosa è presente in natura e anche la fermentazione effettuata dai lieviti presenti sulla buccia dell’uva può generare fino a 40 mg/l di solfiti.
Nella produzione di vino, tuttavia, particolari solfiti (specie il bisolfito di sodio) sono frequentemente aggiunti in vari momenti e con diversi scopi.

• Dove possiamo trovarli?
Un po’ ovunque, non solo nel vino, guarda la tabella presente qui.

INFINITE VARIETA’ MA LE SOLITE INFORMAZIONI

Bianco, rosso, rosato, frizzante, fermo, amabile, dolce, secco, brut, fermentato in bottiglia, novello, invecchiato in botte, Bio, naturale, eccetera eccetera eccetera.
Potremmo continuare quasi all’infinito eppure solo in queste parole, poco più di una riga di testo, sono rappresentate le caratteristiche di migliaia di vini italiani, ognuno con le proprie qualità, le proprie caratteristiche il proprio contenuto.
Nonostante questa incredibile varietà di prodotti le informazioni presenti in etichetta, ovviamente regolamentate da Direttive, Normative e Regolamenti, sono generiche e si somigliano un po’ tutte.

L’ESEMPIO DELL’ACQUA

L’acqua ha un ruolo fondamentale nella nostra alimentazione quotidiana e, proprio per questo, l’acquistiamo anche in funzione delle sue caratteristiche (es. oligominerale, frizzante, naturale, ecc.) e del suo contenuto (es. povera di sodio, calcio, ecc.).
Le etichette incollate sulle bottiglie dell’acqua riportano diversi dati, dalle quantità degli ”elementi” ai valori delle “analisi chimiche” alle qualità nutritive.
Domanda: se per un elemento “naturale” come l’acqua è indispensabile fornire indicazioni così precise perché non farlo, a maggior ragione, per un prodotto “lavorato” come il vino dove additivi e sostanze sono presenti o aggiunte?

Da un lato potremmo ritrovarci con vini dalle etichette più GRANDI (forse meno raffinate e più costose), dall’altro avremmo un consumatore maggiormente informato in grado di compiere scelte consapevoli e di qualità.

Nessuna campagna contro solfiti o altri additivi quindi, il loro utilizzo è in qualche modo giustificato, ma una semplice constatazione come consumatore desideroso di poter contare su informazioni più dettagliate.
NON SOLO VINO: oltre al vino acquistiamo ogni giorno diversi alimenti affidandoci ad informazioni generiche (a volte illusorie o “di moda”) ed ignorando la quantità di sostanze ingerite senza esserne pienamente consapevoli.

In mancanza di informazioni, ci affidiamo spesso all’aspetto esteriore del prodotto con il rischio di scoprire, solo in un secondo momento, che un prodotto accattivante o bello a vedersi non sempre è anche buono o salutare.

In vino veritas” (nel vino è la verità) e “un bicchiere di vino fa buon sangue” sono soltanto alcuni degli antichi detti popolari legati al vino e alle sue tradizioni e ritengo sia doveroso fornire informazioni dettagliate, veritiere e perchè no verificabili in qualche modo.

Chi produce vino o altri prodotti di qualità, uscendo allo scoperto, non può che ottenere vantaggi da una informazione onesta, trasparente, chiara, distaccandosi da coloro che qualcosa da nascondere lo hanno.

Fortunatamente nel nostro paese possiamo contare su produttori seri e competenti in grado di produrre vini eccezionali di ottima qualità che tutto il mondo apprezza, ci invidia e tenta di copiare.

In un mercato dove i furbi (persone) mischiano le carte e i falsi (prodotti) confondono le idee, il consumatore è un patrimonio inestimabile e come tale deve essere informato al meglio, magari proprio tramite una “etichetta veritas” abbinata ad un prodotto sano che non ha nulla da nascondere ma tanto da offrire.

Ben vengano le certificazioni, obbligatorie o volontarie, i loghi, da quello Bio a quello Vegan a tutti gli altri, ben venga tutto ciò che può essere garanzia (vera) di qualità ed indichiamo in dettaglio cosa realmente versiamo nei nostri  bicchieri.

Prendiamo spunto dall’acqua, arriviamo al vino ed estendiamo le “etichette veritas” ai prodotti che ogni giorno ingeriamo con i rispettivi additvi nascosti dietro diciture troppo generiche.
Il Consumatore siamo tutti NOI.

PS: il “mio” vino “Vegan” non era davvero niente male e … nessun mal di testa.

Approfondimenti e Normative:

Riporto inoltre:

  • le regole generali per la Sicurezza dei prodotti  (la normativa comunitaria assicura una tutela elevata ed uniforme della salute e della sicurezza dei consumatori) e l’ATTO rilevante ai fine SEE.
  • Alcuni estratti da tali Direttive:
    • Requisito generale di sicurezza
      • La direttiva impone un requisito generale di sicurezza per ogni prodotto immesso sul mercato e destinato al consumo o che possa essere usato dai consumatori, compresi i prodotti utilizzati dai consumatori nell’ambito di un servizio.
      • Un prodotto è sicuro quando non presenta alcun rischio oppure presenta unicamente rischi ridotti (compatibili con l’impiego del prodotto) e accettabili nel contesto di un’elevata tutela della salute e della sicurezza delle persone.
    • Trasparenza:

      • Le informazioni sui rischi legati ai prodotti devono essere accessibili al pubblico.
        Il segreto professionale è limitato ai casi debitamente giustificati.
    • Obblighi di fabbricanti e distributori
      • I fabbricanti devono immettere sul mercato prodotti che soddisfino il requisito generale di sicurezza.
        Essi devono inoltre:
        fornire al consumatore le informazioni pertinenti alla valutazione dei rischi connessi con l’uso di un prodotto quando questi ultimi non siano immediatamente percepibili.

Comunicazione tecnica N.0 : quando a migrare è il linguaggio tecnico

Esseri umani, culture, destini, speranze, gesti, volti, sguardi, smorfie, voci, parole, lingue e linguaggi.

Questi sono soltanto alcuni degli ingredienti di un cambiamento in atto, cambiamento che si rifletterà inesorabilmente anche sul mondo della comunicazione, dal semplice cartello appeso sul bus al documento dell’ente pubblico rivolto al cittadino.

Cosa c’entra tutto questo con il linguaggio tecnico?
Come possono avere punti di collegamento migrazione e comunicazione tecnica in Italia?

Partendo da tre semplici definizioni del termine migrazione (fonte Treccani online) cercherò di spiegare in modo metaforico come vedo, dal mio piccolo punto di osservazione, il futuro della comunicazione tecnica.

1. Def. Migrazioni umane : Spostamento, definitivo o temporaneo, di gruppi da un territorio a un altro, da una ad altra sede, determinato da ragioni varie, ma essenzialmente da necessità di vita.
Commento personale: Migrazioni umane: Assistiamo oggi ad un costante ed irreversibile flusso migratorio destinato a cambiare, nonostante tutto e nonostante tutti, il l’Italia e l’Europa del futuro.
Inevitabilmente dovremo cambiare il nostro modo di ascoltare, spiegare e fare comunicazione, anche quella tecnica, adeguandola a nuovi standard ad oggi indefinibili.

2. Def. Geografia fisica : Fenomeno di spostamento di entità varie.
Commento personale: Si sposteranno entità fisiche, ma non solo.
Si sposteranno esseri umani ma, allo stesso tempo, si sposteranno ideologie, culture, concetti, parole, significati.

3. Def. Biologia e medicina : L’ascesso migrante è quello freddo, che dalla primitiva sede di formazione si sposta per gravità, seguendo le vie di minore resistenza.
Commento personale: Seguendo le vie di minore resistenza alcuni termini prenderanno il sopravvento mentre altri scompariranno o cadranno in disuso.

Nuovi scenari nel medio periodo

Il linguaggio tecnico e la comunicazione in generale dovranno forzatamente adeguarsi ai nuovi standard, tenendo conto dei cambiamenti e del nuovo profilo dell’utente medio.
La via più immediata e semplice potrebbe rivelarsi quella di sostituire i testi con immagini anche se prestiti, calchi e neologismi favoriranno la nascita di nuove parole e di nuovi linguaggi, forse più semplici o realmente più poveri, in grado di generare un nuovo italiano standard.
Vecchie parole e vecchi linguaggi migreranno verso nuovi termini e nuovi significati in tutti i settori della comunicazione.

  • Linguaggio tecnico scientifico
    Grazie all’utilizzo di termini molto specifici e concetti complessi rivolti ad esperti del settore, il linguaggio tecnico scientifico sarà investita probabilmente solo in parte da questi cambiamenti.
  • Linguaggio settoriale
    Il linguaggio settoriale potrebbe seguire strade differenti.
    Se nel settore aerospaziale, ad esempio, si utilizzano termini specifici e si tenta di semplificare la comunicazione attraverso linguaggi come il Simplified Technical English, nel settore delle macchine agricole, dove i lavoratori stranieri sono numerosi, la semplificazione del linguaggio e dei termini è una vera necessità.
  • Linguaggio per l’utente medio
    Il linguaggio utilizzato per comunicare con l’utente medio sarà probabilmente il settore con le maggiori criticità.
    Ricadono in questo ambito tutte le informazioni rivolte al cittadino relative ad attività svolte nel quotidiano come ad esempio le istruzioni d’uso per elettrodomestici (dal più piccolo al più grande).
    Allo stesso modo dovrà adeguarsi ai futuri nuovi standard anche la pubblicità.
  • Enti pubblici e servizi al cittadino
    A partire dai semplici avvisi nei locali o sui mezzi pubblici per arrivare alla burocrazia degli enti comunali, tutto il settore dovrà compiere uno sforzo enorme per adeguarsi alle nuove realtà. Semplificare i tanti documenti scritti attualmente in “legalese” e renderli accessibili e comprensibili al nuovo cittadino medio sarà la sfida più importante.

Comunicazione tecnica N.0

Se il web 1.0 è ormai un lontano ricordo, la comunicazione 2.0 ha portato un dinamismo carico di nuove opportunità dove, oggi, la tendenza è quella di osare sempre più arrivando a parlare di 3.0, 4.0 ed oltre.
Ma cosa significano in concreto queste cifre? Nulla o poco più.
Tanto vale allora parlare di comunicazione N.0 (ennepuntozero) dove ciascuno può attribuire ad “N” qualsiasi valore o significato, “N” possibilità di scelta.

La situazione oggi (fonte http://www.programmaintegra.it )

La lingua parlata prevalentemente in famiglia è l’italiano per il 38,5% degli stranieri di sei anni e più, tra le donne questa quota raggiunge il 45,7%, rispetto al 29,7% degli uomini, ma sono soprattutto i minori, di età compresa tra i 6 e i 17 anni, a parlare italiano in famiglia (47,3% contro il 36,8% dei maggiorenni).L’uso della lingua italiana nei luoghi di lavoro accomuna invece oltre il 90% degli stranieri, a prescindere dalla lingua e dal Paese di origine.

La maggior parte dei migranti giunti in Italia prima del compimento dei 16 anni dichiara di non avere alcuna difficoltà a leggere (73,3%) e a scrivere (71,8%) in italiano.
Sono oltre la metà, invece, gli stranieri che entrati in Italia a 35 anni o più manifestano difficoltà a comprendere e parlare l’italiano (rispettivamente 52,2% e 55%).

Infine, per ciò che riguarda l’accesso alle informazioni, l’indagine rileva che il 37,5% dei cittadini migranti ha difficoltà a comprendere il telegiornale in lingua italiana, mentre il 39% ha invece difficoltà nell’interagire al telefono con persone di lingua madre italiana e negli uffici pubblici.

E domani?

I recenti flussi migratori scombineranno queste percentuali e, ancora una volta, la comunicazione avrà un ruolo fondamentale per favorire l’integrazione tra persone, culture e linguaggi differenti.
La contaminazione con nuove lingue e nuovi linguaggi porterà una ulteriore evoluzione della lingua italiana dove assi e variabili ricollocheranno l’italiano standard del futuro.
I cambiamenti avverranno prima attraverso la lingua parlata e successivamente nei dizionari e nei documenti scritti.
Nascerà un nuovo linguaggio, un nuovo italiano standard comprensibile dalle vecchie e dalle nuove generazioni.
Da qualche tempo anche in Italia si parla di un linguaggio semplificato, paragonabile al Simplified Techncial English e prende il nome di Italiano Tecnico Semplificato:

Impossibile definire oggi scenari e standard futuri, possibile però fare alcune ipotesi con una sola certezza: dopo le masse umane anche le parole affronteranno e supereranno barriere e preconcetti migrando verso una comunicazione tecnica N.0.

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