Dalle Istruzioni alle Neuroistruzioni con l’EYE-TRACKER

foveaC’era una volta un bottegaio che, con mestiere, arguzia ed abilità sopraffine, baloccava lettere ed inchiostri per comporre parole semplici, frasi comprensibili ed istruzioni chiare. Invecchiò passando ore nella sua piccola bottega, ricurvo su quei manuali per curare ogni piccolo dettaglio. Chissà quanti ne compose, chissà quante persone li lessero e chissà se erano davvero così ben fatti come sperava, se lo chiedeva ogni giorno. Ormai vecchio e stanco chiuse quella sua piccola bottega senza ricevere mai un riscontro, questo rimase il suo cruccio più grande.
Oggi quel bottegaio ha lasciato spazio a comunicatori tecnici professionisti e a nuove tecnologie ma, oggi come allora, chi si occupa di comunicazione tecnica ha lo stesso problema: riuscire ad ottenere un feedback sulla qualità del lavoro svolto.

Partendo da questo cronico problema dei feedback mancanti e dagli interessanti spunti emersi durante il minicorso di “neuroweb design” tenuto dalla Dr. Lucia Carriero (http://www.neuroset.net) mi sono posto un quesito:

“le neuroscienze possono fornire elementi, strumenti e risultati utili per indagare l’efficacia della comunicazione tecnica ed in particolare delle istruzioni d’uso?”

Le neuroscienze, tra i vari ambiti di applicazione, vengono utilizzate sempre più spesso per studiare in modo sperimentale (grazie a strumenti come l’EYE-TRACKER) quello che viene definito “web stress” ovvero il disagio provato dagli utenti durante la navigazione causato dalla scarsa efficacia dei contenuti web: lunghi tempi di caricamento, pulsanti non interattivi, barre di progressione statiche, testi ed immagini mal posizionati, troppo invasivi o non molto chiari, ecc.

Quando questo complesso intreccio tra scienza, psicologia e tecnologia viene utilizzato per analizzare specifici contenuti web prende il nome di neuro web design.
Traslando il concetto penso potremo parlare in futuro di Neuroistruzioni per l’uso.

Prima di proseguire definiamo in sintesi cosa sono le neuroscienze:

Neuroscienze (fonte Dizionario di medicina – 2010) – Insieme delle discipline che studiano le basi biologiche della mente e del comportamento, analizzando in particolare i vari aspetti morfofunzionali del sistema nervoso. Le funzioni mentali e psichiche che vengono analizzate dalle neuroscienze sono l’attenzione, la sensazione, la percezione, il sonno, la memoria, l’apprendimento, le emozioni, ecc. [omissis] in particolare, le neuroscienze hanno dato un fondamentale contributo alla conoscenza delle basi biologiche della memoria e dell’apprendimento, ai correlati neurobiologici dell’emozione, ai sistemi implicati nella motivazione e nell’umore.
Neuroscienze cognitive (fonte Treccani) – L’espressione neuroscienze cognitive risale alla fine degli anni Settanta del 20° sec., quando, in seguito allo sviluppo di una serie di tecniche volte a visualizzare il funzionamento della corteccia e dei nuclei cerebrali, si chiarì come il cervello rende possibile la cognizione e, più in generale, come funziona la mente in rapporto ad attività quali la memoria, l’apprendimento, l’emozione, i processi inconsci.
Neuroscienze cognitive (fonte Wikipedia)- La neuroscienza cognitiva è una branca delle neuroscienze che studia le basi cerebrali del pensiero, e permette di evidenziare i cambiamenti nel cervello associati alle principali svolte evolutive. [omissis] … la neuroscienza cognitiva ha potuto estendere l’indagine diretta sul cervello umano per mezzo di due strumenti potenti e dai risultati sorprendenti: la tomografia ad emissione di positroni (PET) e la risonanza magnetica per la visualizzazione funzionale (FMRI). La rivoluzionaria importanza di questi strumenti rispetto alle precedenti metodologie fisiologiche sta nel fatto che rendono possibile indagare il cervello umano o animale nella sua assoluta integrità, senza alcuna invasività e senza alcuna interferenza con le normali funzioni cerebrali.

Negli ultimi anni anche il settore della comunicazione tecnica (e di conseguenza le istruzioni per l’uso) ha dovuto affrontare nuove fasi di sviluppo e importanti cambiamenti che lo hanno reso fondamentale se non addirittura strategico in diversi contesti, da quello industriale (es. azienda vs consumatore/utilizzatore) a quello sociale (es. società di servizi vs utente).
Si sono diffusi linguaggi tecnici semplificati (es. ITS) , norme e tecniche di scrittura, standard per la redazione (es. DITA, XML), metodologie (es. Information Mapping) e sistemi di gestione dei contenuti (es. CMS).
Sulla base di queste evoluzioni tecniche e normative oggi le informazioni sono pensate, progettate e messe a disposizione di utenti finali sempre più dinamici ed esigenti tramite medium differenti:
– carta,
– file (pdf, jpg),
– web (sito, blog),
– video,
– illustrazioni,
– animazioni 3D,
– pannelli, targhe o cartelli.

Questa ramificazione ha favorito il remix, la diffusione e il riutilizzo crossmediale di contenuti aggiornati, inoltre garantisce agli utenti la possibilità di avere le informazioni desiderate sempre a “portata di mano”.

Come sapere se tutte quelle informazioni prodotte, quelle istruzioni sono davvero efficaci? Come ottenere quel tanto agoniato feedback?
Potremmo provare con le neuroscienze, grazie ad alcuni strumenti di EYE-TRACKING.

Tramite le tecniche di EYE-TRACKING possiamo ottenere informazioni relative a posizione, durata e movimento (traiettorie-percorso) degli occhi.

EYE-TRACKER è un dispositivo laser in grado di leggere e registrare la dimensione delle pupille, le traiettorie percorse dall’occhio ed i tempi di fissazione foveali. La fovea è situata al centro della retina, ha una alta concentrazione di coni e quindi utilizzata nella visione diurna, è deputata a cogliere in modo nitido e preciso anche i dettagli più piccoli e sembra avere un ruolo fondamentale nella determinazione dell’attenzione primaria.
L’area periferica al di fuori della fovea restituisce immagini sfocate man mano che ci si allontana dalla fovea pertanto non viene letta dallo strumento.
In alcuni casi si possono avere fissazioni orfane ovvero l’occhio resta fisso in un punto dello schermo (o del foglio) ma non sta realmente guardando/leggendo…!
In altri casi alcune aree potrebbero non essere state coperte o registrate dallo strumento, questo potrebbe significare che sono state lette tramite la visione periferica e non registrate perché fuori dall’area foveale.

L’EYE-TRACKER potrebbe rivelarsi quindi uno strumento molto utile per spiegarci quali aree delle nostre istruzioni attirano maggiormente l’attenzione del lettore.
I dati raccolti dovranno essere valutati attentamente tenendo conto di possibili errori di lettura e di possibili condizionamenti da parte del lettore che ha la consapevolezza di essere monitorato e valutato durante la sperimentazione.
In ogni caso questa tecnica, seppur non veritiera al 100%, potrebbe certamente fornire diversi elementi su cui ragionare relativi alla struttura dei contenuti presenti nelle istruzioni, o meglio: Neuroistruzioni.

!Attenzione! un’area con alto numero di “fissazioni” non è necessariamente un’area letta, è semplicemente uno spazio che per qualche motivo (da indagare) ha attirato un maggior numero di osservazioni.

Teoria della gerarchia visiva:
– Fase 1: SCANSIONE (entry point). In questa fase il lettore cerca un punto di aggancio, è uno stimolo involontario ed è guidato dagli elementi della pagina.
– Fase 2: ISPEZIONE . In questa fase il lettore cerca elementi per agganciarsi all’entry point.

L’esplorazione visiva può essere:
TOP DOWN: volontaria, è il lettore cerca qualcosa.
BOTTOM UP: sono i contenuti (testi, immagini, pulsanti, ecc) che guidano il lettore.

Ricordiamoci inoltre che, in presenza di testo, il lettore (occidentale) tende a scansionare la pagina con andamento a esse, iniziando dal punto più in alto a sinistra.
Nel caso delle immagini dobbiamo fare attenzione: le immagini di un volto possono attirare l’attenzione ma possono anche distrarre.

Chiudo con un dato interessante: secondo alcune ricerche i Millenial (termine che identifica i nati dal 1979 al 2000) non leggono i testi posti più in basso (“da scrollare”) presenti in siti o blog quindi, se scrivete per loro, tenetene conto.

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Persuadere o convincere il destinatario-ricevente?

Riprendo questo argomento che avevo utilizzato per un elaborato presentato per un esame universitario: Le immagini nella documentazione tecnica. Storie di fantasmi per adulti

La retorica moderna attribuisce un significato differente ai due termini.

Indipendentemente dal significato specifico, la fonte emittente (scrittore o parlante) deve sempre risultare credibile riportando fatti concreti e dimostrabili o, in alternativa, fornendo esempi. I cinque assiomi della comunicazione

  1. È impossibile non comunicare.
  2. Ogni atto comunicativo ha un livello di contenuto ed uno di relazione.
  3. La natura della relazione tra gli interlocutori dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione.
  4. Gli esseri umani comunicano sia tramite un modulo comunicativo digitale (verbale) sia tramite un modulo analogico (non verbale).
  5. Tutti gli scambi di comunicazione possono essere simmetrici o complementari a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza.

Le persone cercano messaggi chiari e diretti, vogliono sapere cosa fare e proprio per questo, in determinate condizioni, devono essere persuase e non convinte.

Persuadere Vs Convincere

  • Persuadere:
    • uditorio specifico,
    • fa leva sul patrimonio emotivo di chi ascolta,
    • ha l’esigenza di sorprendere (es. sostiene una tesi differente da quella attesa dal ricevente).
  • Convincere:
    • non ha uditorio specifico,
    • è rivolto a tutti,
    • le premesse sono assolutamente vere.

Molti sono convinti che dietro ogni comunicazione vi sia la volontà di influenzare il ricevente.

Cosa significa ”influenzare il ricevente” quando parliamo di comunicazione tecnica e nello specifico di messaggi o istruzioni? Quale scopo ha una istruzione? Quale cambiamento vuole produrre nel ricevente?

A differenza di una comunicazione tecnica generica che può avere un intento informativo o descrittivo riferito ad esempio un oggetto, lo scopo di un’istruzione è quello di persuadere il ricevente a mettere in atto un determinato comportamento.

Per essere persuasiva però una istruzione deve avere effetti:

  • sul piano cognitivo,
  • sul piano comportamentale.

Possiamo considerare le istruzioni contenute all’interno di manuali o documenti tecnici una forma di comunicazione persuasiva, ogni istruzione mira a correggere un possibile comportamento errato del ricevente a favore di un comportamento corretto e sicuro: quello descritto.

Ritengo che anche nella scrittura si possano applicare le massime della conversazione con cui Grice definisce la comunicazione come una attività sociale regolata sul principio di cooperazione.

Da tale principio Grice fa discendere quattro massime:

  • di quantità: le informazioni sono esaurienti, non ridondanti o superflue,
  • di qualità: le informazioni sono vere e provate,
  • di relazione: le informazioni sono pertinenti,
  • di modo: le informazioni sono comprensibili, chiare, ordinate e concise.

Persuasione ed effetti persuasivi

“Le prove sono la via più semplice per condurre chi ascolta (o legge nel nostro caso) a cambiare opinione”. (Aristotele, 384 a.C. – 322 a.C.)

Secondo alcuni studi sperimentali, si hanno buone possibilità di ottenere effetti persuasivi facendo interagire tra loro i tre elementi della comunicazione: fonte, messaggio, ricevente.

1. Fonte emittente: Chi scrive o parla deve esse percepito dal ricevente come fonte credibile. Una fonte risulta credibile quando rispetta le massime di Grice e si dimostra:

  • Competente,
  • Esperta,
  • Affidabile,
  • Sincera.

Altro elemento indispensabile è la fiducia che il ricevente ripone nella fonte emittente: “perché mi comunica questo?”. Il ricevente deve essere messo in condizioni di comprendere che “quel messaggio” è stato pensato appositamente per lui. Mentre sfoglia un documento alla ricerca ad esempio di un’istruzione o un messaggio utile, il ricevente si forma delle aspettative rispetto al contenuto e di conseguenza rispetto alla fonte.

Quando la fonte Allora
  • sostiene una posizione in linea con quella attesa
  • può risultare sincera ma scarsamente persuasiva
  • sostiene una posizione diversa da quella attesa e apparentemente contro i propri interessi
  • acquista maggiore potere persuasivo
  • è persuasiva e risulta credibile
  • è in grado di influenzare l’atteggiamento del ricevente,
  • il ricevente integra la nuova opinione nel sistema di credenze e valori preesistente

2. Messaggio: stile e struttura di presentazione. Un messaggio persuasivo dovrebbe:

  • favorire la comprensione e la memorizzazione dei contenuti,
  • evidenziare i vantaggi derivanti dalla sua accettazione,
  • evidenziare gli svantaggi nel caso in cui non venga accettato. I testi possono essere compresi più facilmente se sono introdotti da un titolo poiché questo consente al lettore di:
  • farsi un’idea del contenuto,
  • costruirsi uno schema che guida la comprensione.
Quando il messaggio  E Allora
  • è unilaterale,
  • insiste sulla tesi da fare accettare
  • viene percepito maggiormente vantaggioso per la fonte
  • aumentano le distanze
  • si rafforzano le opinioni originali del ricevente
  • non vi sono grandi cambiamenti di opinione
  • propone tesi alternative (confutabili)
  • viene percepito NON vantaggioso per la fonte
  • è in grado di provocare maggiori cambiamenti di opinione

Hovland, Lumsdaine e Sheffield – 1949 (Yale)

Il messaggio deve o dovrebbe riflettere il più possibile il modello mentale del ricevente. Una cosa è rivolgersi ad un tecnico specializzato, cosa ben diversa è rivolgersi ad utenti inesperti. Vi sono elementi che possono determinare una comunicazione non simmetrica in grado di compromettere la qualità della relazione tra fonte-emittente e destinatario-ricevente:

  • Termini tecnici specifici:
    • aiutano coloro che lavorano in quel determinato settore,
    • possono risultare incomprensibili a tutti gli altri.
  • Falsi tecnicismi:
    • sono polvere negli occhi,
    • creano confusione,
    • disorientano il ricevente.
  • Frasi troppo lunghe:
    • trasformano il messaggio in un fantasma comunicativo,
    • pochi le leggeranno in modo completo,
    • solo alcuni le comprenderanno.
  • Forme negative:
    • sono meno comprensibili,
    • implicano un carico cognitivo maggiore,
    • risultano più difficili da comprendere. Questa difficoltà aumenta in condizioni di attenzione limitata.

3. Ricevente: possiede buone capacità di resistenza alla persuasione.

Ogni individuo ha opinioni, credenze, valori e atteggiamenti propri che lo inducono a mettere in atto determinati comportamenti. Persuadere un individuo attraverso un messaggio o una singola istruzione non è semplice e tantomeno scontato. Il ricevente è spesso diffidente e ritiene che:

  • certe cose possano capitare solo ad altre persone meno “esperte” di lui,
  • leggere messaggi-istruzioni sia inutile (“prima di leggere provo a fare qualcosa io…”),
  • seguire le indicazioni presentate comporti un inutile spreco di tempo.
Quando il ricevente Allora
  • percepisce i comportamenti raccomandati come efficaci per fronteggiare la minaccia
  • si fida della fonte,
  • legge e si attiene a messaggi o istruzioni,
  • percepisce che il problema è grave,
  • si sente vulnerabile rispetto ad esso,
  • si sente preparato per affrontarli,
  • è motivato ad attuare comportamenti di protezione

Pre-persuasione

Prima di descrivere alcune strategie della persuasione dobbiamo necessariamente attraversare i territori della pre-persuasione.

Le informazioni contenute in un testo visivo devono essere presentate in modo da produrre effetti pre-persuasivi sul ricevente, devono cioè essere in grado di influenzarlo inconsciamente, dirigendo i suoi pensieri e le sue prese di decisione attraverso quello che viene chiamato “effetto framing”.

In questa fase la fonte emittente:

  • presenta i dati in modo tale da facilitare la presa di decisone del ricevente,
  • non dice cosa pensa,
  • non dice cosa vuole pensi il destinatario.

La fonte emittente influenza e dirige i pensieri del ricevente presentando le informazioni come vere. Per fare questo la fonte emittente può utilizzare:

  • esche:
    • immagini di oggetti, colori, o altro in grado di fornire un contrasto fra due possibili alternative,
    • insinuazioni: informazioni presentate in maniera tale da essere ritenute vere.
  • fattoidi:
    • affermazione di un fatto che non viene sostenuto da prove evidenti (perché falsa o perché non è possibile ottenere prove a sostegno dell’affermazione), ma è presentata in maniera tale da essere ritenuta vera. I fattoidi possono avere un effetto molto potente sulle nostre opinioni ed azioni, allo stesso tempo sono rischiosi in quanto, se smascherati, possono rendere la fonte non affidabile.

Persuasione

Nel caso della comunicazione tecnica la persuasione non mira quindi a persuadere il ricevente ad acquistare un prodotto ma vuole persuaderlo a mettere in atto un comportamento corretto.

Recenti studi hanno rilevato che presentare dati attraverso informazioni numeriche, come ad esempio dati percentuali, non stimola sufficientemente e non coinvolge emotivamente il destinatario. Le persone hanno difficoltà a tradurre i numeri in significati.

Ad esempio: affermare che un vaccino potrebbe uccidere 200 persone su 600 in un villaggio è molto diverso dall’affermare che quel vaccino potrebbe salvare 400 persone su 600. La percezione cambia, il risultato no.

Molto meglio quindi presentare informazioni attraverso scritte verbali o iconografie. Secondo l’euristica dell’affetto (affect) quando lo stimolo (la percezione del messaggio) produce un’emozione:

  • positiva: la persona non cambia opinione e mantiene quello stato delle cose,
  • negativa: la persona cambia opinione e mette in atto un comportamento atto a ridurre quella emozione.

La teoria del prospetto afferma che le persone forniscono risposte diverse a diverse formulazioni del problema, in funzione del proprio:

  • potenziale (frame) di perdita: risultato efficace nella promozione delle mammografie, test HIV, altro.
    • In questo caso la perdita è notevole: si rischia la morte.
    • Il destinatario mette in atto un comportamento di individuazione: controllo dello stato di salute.
  • potenziale (frame) di guadagno: risultato efficace nell’uso preventivo di creme solari, altro.
    • In questo caso il guadagno è una protezione contro i raggi del sole.
    • Il destinatario mette in atto un comportamento di prevenzione: mantenimento dello stato di salute.

La percezione di un pericolo è una predisposizione innata a cui il ricevente associa un significato. La paura è un apprendimento condizionato.

Per dare un significato ad un messaggio e prima di modificare il proprio comportamento, il ricevente deve tradurlo in un valore di rischio individuale: qual è il mio rischio?

Sette strategie per persuadere il ricevente

Riporto alcuni concetti che, in qualche modo, si legano alla comunicazione tra fonte-emittente e destinatario-ricevente.

Semplificazione Attraverso la semplificazione (es. dei messaggi) il destinatario aumenta la propria motivazione, la propria autostima e si sente piò efficace (più bravo) quando porta a termine una azione
Indirizzamento Guidare il destinatario passo-passo attraverso una serie predefinita di azioni
Personalizzazione Le persone mostrano interesse per i messaggi che sembrano creati appositamente per loro
Suggerimento Trovare il momento o lo spazio visivo più idonei per comunicare un messaggio
Automonitoraggio (meno rilevante) Controllare e analizzare una determinata caratteristica trasmettendo un feedback
Monitoraggio Quando una persona si sente “osservata” tende a rispettare norme sociali di comportamento

Condizionamento operante

Per modificare il comportamento e persuadere il destinatario, si possono mettere in atto azioni “premianti” in modo da aumentare la probabilità che certi comportamenti vengano ripetuti

Conclusioni

Termina qui questo mio lungo percorso, iniziato con una pioggerellina di idee e trasformatosi in un diluvio di informazioni organizzate secondo schemi mentali personali.

Se comunicare significa trasmettere un contenuto tramite un atto enunciativo, questo documento possiede, a tutti gli effetti, una funzione comunicativa:

  • cognitiva,
  • relazionale,
  • partecipativa,
  • connessa all’azione.

Mi scuso già da ora per eventuali errori o per eventuali, assolutamente involontari, stravolgimenti di concetti.

L’ampia bibliografia da cui ho attinto resta, in ogni caso, il primo riferimento per coloro che intendessero approfondire gli argomenti presentati in questo elaborato. Con la speranza di aver composto un elaborato coerente e di aver fornito argomenti di interesse, mi congedo  con queste parole di Calvino:

“ A cavallo del nostro secchio, ci affacceremo al nuovo millennio, senza sperare di trovarci nulla di più di quello che saremo capaci di portarci”.

Bibliografia semplificata:

  • Lotto e Rumiati, 2007 – Introduzione alla psicologia della comunicazione (il Mulino)
  • Yvonne Bindi, 2017 – Language design (Apogeo)

Qui il link al documento completo: http://wp.me/pYL2M-dV

Comunicatori Tecnici “Influential”

La professione del Comunicatore Tecnico evolve e si trasforma istante dopo istante inseguendo, affiancando o anticipando tecnologie, prodotti o qualsiasi altro elemento che dovrà essere:

  • ideato,
  • prodotto,
  • assemblato,
  • testato,
  • pubblicizzato,
  • venduto,
  • imballato,
  • spedito,
  • installato,
  • utilizzato,
  • regolato,
  • conservato,
  • riparato,
  • dismesso,
  • smaltito,
  • riciclato.

Prima, durante e dopo questo lungo ciclo di vita il Comunicatore Tecnico dovrà essere in grado di trovare la soluzione comunicativa più efficace garantendo:

  • semplicità (che non significa banalità),
  • chiarezza,
  • qualità,
  • sicurezza.

Condividere esperienze, idee e proporre soluzioni è, oggi, fondamentale per confrontarsi in un mondo sempre più complesso ed offre la possibilità di divenire un vero e proprio punto di riferimento.
Qualcuno si mette in gioco più di altri e questi sono gli interessanti risultati finali:

The Most Influential Technical Communicator Bloggers
https://mindtouch.com/resources/the-most-influential-technical-communicator-bloggers

Segnalo inoltre queste sette semplici ma fondamentali regole legate al nome del terzo classificato Scott Abel:

Seven Habits of Highly Effective Technical Writers
http://thecontentwrangler.com/2017/03/07/seven-habits-highly-effective-technical-writers/

La mia tesi di laurea: STORIE TESTACODA® – Medicina narrativa per pendolari dell’immaginazione

Due marzo duemiladiciassette: questa data rappresenta la conclusione della mia esperienza di papà/lavoratore/studente presso UNIMORE (Università degli studi di Modena e Reggio Emilia). In questa data ho conseguito la Laurea Triennale in Scienze della Comunicazione dopo tre intensissimi anni di studio, nuove esperienze e momenti indimenticabili.

Avrei migliaia di parole e centinaia di righe da digitare ma alcune emozioni sono difficili perfino da descrivere, per questo motivo riporterò soltanto:

  1. un commento di Tullio De Mauro che ritengo valido per tutti coloro che si occupano di scrittura e di comunicazione, compresa quella tecnica:
    “Quando dobbiamo costruire un discorso ci troviamo dinanzi in uno stesso momento le cose da dire, le persone cui vogliamo rivolgerei, i motivi per cui vogliamo o dobbiamo parlare o scrivere, i mezzi espressivi di cui disponiamo, le condizioni dell’ambiente in cui ci prepariamo a esprimerci, il tempo e lo spazio disponibili ecc.: uno stretto intreccio dal quale occorre cercare di estrarre il discorso più adeguato a ciò che serve.” (Tullio De Mauro – Guida all’uso delle parole – 1980, 120)
  2. la mia tesi di laurea: STORIE TESTACODA® – Medicina narrativa per pendolari dell’immaginazione.
    Con il termine Narrative Medicine (Medicina Narrativa) si intende una pratica medica che non sostituisce la medicina tradizionale ma la affianca per comprendere al meglio le complesse situazioni narrative che si creano tra i pazienti e tutti i soggetti in relazione con loro: medici, infermieri, operatori sanitari.
    In questo contesto ho ritenuto possano trovare uno spazio, anche piccolo, le mie STORIE TESTACODA®.

Avrei potuto scegliere di lavorare ad una tesi con argomenti che tratto quotidianamente come la redazione tecnica o altri che ho trattato in passato ma ho deciso, ancora una volta, di affrontare temi ed argomenti nuovi, argomenti in grado di aprire la mia mente il mio cuore ed i miei occhi su nuovi mondi, nuove esperienze, nuovi orizzonti, nuovi sogni…

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Un doveroso ringraziamento va alla Dott.ssa Uboldi Sara, grazie a lei ho scoperto la Narrative Medicine (Medicina Narrativa) ed ho potuto realizzare le nuove STORIE TESTA CODA® geometriche (scaricabili gratuitamente qui)

Colgo l’occasione per ringraziare inoltre Casina dei Bimbi e Claudia Nasi (Fondatrice e Presidente) per la disponibilità e la condivisione di alcuni materiali.

 

 

Il peso delle informazioni

istruzioni-pesoL’acquisto di una stampante multifunzione è una pratica entrata nelle abitudini e nelle voci di spesa delle “nuove famiglie digitali”.
La digitalizzazione dei tanti documenti che ci riguardano (bollette, contratti, fotografie, ecc…) rende la stampante multifunzione un accessorio indispensabile anche in ambito casalingo, un bene di consumo più o meno duraturo…

Quale stampante scegliere?

Le risposte potrebbero essere tutte e nessuna.
Alcuni puntano esclusivamente sul prezzo più basso o all’offerta del momento, altri puntano diretti alla marca o al modello consigliato dall’amico.
Ovviamente ciascuno è libero di seguire il proprio “credo” anche se la cosa più semplice è quella di partire da una domanda più precisa:
Quale stampante multifunzione “mi serve”?

Dipende, probabilmente avremo più risposte e diversi dubbi, in funzione di quello che dovremo fare (stampare foto, scannerizzare, fare fotocopie, ecc).

Se non siamo molto esperti in materia e siamo alla ricerca di un prodotto per un utilizzo medio con un buon rapporto qualità-prezzo, la rete è certamente il primo strumento utile per chiarie alcuni dubbi ma, a volte, può avere un effetto contrario.

Il vantaggio della rete è quello di offrirci una marea di prodotti, dati tecnici, recensioni, oltre che la possibilità di acquistare comodamente da casa.
La rete presenta però anche qualche svantaggio, ad esempio:

  1. confonde le idee a fronte di pareri contrastanti,
  2. propone prodotti che non sempre trovo in negozio.

Il mio consiglio, per coloro che acquistano la stampante multifunzione direttamente in negozio, è quello di iniziare dalle informazioni presenti sull’imballo che contiene il prodotto mettendoli a confronto tra loro.
Seguendo questa logica nei giorni scorsi mi sono recato presso un noto centro commerciale per acquistare una nuova stampante multifunzione (getto d’inchiostro) per utilizzo “casalingo” .
In bella mostra trovo tre antagoniste del mercato, tutte in “OFFERTA” allo stesso prezzo e apparentemente equivalenti.

Le informazioni sul volantino non sono però esaustive così mi affido alle informazioni riportate con simboli e testi sui relativi imballi.
Dopo un primo confronto sembrano davvero molto simili in termini di prestazioni seppure con tecniche differenti (2 cartucce, 4 cartucce, ecc..).
Non troppo soddisfatto inizio a leggere le prestazioni di altri prodotti posti a scaffale ma NON in OFFERTA (!).
Alcune informazioni chiare e ben visibili attirano la mia attenzione:

  • numero di pagine stampabili: superiore ai tre prodotti in offerta,
  • costo stampe/ricariche: vantaggioso rispetto ai tre prodotti in offerta
  • qualità scansione: superiore a tre prodotti in offerta,
  • qualità di stampa equivalente ai tre prodotti in offerta,
  • collegamento tramite wi-fi e/o USB (una in offerta non aveva wi-fi),
  • possibilità stampa da smartphone (solo una delle tre in offerta),
  • due cartucce/ricariche,
  • prezzo di questo prodotto a scaffale… non esposto.

Mi informo e, con non poca sorpresa, scopro che il prezzo è il medesimo dei prodotti in offerta.
Ringrazio e verifico nuovamente, forse mi è sfuggito qualcosa… ma non è così e la compro.
Dopo due precedenti stampanti multifunzione HP ed una Canon, proseguo quindi con una nuova Canon.

Le informazioni sulla confezione (chiare, visibili, comprensibili)  mi hanno permesso di acquistare un prodotto con prestazioni superiori allo stesso prezzo di quelli in offerta.
In questo caso le informazioni sul prodotto hanno avuto un “peso” determinante sulla mia scelta.

Rientrato a casa apro la confezione e sono meravigliato dalla mole di “carta” che trovo al suo interno: istruzioni ed informazioni (utilissime) per l’installazione ma stampate in molteplici lingue suddivisi in tantissimi opuscoli. Effetto globalizzazione…

L’installazione è semplice e guidata a pc, lancio le prime stampe e tutto funziona senza intoppi.
Resta soltanto il dubbio sulla necessità di tutta quella carta che mai utilizzerò se non come rifiuto da riciclare…

Informazioni ed istruzioni di prodotto hanno un loro peso (anche fisico), teniamone conto e valutiamo sempre eventuali benefici e possibili impatti.

Dal tecnigrafo al design crossmediale: metamorfosi 1990-2016

POCGrazie ad un recente esame universitario, ho avuto la possibilità di ripercorrere oltre vent’anni di trasformazioni vissute in prima persona.
Il documento che presento qui è una breve relazione che riassume inoltre la mia metamorfosi: da consumer degli anni novanta a prosumer (immigrato digitale) oggi.
Questo viaggio nel tempo scorre veloce e riporta in modo sintetico e soggettivo (è il mio punto di vista) i principali cambiamenti tecnologici, sociali e personali che mi hanno accompagnato a partire dagli anni novanta e in cui sono sempre più coinvolto.
Questo è il mondo che ho “abitato fino a ieri”, probabilmente già mutato mentre scrivo questo post e sicuramente molto diverso domani.

Dal tecnigrafo al design crossmediale

 

 

 

 

Certificati di conformità ATEX tra vecchia e nuova Direttiva: come comportarsi?

gassata2Il passaggio da una vecchia Direttiva (es. 94/9/CE) ad una nuova Direttiva (es. 2014/34/EU) non è mai lineare, semplice o scontato. Articoli, definizioni e specifiche cambiano e si rinnovano, generando in molti casi perplessità e sconcerto.

Fortunatamente le Direttive vengono integrate e supportate da altri documenti (es. Linee Guida) che entrano nel dettaglio per approfondire concetti e dipanare dubbi, colmando di fatto alcuni vuoti normativi e limitando in qualche modo eventuali cattive interpretazioni.

Nonostante il tanto materiale a disposizione, il passaggio vecchia- nuova Direttiva rimane un processo complesso dove, oltre all’adeguamento delle macchine e della relativa sicurezza, uno dei principali problemi riguarda l’aggiornamento dei documenti da produrre (es. Fascicolo tecnico, Analisi dei rischi) così come quelli da emettere (es. Manuale istruzioni, Dichiarazioni di conformità).

Come sappiamo dallo scorso 20 Aprile 2016 la Nuova Direttiva 2014/34/EU sostituisce la precedente Direttiva 94/9/CE  ma, in alcuni casi, le due Direttive si sovrappongono per favorire un passaggio graduale (ed anche logico) tra prima e dopo.

Un caso esemplare è un primo tentativo di chiarimento (molto generico) inserito all’Art.41 della nuova Direttiva 2014/14/EU in merito ai Certificati di conformità emessi secondo la vecchia Direttiva:

Articolo 41

Disposizioni transitorie

  1. [omissis]
  2. I certificati di conformità rilasciati a norma della direttiva 94/9/CE restano validi ai fini della presente direttiva.

Questa citazione è determinante ed in grado di “salvare” diverse situazioni ma resta in ogni caso (credo volutamente…) molto generica.

Soltanto grazie all’Article 14 (pag.13) delle nuove Linee Guida (passaggio tra le due Direttive)   i quesiti lasciano il posto ad alcune certezze: i prodotti immessi sul mercato UE prima del 20 Aprile 2016 possono continuare ad essere distribuiti con la Dichiarazione di conformità relativa alla Direttiva 94/9CE.

Estratto del testo originale Linea Guida – Article 14 (pag.13):

EU declaration of conformity – Article 14

[omissis]
According to Article 41 products that are already in the distribution chain (including stockpiles: see Recital 49), before 20 April 2016, can continue to be distributed with the EC declaration of conformity referring to Directive 94/9/EC, as they have already been lawfully placed on the EU market. Declarations of conformity (EC or EU) remain valid according to the legislation in force when the product is placed on the EU market (= made available on the EU market for the first time). There is no need to change legislative references in documents accompanying the product.
[omissis]

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Scopo del post: dare risalto a temi complessi in ambito ATEX.
Si rimanda a documenti e siti ufficiali per la consultazione di qualsiasi tipo di materiale, es: https://ec.europa.eu/growth/sectors/mechanical-engineering/atex_en