Lo Stile di Guida migliore? Calibrato!

Limpido.

Pratico.

Calibrato.

Bastano tre aggettivi per descrivere il libro “Guida di Stile” di Luisa Carrada?

Certo, avrei potuto elencarne molti altri: delizioso, organizzato, misurato, utile, ecc. Ma… meglio “evitare l’eccesso di aggettivi”.

Certo, avrei potuto sottolinearli, scriverli in grassetto o (racchiuderli tra parentesi) nel tentativo di farli risaltare. Ma… a volte basta un corsivo.

Certo, avrei potuto utilizzare una frase con oltre 40 parole per tessere le lodi e glorificare ulteriormente questo succulento distillato di informazioni che ciascuno di noi dovrebbe tenere sempre a mente o a portata di mano perché, in qualche modo, siamo sempre più social-writer. Ma… 25 parole sono più che sufficienti, spesso ne bastano anche meno. La semplicità paga, sempre.

Certo, avrei potuto continuare con queste stupide ripetizioni, inoltre avrei potuto utilizzare molti altri connettivi. Ma… ripetizioni e connettivi risultano pesanti.

Come non citare inoltre le doppie negazioni e non ricordarmi di non utilizzarle? Impossibile!

Bastano quindi tre soli aggettivi per descrivere il libro “Guida di Stile” di Luisa Carrada?

Leggetelo.

Misuratelo…

… e fatevi Guidare.

https://luisacarrada.it/i-miei-libri/chiavi-di-scrittura/

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La Professione del Perito Industriale – Normativa Europea

Quando si parla o scrive di Professioni (e relativi Albi, Ordini o … disordini…) il rischio di perdersi all’interno di complessi labirinti ed argomenti spinosi e’ concreto.

Tralasciando quindi volontariamente labirinti e spine, ho ritenuto utile (spero) raccogliere e condividere informazioni relative alla professione del Perito Industriale che, in un mondo in continua evoluzione, potrebbe offrire qualche spunto o qualche opportunità ai giovani ma anche ai meno giovani.

La professione del Perito Industriale, come altre, è regolata da norme e decreti che prevedono diversi obblighi, ad esempio:

  • il superamento di un esame di Stato,
  • l’iscrizione all’interno di un Albo (versamento quota annuale),
  • una formazione continua (crediti formativi obbligatori/anno),
  • ecc.

Come diventare un Perito Industriale abilitato all’esercizio della professione in Italia: www.cnpi.eu/misure-semplificate-per-diventare-perito-industriale-in-italia/

Chi sono i Periti Industriali:www.cnpi.eu/identita/

Legislazione europea relativa alla professione di Perito Industriale: www.cnpi.eu/la-professione-in-europa/

ELENCO QUALIFICHE DEL PERITO INDUSTRIALE (INDUSTRIAL ENGINEER)

  • Perito industriale in costruzioni ambiente e territorio
  • Perito industriale in impiantistica elettrica ed automazione
  • Perito industriale in meccanica ed efficienza energetica
  • Perito industriale chimico
  • Perito Industriale in prevenzione e igiene ambientale
  • Perito industriale informatico
  • Perito industriale design (attualmente in fase di definizione)

Ora un paio di esempi sulle attivita’ di due diversi indirizzi:

Esempio 1: Descrizione attività del Perito industriale in meccanica ed efficienza energetica

“… conduce alcuni ruoli professionali all’interno del processo produttivo del settore meccanico che possono essere considerati strategici per la realizzazione del prodotto o dell’impianto o per la messa in opera di nuove tecniche di produzione: progettista; responsabile/consulente della progettazione, del collaudo e della manutenzione; responsabile/consulente di produzione; direttore tecnico; esperto del controllo di qualità in produzione; consulente specialistico in merito a sicurezza, salute e ambiente; consulente specialistico per l’implementazione dei sistemi di qualità; consulente per l’applicazione delle Direttive Comunitarie nell’ambito della marcatura CE, PED; esperto/consulente specialistico in infortunistica stradale; esperto in impianti tecnologici; esperto in impianti di benessere ambientale; esperto in strategie di risparmio energetico; progettista per gli impianti e la industrializzazione di tessili.”

Esempio 2: Descrizione attività del Perito industriale informatico

“…responsabile per la progettazione, direzione lavori, realizzazione e collaudo, manutenzione e assistenza tecnica di impianti ed apparati elettronici, elettrici, automatismi e di telecomunicazione informatica opera all’interno di diverse aree di lavoro quali, ad esempio, l’elettrotecnica, elettronica componentistica HF/LF, automazione industriale, impianti speciali, impianti elettrici MT/bt, ponti radio, reti telefoniche e informatiche, domotica, sistemi portanti, onde convogliate e sistemi informatici (ad esempio elaborazione dati amministrativi, automazione industriale, sicurezza e privacy nelle transazioni, integrità dei dati, ecc.); • responsabile per la misurazione, le perizie estimative e le verifiche, relativamente ai settori sopra elencati; • consulente nella gestione aziendale; • responsabile/esperto della privacy e certificazione in area Internet; • analista dei sistemi; • docente e/o formatore.”

Area istituzionale CNPI (Collegio Nazionale Periti Industriali e Periti Industriali Laureati)

Decodifica aberrante: un problema rilevante

Canale di comunicazione.

Questo è il nome con cui si identifica il complesso filo che lega una fonte emittente (colui che scrive, parla, gesticola, ecc) ad una fonte ricevente (colui che legge, ascolta, osserva, ecc).

Abbiamo certamente una comunicazione quando la fonte emittente ha l’intenzione di comunicare (es. quando scriviamo un documento) ma, secondo il sociologo tedesco Niklas Luhmann (1927-1998), la comunicazione si realizza quando il ricevente ottiene un’informazione, ovvero quando si genera un’informazione per lui.

Partendo dal concetto che “ogni nuova informazione è una differenza di una differenza” possiamo affermare che la comunicazione si realizza quando c’è comprensione “di quella differenza” da parte del ricevente.

Di fatto la comunicazione è la sintesi di tre selezioni che agiscono insieme e in contemporanea:

  • Informazione (generata da una fonte emittente),
  • Emissione (attraverso un canale di comunicazione),
  • Comprensione (da parte del ricevente).

Decodifica aberrante

La grande libertà di decodifica del ricevente ed il “rumore” presente nel canale di comunicazione incidono sulla qualità della comunicazione, entrambi sono in grado di ridurre o compromettere l’informazione.

Il codice rappresenta la chiave comune, l’unica chiave che consente al ricevente di “aprire il cassetto” contente l’informazione. Il codice rappresenta l’insieme delle regole condivise utilizzate per comunicare (es. un linguaggio controllato).

Con il termine rumore si intende ad esempio l’utilizzo di termini complessi, traduzioni errate, frasi troppo lunghe, testi poco leggibili, supporti inadeguati, ambienti non confortevoli, rumore vero e proprio che distrae e tanto altro.

Quando la decodifica del ricevente, ovvero la libera interpretazione dell’informazione, è molto diversa da quella generata e voluta dalla fonte emittente, si ha una decodifica aberrante che può generare incomprensioni.

Altri elementi in grado di innescare una decodifica aberrante:

  • carenza di codice (es. linguaggio incomprensibile),
  • disparità di codici (es. utilizzo di termini specialistici per utenti non tecnici),
  • interferenze (es. dispersione delle informazioni),
  • delegittimazione dell’emittente.

Una decodifica aberrante può produrre distorsioni involontarie, anche quando il ricevente possiede i medesimi codici della fonte emittente.

Agli occhi di riceventi differenti l’informazione non è sempre la stessa ma è sempre differente, questo perché ciascun ricevente interpreta e comprende l’informazione a modo proprio seguendo schemi ed inferenze del tutto personali da ricollegare ad altre rilevanze.

Possiamo quindi affermare che la comunicazione inizia dal ricevente (il nostro cliente più importante), individuare e condividere un codice comune (es. un linguaggio) è quindi il primo passo per limitare eventuali problemi di decodifica.

Allo stesso tempo dovranno essere limitate tutte le possibili fonti di rumore sfruttando tecnologie (es. supporti adeguati) e metodi efficaci (es. tecniche di scrittura).

Comunicazione Vs Percezione

A differenza del concetto di Luhmann relativo al ricevente, il concetto sociologico di comunicazione prevede una intenzione comunicativa volontaria da parte di un emittente.

Questi due concetti di comunicazione si distinguono da quello di percezione, si parla infatti di percezione quando un individuo percepisce informazioni anche in assenza di una comunicazione intenzionale, ad esempio:

  • ascolta il rumore della pioggia,
  • tocca un oggetto caldo/freddo,
  • osserva il panorama.

Soltanto quando l’informazione uditiva, tattile o visiva è arricchita da una dimensione aggiuntiva (es. il commento o il gesto volontario di una persona, un cartello, un testo, ecc) si attiva il canale della comunicazione.

Linguaggio controllato, semplice no?

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Contest & grafica: idee in libertà

Aumenta il numero di aziende, enti, associazioni, che si affidano alla creatività del “popolo della rete” alla ricerca dell’idea giusta, un “lampo di genio creativo” che possa rilanciare o dare nuovo vigore ad un brand, un prodotto, un’azienda ma anche aprire le porte a nuove opportunità, nuovi prodotti, nuovi business.

Nell’era di una rivoluzione (?!) linguistica sempre più governata dall’itanglese, il vecchio “concorso a premi” lascia spesso il posto al più energico e globalizzante “contest”, anche quando il tutto resta all’interno dei confini tricolori.

Vi sono “contest” grafici, fotografici, letterari e di altro tipo, tutti con uno scopo ben definito da regole, vincoli e in alcuni casi anche limiti, tutti con un vincitore scelto o da una giuria interna ma anche da una votazione pubblica online, tutti con un premio finale e la possibilità di “farsi conoscere”.

Partecipare è semplice, la rete offre ampie possibilità di ricerca attraverso specifici siti (es. www.creathead.it/italian/index.php ), specialmente quando soddisfiamo i requisiti richiesti (es. età anagrafica).

L’accesso delle masse alla rete e la disponibilità di software e webware gratuiti (es. GIMP, Canva, AdobeSpark ) hanno contribuito insieme alla fioritura di un vero e proprio mercato dei “contest”.

Questo mercato presenta vantaggi sia per i partecipanti, ad esempio anche i “non professionisti” possono mettersi in gioco, sia per gli enti proponenti che hanno la possibilità di scegliere tra decine o centinaia di proposte a fronte di un premio finale sicuramente inferiore, in termini di tempi e costi, se paragonato ad un eventuale investimento per una ricerca interna.

Qualcuno potrebbe nutrire dubbi sulla possibile qualità degli elaborati prodotti “dal popolo della rete” mentre altri, al contrario, vedono in questa “apertura” la possibilità di scovare talenti raccogliendo al contempo un ampio ventaglio di soluzioni su cui lavorare anche in un secondo momento inoltre, la definizione a priori di caratteristiche e dettagli determina una prima importante selezione.

Personalmente trovo nei “contest” una palestra dove sperimentare abbandonandomi al piacere di pensieri liberi, puri, un piacere dettato da IDEE che nascono, viaggiano veloci e si dissolvono per tornare, prepotenti, con la forza di una scarica elettrica.

Vi sono modi differenti di scegliere un “contest”, si può scegliere in funzione del premio finale, della tipologia di elaborato richiesto, della tipologia di votazione (giuria interna, votazione online, ecc), del prodotto o dell’azienda o di altri elementi, come ad esempio la possibilità di mettere in pratica nuove tecniche e modalità di lavoro.

Quali contest scegliere? Difficile dirlo, non esistono regole e non ha senso partecipare soltanto in funzione del premio finale. Per quanto mi riguarda seguo alcune semplici regole:

  • cerco di capire il contesto generale,
  • leggo il regolamento,
  • mi chiedo se sono all’altezza o se e’ troppo distante, non solo a livello di capacità ma anche di strumenti, tempistiche, valori, tematiche, ecc,
  • se non mi interessa: lascio perdere e non ci penso più, ma…
  • se mi interessa: faccio alcune prime valutazioni moooolto grossolane (contesto, dettagli, strumenti, tempo…),
  • se mi interessa: catturo le prime idee e le scrivo o scarabocchio qua e là,
  • lascio stare il tutto per un po’,
  • se mi interessa: lo capisco perché le idee prendono forma, mi perseguitano, mi tamburellano nella testa giorno dopo giorno,
  • a quel punto: riprendo ed aggiorno i primi scarabocchi e, passo dopo passo, traccio le prime ORME lasciando indelebili… IMPRONTE

ORME E IMPRONTE sogno o son desto?

La mia vittoria del concorso Dixean Revolution indetto da Henkel nel 2010 (premio ARTE) con l’opera ORME E IMPRONTE (immagine sopra) è la dimostrazione che, con spirito di iniziativa, buone idee e un po’ di fortuna, tutti hanno la possibilità di mettersi in gioco togliendosi qualche soddisfazione, indipendentemente dal fatto che si arrivi primi o… dopo i primi (IL CODICE POSATOimmagine sotto).

Da allora ho partecipato a qualche altro “contest” ( https://wp.me/pYL2M-aQ e https://wp.me/pYL2M-3j ) non molti in realtà, vivendo ogni volta queste esperienze come un momento di puro piacere, senza pensare a premi, riconoscimenti o altro ma con l’unico obiettivo di imparare da ogni esperienza, a partire dal prodotto o dall’azienda che lo produce.

Proprio questo è lo spirito che mi ha guidato in questo recente “contest” in cui il mio elaborato (etichetta per bottiglia di vino) NON ha trovato posto tra i primi classificati (che potete votare online QUI) ma col quale ho avuto modo, ancora una volta, di liberare nuove idee ed imparare grazie alla Cantina Kaltern.

Nome progetto/etichetta: “In da House: heart & earth”

Il cuore del frutto è la nostra casa. Il nostro posto è lì.

Nulla è lasciato al caso. Dentro ogni singolo chicco d’uva mettiamo il nostro mondo, un mondo fatto di passione, cultura, tecnica ed esperienza.

Foglie: Perché inserirle in etichetta?

Le foglie rappresentano un organo importantissimo, veri e propri polmoni della vite e sede della fotosintesi clorofilliana, forniscono un contributo fondamentale in termini di Qualità del prodotto.

L’etichetta vuole rappresentare un prodotto straordinario ed equilibrato in grado di generare “un vino di mondo, di casa a Caldaro”, un vino con un cuore unico al mondo.

Buoni “contest” a tutti!

Efficacia e criticità della formazione sulla sicurezza

Recentemente ho partecipato ad un interessante convegno dal titolo “Formazione alla sicurezza sul lavoro: efficacia e criticità”, condivido di seguito alcuni appunti e spunti personali.
Si inizia con una introduzione che fa il punto sulla qualità della formazione oggi, successivamente il Dott. Federico Ricci (UNIMORE) riporta le evidenze di uno studio condotto in TRE aziende del territorio e basato su una nuova idea di formazione in azienda: coinvolgere attivamente i dipendenti.

Introduzione:
Quali sono i principali componenti degli infortuni?
• Uomo,
• Ambiente,
• Macchina.
Si misura seriamente il livello di apprendimento ai corsi?
• A volte sì,
• Troppo spesso (purtroppo) no.
La formazione dei tanti corsi proposti dai vari enti è una “formazione efficace”?
• Non sempre, spesso vi sono problemi di:
o Comunicazione,
o Attenzione,
o Apprendimento.
E’ indispensabile ripensare il sistema della formazione, serve un sistema più chiaro e semplice.
Norme e DIVIETI non bastano, è necessario creare nella testa delle persone le ABITUDINI per riportare la cultura della sicurezza al centro, la PREVENZIONE è CULTURA: PRE-VENIRE = ANTICIPARE.

Studio
Lo studio parte dal presupposto che “norme e procedure non bastano per promuovere comportamenti sicuri”, proprio per questo serve una formazione:
• articolata per specifici obiettivi,
• progettata bene già dall’inizio,
• in grado di specificare gli obiettivi e le competenze da migliorare.
Per migliorare la conoscenza ed atteggiamenti servono:
• strumenti multimediali,
• breve durata.
Per migliorare il comportamento serve:
• formazione sul campo.
Per ottenere risultati positivi per la salute serve:
• formazione di gruppo interattiva.
Lo STUDIO ha coinvolto:
• TRE AZIENDE,
• 187 DIPENDENTI,
• 4 STABILIMENTI PRODUTTIVI.

Lo studio è stato svolto con una ricerca sul campo ed ha indagato elementi relativi a:
• Conoscenza & atteggiamenti,
• Comportamenti,
• Salute.

E’ stata effettuata una MISURAZIONE con scheda anonima (con codice identificativo) compilata dai dipendenti coinvolti a distanza di:
• 1 giorno,
• 1 mese,
• 3 mesi,
• 6 mesi,
• 1 anno.
RISULTATI: nell’arco dei 3 mesi l’effetto della formazione decade!

Considerazioni finali
Quando la formazione è intrecciata con “quello che l’utente fa” ogni giorno, più la formazione è efficace, in ogni caso col tempo l’efficacia cala.
Formatori qualificati (o riconosciuti come tali) risultano maggiormente graditi rispetto a formatori interni come ad esempio RSPP.

LA FORMAZIONE PUO’ FARE TANTO MA NON PUO’ FARE TUTTO!

Metodo e misure dello studio:
• Telefonini ritirati all’ingresso dell’aula,
• Questionari a crocette e domande aperte,
• Osservazioni sul campo (dei comportamenti) da parte di terzi durante l’orario di lavoro,
Scala tipo Likert.

Le TRE aziende partecipanti hanno collaborato allo studio coinvolgendo in modo attivo i propri dipendenti, tutte hanno realizzato dei VIDEO con i quali in un primo momento simulavano possibili infortuni causati da comportamenti scorretti dei lavoratori e successivamente riproducevano il comportamento corretto da tenere.
I dipendenti sono coinvolti in prima persona nelle scene registrate diventando i protagonisti dei video.

I dati rilevati dalle aziende hanno determinato:
CONOSCENZA: miglioramento dl livello generale.
ATTEGGIAMENTO: nessun miglioramento significativo verso la sicurezza.
COMPORTAMENTO: miglioramento anche a distanza di due mesi.

Aziende coinvolte nello studio:
EMAK (Nosari Sara – Risorse umane; Ideari Tiziano – RSPP)
MOSS (Pelli Andrea – RSPP)
SMEG (Roncaglia Chiara – RSPP)
Per avere maggiori informazioni sullo studio, contattare le aziende citate o il Prof. Federico Ricci di UNIMORE.

Esperienza? La mia la servo in scodella…

“L’esperienza è flusso, attorno a noi tutto scorre, siamo immersi in un fiume, c’è il fluire del tempo, il fluire della vita biologica e quello della vita sociale, la società cambia attorno a noi con ritmi che a volte paiono più rapidi dei ritmi biologici… scrivendo si sottrae qualcosa a questo flusso, è come attingere acqua da un fiume con una scodella e sembra di aver preservato almeno qualcosa delle nostre esperienze”

Luigi Meneghello, JURA. Ricerche sulla natura delle forme scritte, BURsaggi, Rizzoli, Milano 2003.