Nuove opportunità? Osserviamo il mondo attorno a noi e … nuotiamo

IMGP1966Crisi finanziaria.
Crisi dei mercati.
Crisi del lavoro.
Crisi … personali.

Come uscirne?
Come sopravvivere senza affogare?
Come andare avanti?
Come investire sul nostro futuro?

Purtroppo non ho ricette magiche.
Purtroppo non ho risposte risolutive, nemmeno per me.
Ho solamente idee e voglia di “nuotare”.

La “mia piscina” è il mondo che mi circonda, soprattutto oggi, dove la “mia piscina” si è trasformata in un mare in tempesta.
Io però non voglio smettere di “nuotare”, combatto le onde ed osservo il mare.

Osservando il mare nascono idee di ogni tipo: pazze, strampalate, assurde … ma io non mi fermo.

Quanto sopra per dire che nonostante tutto:

  • non dobbiamo mai mollare,
  • dobbiamo investire su noi stessi per imparare a “nuotare” sempre meglio.
  • Sforziamoci, svuotiamo i polmoni, respiriamo aira nuova e fresca, stringiamo i denti e guardiamo quello può offrire il quotidiano.

Forse non offre GRANDI ricchezze, ma offre NUOVE OPPORTUNITA’ … sempre !!!

Fino a quando ne avrò le forze continuerò a “nuotare”, con la speranza che il mare in tempesta torni ad essere una tranquilla piscina e non si trasformi in quell’isola … che non c’è …!

Riporto sotto due banali esempi:

  1. difficilmente realizzabile (SHOPPERS) ma di sicuro impatto (credo)
  2. realizzato ma ancora migliorabile (MISURE LETTO).

Esempio 1: SHOPPERS

Gennaio 2013.
Sabato.
Ore 10.00
.
Passeggiata per le vie del centro cittadino.
Uomini e donne scorrono veloci, quasi frenetici.
Tutto attorno le vetrine dei negozi parlano una lingua comune: SALDI-SALDI-SALDI.

DUE ore più tardi.
Uomini e donne attraversano piazze e ripercorrono le stesse vie.
Ora scorrono lenti, rallentati da borse più o meno ingombranti.
Borse grandi, piccole, colorate o, nella maggior parte dei casi,  anonime bustone di carta … shoppers.

Cosa contengono quelle anonime shoppers?
Perché non sfruttare quello spazio vuoto?

Perché non trasformare quella comoda ma anonima borsa  di carta in un oggetto personale?
Come renderla MOLTO personale ed UNICA?
Come renderla MIA E DI NESSUN ALTRO?

… ed è qui che arriva l’idea: stampando il volto del/della cliente direttamente sulla borsa di carta.
Proprio così, il volto di chi acquista, il TUO volto sulla borsa.

Uscito dal negozio il cliente porterà con sé:

  •   il brand,
  •   il prodotto,
  •   il proprio volto soddisfatto dopo l’acquisto. Quale migliore pubblicità di un cliente soddisfatto?

Semplice da dire, sicuramente più complicato da realizzare … ma è pur sempre una stampa su carta, no?

PRIME IPOTESI: In funzione della cifra spesa, il cliente potrà ottenere:

·         Ad esempio oltre i 50 euro:

  • la stampa del volto completo su di un lato della shoppers, oppure
  • la stampa del corpo intero con il prodotto acquistato indossato

·         Ad esempio tra 25 e 50 euro:

  • la stampa di metà volto sulla shoppers (l’altra metà della borsa riporterà il brand/logo)
  • la stampa del prodotto acquistato indossato sulla parte del corpo (es: se acquisto un paio di scarpe, verrà riportata la fotografia dei piedi con le scarpe indossate, ecc)

VANTAGGI per chi vende:

  • i clienti (almeno all’inizio) spenderanno almeno 50 euro per avere il proprio volto sulla borsa,
  • diversi clienti vorranno avere più borse con più pose/foto,
  • emulazione: anch’io voglio la borsa con il mio volto …
  •  immagine di persone “normali” che hanno scelto QUEL BRAND con conseguente messaggio: persone vere = verità = prodotto valido.
    Quale migliore pubblicità per un brand?
  • Risparmio rispetto a costose campagne pubblicitarie?

VANTAGGI o MOTIVAZIONI per chi compra:

  • Ottima idea per un regalo: nessun biglietto (da … a), chi ti ha fatto il regalo è quello sulla borsa !
  • Ottima idea per occasioni speciali (Natale, compleanni, ricorrenze, ecc)
  • Soddisfare la propria sete di notorietà (tutti possono vedere il mio volto sulla borsa)
  • Puro narcisismo

 SVANTAGGI per chi vende:

  •  strumenti dedicati per la stampa (web cam x foto – stampante idonea, ecc),
  • costi strumentazione e stampe (da recuperare dalla cifra spesa del cliente),
  • aumento file alle casse (alternativa: apposita postazione per la stampa),
  • Privacy cliente (sottoscrizione tramite sito o direttamente in negozio con documento identità)

STRATEGIE:

·         DOVE:

  • Store/MegaStore
  • Outlet
  • Negozi con target giovane/giovanile
  • Grandi marchi/brand e di tendenza
  •  Abbigliamento sportivo/intimo/tecnico, ecc

·         COME:

  • Da 25 a 50 euro: ½ volto
  •  Oltre 50 euro: volto intero
  • Possibilità inviare foto per realizzare borsa da ritirare in negozio (con eventuale dedica)
  •  Altro…

·         QUANDO:

  • Non tutto l’anno!
  •  Periodi limitati per non “stancare”. Nel lungo periodo magari la borsa precedente si logora e il cliente ne vorrà una nuova.
  • Periodo Natalizio
  • Periodo di Saldi
  • Apertura nuovo negozio o rinnovo locali
  • Lancio nuovo prodotto
  • Occasioni speciali (manifestazioni, ecc)

DOMANDA:

Quale impatto/attrattiva potrebbero avere queste shoppers nei principali negozi di città/metropoli come ROMA, MILANO, LONDRA, NEW YORK, PARIGI, ecc?

Esempio 1: Un ragazzo, appassionato di basket, non sarebbe FIERO di esporre il proprio volto sulla borsa NIKE o ADIDAS acquistata a NEW YORK?
Il SUO volto sulla shoppers al posto o a fianco di famosi atleti NBA?
Per questo non sarebbe disposto a spendere un piccolo extra per comparire su quella borsa? Io credo di sì !
Un genitore non farebbe uno sforzo in più per accontentare il proprio figlio che desidera così tanto “spiaccicarsi” su QUELLA borsa a fianco del suo idolo? Io credo di sì !

Esempio 2: un pensiero anche per i/le meno giovani (le nostre care nonne J ):
E se la fotto venisse applicata alla favolose e tanto amate borse della spesa (quelle più robuste)  che mettono a disposizione i vari supermercati?
Quante volte queste borse si “perdono” o diventano preda altrui?
In questo modo la borsa sarebbe inconfondibile e nessuno potrebbe aggirarsi con la “MIA BORSA ”.
Alla fine sarebbe una borsa con antifurto incorporato …J

NON so se tutto questo esiste già (ho visto che esistono stampe su borse ma di altro tipo, o stampe su shoppers ma in “grandi tirature”), adesso però riapro gli occhi. E’ stato bello sognare.

·         Nome: ToBEgO (derivato da : BEG pronuncia di bag … unita ad EGO … al verbo essere ToBE e al al verbo GO). Pronuncia completa “tubigo” J

Esempio 2: MISURE LETTO

Aprile 2013
Sabato.
Ore 10.00
.
Entro in un negozio per acquistare un nuovo materasso.

Scelto il materasso, il negoziante mi chiede quali dimensioni ha il mio letto (rete-telaio).

Io rispondo che NON ho misurato il letto ma ho misurato solamente il materasso vecchio …

Dopo qualche boh-ma-mi-mo, il negoziante mi porge un foglio con le indicazioni per misurare correttamente letto e rete che ospiteranno il nuovo materasso.

Il gentile negoziante mi informa però: “è la spiegazione più chiara che ho trovato”.

Arrivato a casa lo leggo e … solo dopo qualche minuto riesco a misurare il mio letto, il foglio (di cui riporto il testo sotto) è:

  •  molto utile,
  • NON molto immediato (almeno per me)

Per questo motivo ne ho approfittato per fare “ALLENAMENTO”, l’ho riscritto (vedi sotto) e l’ho regalato al gentile negoziante.
E’ più chiaro? Spero!
E’ migliorabile? Certamente!
Cosa ci ho guadagnato? In questo caso nulla !

Sono briciole, però ottimizzandolo potrebbe diventare uno strumento “vendibile” ad altri del settore … e di questi tempi vanno bene anche le  briciole

(TESTO ORIGINALE) Come prendere le misure del letto:
La rete, rispetto all’interno del letto, deve essere precisa in larghezza e più corta in lunghezza di almeno 5 cm. in caso di pediera che copre lo spessore del materasso.
L’altezza del piano rete deve essere pari alla sponda laterale del letto in modo che il materasso non venga incassato.
Il materasso segue le stesse regole.
In caso di letto senza pediera o con giroletto sia rete che materasso dovranno riempire il vano del letto.
Le misure standard senza sovrapprezzo sono rispettivamente per singolo, piazza e mezza e matrimoniale:

Largh. 1piazza     Largh. 1p1/2        Largh. 2p              Lunghezza

80                           100                         160                         190

85 X                        120 X                     165 X                     195

90                           140                         170                         200

Tutti gli accoppiamenti delle misure sopra elencate sono possibili (in caso di matrimoniale: 160×190, 160×195, 160×200, 165×190, 165×195, 165×200, 170×190, 170×195, 170×200 ecc …)

(TESTO RISCRITTO) Come prendere le misure del letto:

RETE

MATERASSO

Lunghezza

Larghezza

Altezza

Lunghezza

Larghezza

Altezza

 

 

Letto

CON PEDIERA

 

piùcorta di almeno5cm

se lapedieracopre lospessoredel materasso

 

 

precisa rispettoallinterno delletto

ilpianorete deve esserepari alla spondalateraledel lettoinmodo cheil materasso nonvenga incassato

 

piùcorta di almeno5cm

se lapedieracopre lospessoredel materasso

 

 

precisa rispettoallinterno delletto

 

ilpianodel materasso NONdeve essereincassatoal

disotto dellesponde delletto

 

Letto SENZAPEDIERA ocon GIROLETTO

 

 

la rete deveriempire

ilvanodelletto

ilpianorete deve esserepari alla spondalateraledel lettoinmodo cheil materasso nonvenga incassato

 

 

il materasso deveriempire

ilvanodelletto

 

ilpianodel materasso NONdeve essereincassatoal

disotto dellesponde delletto

 

Lemisure dei materassi sono rispettivamente:

 

Larghezza(cm)

Lunghezze(cm)

(disponibiliper tuttii formati)

FORMATI

 

>  <

 

standard

 

 >

1Piazza

80

85

90

19oppure

195oppure

200

1Piazza e1/2

100

120

140

Matrimoniale

160

165

170

Formazione Cocktail

CocktailSe è vero che il termine Cocktail indica “una miscela proporzionata ed equilibrata di diversi ingredienti”, posso affermare che la mia formazione professionale è sempre più una formazione Cocktail.

Da qualche anno ho infatti intrapreso un percorso formativo “variegato” per:

  • colmare le mie tante lacune,
  • diventare un comunicatore tecnico affidabile,
  • essere in grado di comunicare informazioni complesse in modo chiaro,
  • essere in grado di comunicare non solo tramite testi ma tramite immagini,
  • sopravvivere alla crisi dei mercati.

Comunico attraverso testi e immagini, per questo motivo mi ritengo un Technical Communicator (tanto per utilizzare un termine alla moda … noto però da decenni…) e come tale sono consapevole che, per svolgere questa professione al meglio, l’esperienza acquisita negli anni è solo una base, importante, da cui partire per crescere ed apprendere ancora.

La comunicazione tecnica, così come la scrittura o la fotografia (scrivere con la luce), richiede competenze specifiche che solo attraverso lo studio, la pratica ed il confronto possono essere assimilate.

I miei sono documenti in movimento.

Documenti che, grazie ad un costante processo di aggiornamento e affinamento, cerco di rendere sempre più comprensibili, immediati, chiari.

Tralasciando per ora la lingua inglese, che merita un discorso a parte e con la quale un giorno raggiungerò (forse) un armistizio, mi sono concentrato su quegli aspetti che ritengo collegati alla mia professione: redazione/comunicazione tecnica.

L’evoluzione normativa, tecnologica e “umana” (ovvero l’utente che legge il documento tecnico), richiedono documenti professionali e competenze che possono essere acquisite principalmente attraverso:

  • una formazione costante,
  • il confronto quotidiano:
    • sul campo,
    • con esperti,
  • lo studio,
  • la pratica.

Saper impaginare un documento tecnico tramite InDesign, Word o altri software è importante, tanti lo sanno fare ed anche molto bene, ma non basta per essere un buon Technical Writer/Communicator.

Il Technical Writer/Communicator deve essere in grado di produrre un “buon documento”: chiaro, comprensibile, fruibile e sicuro. Molto meglio un “buon documento”, anche semplice, anzichè un “bel documento” ma inefficace.

La capacità di produrre un “buon documento” è strettamente legata all’esperienza ed alle competenze acquisite in vari ambiti, es.:

  • gestione dei contenuti (struttura, organizzazione, presentazione…),
  • analisi degli utenti (coloro che leggeranno il documento),
  • regole di scrittura,
  • utilizzo strumenti grafici (disegno, prospettiva, impaginazione, fotoritocco …),
  • problematiche legate alla composizione grafica (visual design, fotografia, web, colori…),
  • normative di riferimento (tecniche, redazionali…),
  • … e tanto altro.

Ovviamente essere competenti non significa “sapere tutto di tutto” (il che è praticamente impossibile), ma significa avere una visione “aperta” e competenze di base da approfondire, eventualmente, in un secondo momento.

Quando la documentazione aziendale viene organizzata e prodotta da un gruppo di persone, ciascuna con competenze specifiche, l’esigenza di una ”formazione Cocktail” viene forse meno.
In questo caso si può contare su specialisti del settore con elevate competenze (chi per la scrittura, chi per la grafica, chi per la parte normativa, ecc).
In questo caso possiamo parlare di Team Writing.

Al contrario, quando la documentazione viene organizzata e prodotta in toto da una sola persona, si parla di Solo Writer.
Il sottoscritto rientra, come molti altri, in questa “categoria”.

Per quanto mi riguarda, essere un Solo Writer è:

  • impegnativo: spesso devi partire da zero in quanto non si hanno competenze in quell’ambito,
  • complesso: non è sempre immediato collegare ed integrare tutte le info raccolte,
  • in alcuni casi: molto dispendioso, non solo in termini economici.

Essere un Solo Writer offre però anche diversi vantaggi, ad es.:

  • la possibilità di:
    • sperimentare tecniche di scrittura o riscrittura,
    • ampliare le competenze grafiche,
    • dare spazio alla propria creatività,
    • avere il pieno controllo del proprio lavoro,
    • fare nuove esperienze:
      • scrivendo di prodotti differenti per tipologia o mercato,
      • in ambito fotografico (tecnica, negativo digitale, composizione…)
    • spaziare tra diversi ambiti normativi,
    • essere in continua evoluzione,
    • essere autonomo.

Team Writing vs Solo Writer, quale dei due? Dipende … dal tipo di documento da produrre, dal tipo di prodotto da descrivere, dalle dimensioni dell’azienda, dall’esperienza dei singoli, ecc.

Purtroppo in Italia NON esiste, oggi, una scuola o un vero percorso in grado di produrre “Redattori Tecnici”.

Chi sui occupa di Comunicazione Tecnica e vuole farlo in modo professionale, può contare:

Credo che una formazione iper-specialistica intesa come “so fare solo quello e so farlo al meglio” offra vantaggi non indifferenti, ma solo se si è ai massimi livelli.
In questo caso il rischio potrebbe essere quello di risultare competitivi in uno “spicchio” limitato del mercato.

Al contrario una “formazione Cocktail” non consente (forse) una preparazione iper-specialistica, ma offre la possibilità di essere maggiormente adattabili a diversi “spicchi” di quel mercato.

Non so se la strategia che ho messo in atto è quella giusta, ma è il tipo di formazione che desidero avere e che ritengo mi offra le maggiori garanzie nel medio periodo.

Ogni giorno comunico informazioni più o meno complesse attraverso testi e immagini … ma NON sono uno scrittore, sono un semplice Alesatoredivirgole con una formazione Cocktail, un Solo Writer ma fortunatamente NON un Writer Solo …! :-)

I termini Solo Writer e Tem Writing sono tratti daWriting and designing manuals (terza ediz.)– Patricia A. Robinson  

Information Mapping® – dalla parte dell’utente

Information Mapping® è un metodo per la redazione strutturata e modulare di documenti tecnici e di business.

Storia

Il metodo Information Mapping® viene creato dal Prof. Robert E. Horn nel 1967.
Il Prof. Horn era un ricercatore alla Harvard e alla Columbia University, interessato a come una scrittura strutturata e modulare potesse migliorare la comprensione e le performance nella comunicazione scritta.

Scopo

Information Mapping® consente di produrre documenti di testo:

  • Altamente leggibili
  • Comprensibili
  • Riutilizzabili

Il mio primo corso Informatio Mapping®

Ottobre 2012 – Partecipazione a 2 giornate di corso:

-       Corso Base (8 ore)

-       Corso Master – Procedure e politiche aziendali efficaci (8 ore)

-       Docente: Vilma Zamboli di Writec

Il mio primo approccio al metodo

L’approccio al metodo è stato graduale durante le 2 giornate di corso.

Lo sviluppo dei documenti è ben definito e fondato su tre regole basilari:

-       Analizzare (scopo, utenti, informazioni)

-       Organizzare (contenuti in unità modulari)

-       Presentare (in modo chiaro e accessibile)

L’organizzazione in Blocchi e Moduli delle informazioni stravolge (in parte), ma migliora,  metodologie e abitudini acquisite negli anni:

-       Blocco: insieme minimo informazioni. Ogni Blocco prevede un titolo.

-       Modulo: insieme di blocchi correlati tra loro con un titolo.

La suddivisione delle informazioni in ben sei diversi Tipi di informazione, offre la possibilità di “catalogare” e definire in modo chiaro:

-       Procedure (dire come fare qualcosa),

-       Concetti (dire cos’è),

-       ecc.

Le esercitazioni svolte in classe durante le 2 giornate di corso hanno evidenziato una difficoltà da parte di noi presenti a calarsi nei panni dell’utente finale.

La possibilità di schematizzare ed analizzare le informazioni con “l’occhio dell’utente finale” è solo  uno dei punti di forza del metodo Information Mapping®.

Prime impressioni

Information Mapping® è un metodo applicabile a diverse tipologie di documenti, tecnici e non.

Informazioni complesse già scritte utilizzando diverse righe di testo (muro grigio) possono essere rese più immediate e comprensibili se riscritte con questo metodo.

Questi esempi “prima” e “dopo” rendono evidente la differenza.

Per chi è agli inizi risulta un po’ più complesso produrre un documento partendo da zero.

Information Mapping® è un metodo che si basa su regole definite e deve essere appreso attraverso:

  1. la partecipazione ai corsi
  2. lo studio
  3. la pratica
  4. l’applicazione sul campo

Vantaggi principali riscontrati

L’applicazione del metodo consente di:

-       avere un approccio sistematico che rende la redazione più facile,

-       usare standard e formati coerenti,

-       presentare il giusto livello di dettaglio ai destinatari del documento,

-       scrivere in modo strutturato per rendere più comprensibile l’informazione,

-       abbattere il “muro grigio”.

Lo consiglio perché …

  • favorisce la realizzazione di documenti accessibili e chiari,
  • le informazioni sono facilmente reperibili,
  • il metodo può essere applicato a varie tipologie di documenti,
  • un documento corretto e comprensibile è uno strumento di garanzia della sicurezza,
  • la differenza tra “prima” e “dopo” è davvero evidente e giustifica l’investimento.

Conclusioni

Quanto sopra sono opinioni personali, il mio scopo non è quello di convincerti ma solamente quello di riportare la mia esperienza diretta sull’argomento.

Vorrei precisare inoltre che il metodo:

  • non è semplice e nemmeno banale,
  • deve essere studiato e appreso,
  • deve essere applicato e sperimentato sul campo,
  • è un investimento importante sulla qualità dei propri documenti,
  • è un investimento fondamentale per la sicurezza degli utenti.

NEWS: Information Mapping® Italia, gestito da Vilma Zamboli, è ora un gruppo aperto di LinkedIn e si pone come principale luogo di discussione del metodo.
Questo spazio rappresenta una grande opportunità per:

  • chi ha già frequentato i corsi,
  • chi vorrebbe frequentare un corso,
  • chi applica già il metodo,
  • chi vorrebbe applicare il metodo ai propri documenti,
  • chi vuole informazioni sul metodo,
  • chi si occupa di scrittura o comunicazione … non solo tecnica.

ITALIA: sempre più un paese di anziani

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Negli anni a venire, secondo i dati ISTAT, l’Italia sarà destinata a diventare una nazione  con un elevato numero di anziani. Se questi dati saranno confermati, ci troveremo davanti ad UTENTNZA media sempre più in là con gli anni, con tutte le problematiche del caso.

Questo aspetto diverrà (credo) un argomento di primaria importanza per chi si occupa di documentazione tecnica, una criticità che va ad aggiungersi alle problematiche già esistenti oggi:

  • difficoltà linguistiche delle persone che arrivano da altri paesi, in pratica NUOVI UTENTI che portano con sé anche differenze culturali (es: i colori hanno significato differente da un’area geografica all’altra).

Esistono alcuni strumenti in grado di verificare la leggibilità di un testo. Due di questi sfruttano formule matematiche e sono particolarmente interessanti:

  • Indice Flesch –Vacca: secondo Vacca (1979) l’indice di leggibilità è 100 in un libro di lettura di prima elementare. I buoni scrittori si collocano a 65. I politici sono sotto 20 e i regolamenti di applicazione delle nostre leggi sono a meno 200.(da L.Carrada, link sotto)
  • Indice Gulpease: l’indice Gulpease, a differenza della formula di Flesch-Vacca, permette di valutare la leggibilità di un testo rispetto al livello di scolarizzazione del lettore. (da L.Carrada, link sotto)

Luisa Carrada  li riassume nel 2009: “Nella scuola italiana si insegna a scrivere senza errori ma non a essere leggibili. Ma scrivere senza riuscire a comunicare non serve a niente”: http://mestiere-scrivere.blogspot.it/2009/02/lindice-di-leggibilita.html

Nel 2002 “è Tullio De Mauro a dar vita a Due Parole: un mensile pensato per il 3% degli italiani che hanno ritardi mentali, ma anche per quella parte di popolazione con un’istruzione molto bassa. (tratto da: Business Writing di Alessandro Lucchini)

Nonostante la validità del progetto, l’ultimo numero del mensile risale al 2006 (!?).

Vedere anche http://chiaroesemplice.blogspot.com di M. Emanuela Piemontese.

La documentazione tecnica dovrà soddisfare, in futuro, una utenza sempre meno omogenea composta da  NUOVI UTENTI e VECCHI UTENTI o piuttosto … UTENTI sempre più VECCHI.

Rimbocchiamoci le maniche, abbiamo molto lavoro da fare.

Matrici e cappelli, due storie, un unico obiettivo: scrivere meglio

Questa è la prima storia e racconta le vicissitudini di sei cappelli colorati, sei simpatici fratelli divisi da sei atteggiamenti differenti ma uniti da un unico scopo: sei cappelli per pensare.

Ora ve li presento: Bianco, il più neutrale; Rosso, il più emotivo; Nero il più negativo; Giallo il più positivo; Verde, il più creativo; Blu, il più razionale.

Edward de Bono (http://it.wikipedia.org/wiki/Edward_De_Bono), considerato la massima autorità nel campo del pensiero creativo e ideatore del metodo (e relativo libro), potrebbe non apprezzare una introduzione come questa, però a me piace rappresentare così questi simpatici cappelli.

Consiglio di visitare il sito di Umberto Santucci , rinomato consulente e formatore free lance che utilizza (ed insegna) da anni il metodo dei sei cappelli.

Allo stesso modo trovo molto interessante anche la seconda storia, un storia che racconta le avventure di quattro semplici riquadri, quattro “spazi bianchi” dove dovremo indicare: punti di forza, punti deboli, opportunità ed eventuali minacce dei nostri progetti/idee.

Questo metodo dei riquadri è noto con il nome di Matrice SWOT (Strenghts, Weaknesses, Opportunities, Threats).

Questa matrice è molto utile in quanto consente di verificare a vista (a colpo d’occhio) se prevalgono gli aspetti positivi o negativi.

Anche qui viene in aiuto Umberto Santucci (SWOT) con consigli ed approfondimenti.

I due metodi rappresentati da queste due brevi storie sono davvero interessanti e credo possano essere applicati con efficacia (insieme o singolarmente) anche alla redazione/comunicazione tecnica, così come alla comunicazione visiva, alla grafica, ecc.

Cosa ne pensate?

Avete utilizzato questo metodo in passato o lo utilizzate quotidianamente? Con quali risultati?

Webinar + CORSO IN AULA: elimina i costi nella gestione delle informazioni con Information Mapping®

La docente

Il corso è tenuto da Vilma Zamboli della Writec, distributore ufficale per l’Italia e il Canton Ticino del metodo Information Mapping®.

WEBINAR

Nelle organizzazioni ricercare le informazioni necessarie al proprio lavoro rappresenta un costo nascosto, in termini di tempo e di personale. Semplificare la documentazione scritta diventa quindi un fattore di primaria importanza.

Il webinar Information Mapping®: redazione e gestione di informazioni complesse introduce le regole e i principi di facile applicazione per rendere efficace la stesura della documentazione aziendale (testi tecnici, web, qualità, procedure).

Information Mapping® è un metodo consolidato a livello mondiale, che definisce nuove modalità di produzione della documentazione scritta e di altre forme di comunicazione. Questo successo è testimoniato dallenumerose aziende che ne hanno valutato positivamente l’impatto.

Il webinar si terrà il 29 settembre dalle 17.00 alle 18.00, online sulla piattaforma Poli@work del Politecnico di Milano.

Partecipazione gratuita. Iscriviti subito alla pagina guest di Poli@work!! 

IL CORSO IN AULA si terrà nei giorni  6 e 7 Ottobre 2011  a Milano presso le aule di CEFRIEL, centro di eccellenza per l’innovazione, la ricerca e la formazione nel settore dell’ICT.

Confronti semplicemente questi due documenti e immagini i vantaggi che la documentazione della sua azienda potrà trarne nell’essere strutturata mediante questo metodo.

Caratteristiche del metodo

Qualsiasi documento può beneficiare dell’applicazione di Information Mapping ®:

  • un’offerta commerciale
  • una comunicazione aziendale
  • un manuale di installazione, uso e programmazione
  • un documento ISO
  • un regolamento per la prevenzione degli infortuni

I vantaggi nell’applicare Information Mapping ® sono:

  • ridurre i tempi/costi di redazione, manutenzione e traduzione della documentazione
  • ottenere una documentazione standard e uniforme
  • garantire la conformità costanteallenormative
  • preparare i contenuti strutturati per i CMS
  • trattenere la conoscenza in azienda
  • ridurre i tempi di formazione del personale
Invito a conoscere tutti i dettagli del corso visitando questa pagina di WRITEC. Nella stessa pagina troverete un modulo di pre-iscrizione.


Infortuni sul lavoro: quali responsabilità per chi scrive o revisiona il manuale uso manutenzione del fabbricante?

A fronte di un infortunio (lieve, grave o mortale), quali sono le responsabilità civili/penali di chi redige (esternamente all’azienda tramite contratto di consulenza o similare) un manuale uso manutenzione di una macchina?
E in caso di revisione di un manuale emesso dal fabbricante/produttore le cose cambiano?
Richiedere all’azienda cliente (il fabbricante/produttore) una lettera di “scarico responsabilità” può essere una forma di tutela?
In alternativa come tutelarsi? Partecipa alla discussione su Linkedin !!!

Gruppo discussione “Comunicazione e grafica tecnica” su Linkedin

L’ Alesatoredivirgole aderisce al gruppo Linkedin “Comunicazione e grafica tecnica” di Barbara Zen.

Ringrazio Barbara per l’invito e l’ Artigianodibabele dal quale ho preso il riferimento.

Orientamento alle classi seconde ITIS. E la documentazione tecnica?

Accettando con piacere l’invito del Collegio dei Periti di Reggio Emilia presso il quale sono iscritto, lo scorso 5 febbraio ho partecipato (accompagnato dal Presidente del Collegio) all’incontro di orientamento con gli studenti delle classi seconde dell’ Istituto Tecnico Industriale ITIS Nobili di RE.

Superata l’emozione della “prima volta” davanti ad un pubblico così numeroso, ho esposto brevemente la mia esperienza personale di Perito Meccanico-lavoratore dipendente, nel tentativo di far comprendere ai ragazzi alcune delle tante opportunità che potrebbero presentarsi loro in futuro.

Prima del mio intervento, il Preside dell’Istituto, i Professori delle tre materie principali (Meccanica, Elettrotecnica e Tessile) ed il Presidente del Collegio, hanno catturato l’attenzione dei ragazzi incoraggiandoli ad aprire gli occhi sul mondo reale, dove per mangiare si deve lavorare sodo, aprendosi sempre più al confronto con realtà anche molto distanti da casa nostra.

Nonostante la scuola pubblica sia in piena trasformazione, si è parlato comunque di progetti importanti (accorpamenti, laboratori), di investimenti e di percorsi formativi post diploma mirati (ad es. biennio di meccatronica) però, ancora una volta, la documentazione tecnica non trova spazio.   

Mentre in altri paesi sono previsti percorsi di studio specifici, in Italia si fa ancora troppo poco in questo settore, demandando spesso alla buona volontà dei singoli.

Considerando la complessità e la varietà dei prodotti disponibili sul mercato, la documentazione tecnica riveste sempre più un ruolo fondamentale (non solo di informazione ma anche e soprattutto di sicurezza), pertanto riterrei utile e formativo illustrarne le potenzialità già nelle scuole superiori oltre che nelle Università, creando così le basi per una cultura tecnica che oggi manca.     

La comunicazione tecnica non è cosa banale, per questo servono figure e professionalità formate ad hoc.

Speriamo che anche la scuola se ne accorga.

Web seminar: “Technical communication: quando scrivere manuali è una professione”

Giovedì 11 Novembre 2010 – ore 17.00
Web seminar: “Technical communication: quando scrivere manuali è una professione”

Perché nessuno legge i manuali? Perché l’help desk è tempestato dalle stesse domande? Perché i manuali in più lingue sono disallineati? Perché per scrivere un manuale si perde tanto tempo? Perché si tende a descrivere un prodotto e non a dire come “usarlo”?

Vilma Zamboli esplora le possibili risposte a queste domande durante il seminario online Technical communication: quando scrivere manuali è una professione.
Il seminario mostrerà rischi ed errori della redazione tecnica non professionale e alcune delle tecniche da applicare per ovviarvi. Presenterà le competenze di Technical Communication richieste dal mercato a ingegneri e progettisti IT e come la figura professionale del Technical Communicator può interagire attivamente con i reparti aziendali di Marketing, R&D, Help Desk e Training per produrre documentazione tecnica.

Il seminario è curato da CEFRIEL e ospitato dalla piattaforma Poli@work.
Poli@work nasce dalla collaborazione tra:
:: CEFRIEL
:: Centro METID
:: Consorzio METIS
:: MIP
:: Poli.design

Con il coordinamento di:
:: Fondazione Politecnico di Milano

Con la promozione e il sostegno di:
:: Assolombarda
:: Politecnico di Milano

Il “Sistema Politecnico”, attraverso alcuni dei suoi principali enti e consorzi, ha dunque voluto unire le forze per mettere a disposizione del territorio lombardo, e non solo, l’esperienza maturata nell’ambito dei servizi formativi alle imprese, con particolare riguardo alla gestione di progetti finanziati attraverso i fondi interprofessionali e i fondi pubblici.

Per partecipare ai webinar è sufficiente iscriversi a Poli@work e al seminario di interesse. Il giorno dell’evento basta collegarsi alla sessione dedicata sulla piattaforma (forniti di cuffia e microfono nel caso si voglia intervenire). Gli eventi saranno registrati per permettere a coloro che non hanno potuto partecipare di fruire, in qualsiasi momento, dei contenuti esposti durante il web seminar.

La partecipazione è gratuita.

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