Concorso DixEAN Revolution … tutto vero !!!

Clicca qui per vedere le immagini dell’evento.

Ora ne ho le prove, non era un sogno ma la splendida realtà. Organizzazione dell’evento impeccabile ed esperienza fantastica.

Servizio e immagini dei vincitori del concorso DixEAN Revolution e del Premio Arte legati all’ 11° Premio Cairo anche sul numero di Novembre 2010 della rivista mensile Arte della Cairo Editore.

Riporto sotto un riassunto di quanto avvenuto (tratto da: www.milanopress.it).

DixEAN Revolution: proclamati a Milano i vincitori del “Premio Speciale Nuove Tecnologie”

”La confezione del vostro detersivo è bella, ma senza quelle strisce sarebbe ancora più bella”. E’ nato così, dalla provocazione di una consumatrice, il progetto di Henkel che ha chiesto a giovani artisti, ma anche a persone comuni, di re-interpretare creativamente il codice a barre di Dixan Piatti, uno dei prodotti di punta dell’azienda. Ai giovani designer, che da subito hanno aderito al progetto creando opere di grande qualità presentate in anteprima al FuoriSalone del Mobile di Milano, si sono aggiunti anche molti artisti che hanno accolto il medesimo invito attraverso il bando pubblicato sulla rivista Arte, il sito del magazine o il sito DixEAN Revolution e hanno inviato centinaia di elaborati, creativi, inediti, bellissimi. E’ stato infatti il successo di critica e di pubblico registrato durante il FuoriSalone del Mobile a propiziare la collaborazione con la rivista Arte e a suggerire a Henkel di firmare il secondo capitolo di questa straordinaria avventura creativa, inserendo “DixEAN Revolution” nel quadro del Premio Cairo, oggi una delle più importanti manifestazioni artistiche italiane, giunta alla undicesima edizione. Nel corso di questi mesi una Giuria composta dalla redazione di Arte, da Franco Gervasio, regista e artista visivo contemporaneo, da Antonello Fusetti, Direttore della Scuola Politecnica di Design di Milano e dai componenti di Henkel Italia, ha selezionato tutte le opere e ha decretato i vincitori, premiati giovedì 28 ottobre al Palazzo della Permanente di Milano. Ospite d’onore lo storico dell’arte Philippe Daverio cui è stato affidato il compito di commentare il valore artistico e culturale del progetto, di stimolare il confronto con gli autori, di fare emergere l’inconsueto connubio fra arte, tecnologia, consumi quotidiani di cui le opere del “Premio Speciale Nuove Tecnologie” sono espressione. Che si parli di “arte”, “nuovi linguaggi”, “forme espressive” –Philippe Daverio ne ha dato la definizione più adeguata – in fondo non è importante, quello che invece è da rilevare è la risposta entusiasta, ampiamente superiore alle aspettative, che hanno dato sia professionisti della creatività sia normali consumatori che hanno liberato la loro fantasia e il loro talento creativo. “Siamo molto soddisfatti di questa iniziativa – ha commentato Alessandro Martello, Category Marketing Manager Henkel – DixEAN Revolution ci ha confermato che anche prodotti di uso quotidiano come il detersivo per i piatti e relativo codice a barre (il normale codice EAN European Article Number, presente su tutte le etichette) possono stuzzicare la fantasia fino alla realizzazione di opere d’arte moderne, alcune delle quali veramente pregevoli. Inoltre siamo contenti – senza per questo volerci trasformare in “talent scout”- di avere contribuito a scoprire tanti giovani talenti. Questo aiuta ad avvicinare il mondo delle imprese ai giovani, può fare conoscere in modo più approfondito tante realtà produttive e distributive, fa capire che cosa c’è dietro i prodotti che tutti noi usiamo quotidianamente e, perché no, rafforza il patto di amicizia e fedeltà con i consumatori che sempre più numerosi scelgono Dixan Piatti.” Al vincitore assoluto del “Premio Speciale Nuove Tecnologie DixEAN Revolution”, Davide Beltrami di Reggio Emilia, sposato con due figli, un perito industriale di grande talento che ha però al suo attivo anche numerose esperienze come esperto di visual design e grafico multimediale, e a Elena Bussolaro, ventiquattrenne illustratrice e pittrice bellunese, risultata prima nella categoria “giovani”, sono andati, rispettivamente, un ambitissimo IPad e una borsa di studio da € 1000. L’iniziativa Henkel, partita al FuoriSalone del Mobile di Milano e che già al suo esordio aveva attirato centinaia di visitatori, giornalisti, designer, architetti, studenti delle scuole di moda, design e arredamento ma anche comuni consumatori e generato decine di articoli sui media, è letteralmente “esplosa” sul Web dove è stata ripresa da innumerevoli blog, ha alimentato forum, è stata messa su Facebook. Ne sono seguiti la collaborazione con la testata Arte, la prosecuzione dell’avventura creativa di DixEAN Revolution, l’inserimento nel prestigioso Premio Cairo e, ancora una volta, la risposta spontanea e appassionata del pubblico. Un risultato che conferma non solo il valore del progetto culturale ma che è, forse, l’indicatore di un vero e proprio fenomeno di tendenza. Questa è DixEAN Revolution, una rivoluzione creativa che per Henkel è appena iniziata.
Milano, 29 ottobre 2010                                                                                                         Silva Valier

Nuove opportunità? Osserviamo il mondo attorno a noi e … nuotiamo

IMGP1966Crisi finanziaria.
Crisi dei mercati.
Crisi del lavoro.
Crisi … personali.

Come uscirne?
Come sopravvivere senza affogare?
Come andare avanti?
Come investire sul nostro futuro?

Purtroppo non ho ricette magiche.
Purtroppo non ho risposte risolutive, nemmeno per me.
Ho solamente idee e voglia di “nuotare”.

La “mia piscina” è il mondo che mi circonda, soprattutto oggi, dove la “mia piscina” si è trasformata in un mare in tempesta.
Io però non voglio smettere di “nuotare”, combatto le onde ed osservo il mare.

Osservando il mare nascono idee di ogni tipo: pazze, strampalate, assurde … ma io non mi fermo.

Quanto sopra per dire che nonostante tutto:

  • non dobbiamo mai mollare,
  • dobbiamo investire su noi stessi per imparare a “nuotare” sempre meglio.
  • Sforziamoci, svuotiamo i polmoni, respiriamo aira nuova e fresca, stringiamo i denti e guardiamo quello può offrire il quotidiano.

Forse non offre GRANDI ricchezze, ma offre NUOVE OPPORTUNITA’ … sempre !!!

Fino a quando ne avrò le forze continuerò a “nuotare”, con la speranza che il mare in tempesta torni ad essere una tranquilla piscina e non si trasformi in quell’isola … che non c’è …!

Riporto sotto due banali esempi:

  1. difficilmente realizzabile (SHOPPERS) ma di sicuro impatto (credo)
  2. realizzato ma ancora migliorabile (MISURE LETTO).

Esempio 1: SHOPPERS

Gennaio 2013.
Sabato.
Ore 10.00
.
Passeggiata per le vie del centro cittadino.
Uomini e donne scorrono veloci, quasi frenetici.
Tutto attorno le vetrine dei negozi parlano una lingua comune: SALDI-SALDI-SALDI.

DUE ore più tardi.
Uomini e donne attraversano piazze e ripercorrono le stesse vie.
Ora scorrono lenti, rallentati da borse più o meno ingombranti.
Borse grandi, piccole, colorate o, nella maggior parte dei casi,  anonime bustone di carta … shoppers.

Cosa contengono quelle anonime shoppers?
Perché non sfruttare quello spazio vuoto?

Perché non trasformare quella comoda ma anonima borsa  di carta in un oggetto personale?
Come renderla MOLTO personale ed UNICA?
Come renderla MIA E DI NESSUN ALTRO?

… ed è qui che arriva l’idea: stampando il volto del/della cliente direttamente sulla borsa di carta.
Proprio così, il volto di chi acquista, il TUO volto sulla borsa.

Uscito dal negozio il cliente porterà con sé:

  •   il brand,
  •   il prodotto,
  •   il proprio volto soddisfatto dopo l’acquisto. Quale migliore pubblicità di un cliente soddisfatto?

Semplice da dire, sicuramente più complicato da realizzare … ma è pur sempre una stampa su carta, no?

PRIME IPOTESI: In funzione della cifra spesa, il cliente potrà ottenere:

·         Ad esempio oltre i 50 euro:

  • la stampa del volto completo su di un lato della shoppers, oppure
  • la stampa del corpo intero con il prodotto acquistato indossato

·         Ad esempio tra 25 e 50 euro:

  • la stampa di metà volto sulla shoppers (l’altra metà della borsa riporterà il brand/logo)
  • la stampa del prodotto acquistato indossato sulla parte del corpo (es: se acquisto un paio di scarpe, verrà riportata la fotografia dei piedi con le scarpe indossate, ecc)

VANTAGGI per chi vende:

  • i clienti (almeno all’inizio) spenderanno almeno 50 euro per avere il proprio volto sulla borsa,
  • diversi clienti vorranno avere più borse con più pose/foto,
  • emulazione: anch’io voglio la borsa con il mio volto …
  •  immagine di persone “normali” che hanno scelto QUEL BRAND con conseguente messaggio: persone vere = verità = prodotto valido.
    Quale migliore pubblicità per un brand?
  • Risparmio rispetto a costose campagne pubblicitarie?

VANTAGGI o MOTIVAZIONI per chi compra:

  • Ottima idea per un regalo: nessun biglietto (da … a), chi ti ha fatto il regalo è quello sulla borsa !
  • Ottima idea per occasioni speciali (Natale, compleanni, ricorrenze, ecc)
  • Soddisfare la propria sete di notorietà (tutti possono vedere il mio volto sulla borsa)
  • Puro narcisismo

 SVANTAGGI per chi vende:

  •  strumenti dedicati per la stampa (web cam x foto – stampante idonea, ecc),
  • costi strumentazione e stampe (da recuperare dalla cifra spesa del cliente),
  • aumento file alle casse (alternativa: apposita postazione per la stampa),
  • Privacy cliente (sottoscrizione tramite sito o direttamente in negozio con documento identità)

STRATEGIE:

·         DOVE:

  • Store/MegaStore
  • Outlet
  • Negozi con target giovane/giovanile
  • Grandi marchi/brand e di tendenza
  •  Abbigliamento sportivo/intimo/tecnico, ecc

·         COME:

  • Da 25 a 50 euro: ½ volto
  •  Oltre 50 euro: volto intero
  • Possibilità inviare foto per realizzare borsa da ritirare in negozio (con eventuale dedica)
  •  Altro…

·         QUANDO:

  • Non tutto l’anno!
  •  Periodi limitati per non “stancare”. Nel lungo periodo magari la borsa precedente si logora e il cliente ne vorrà una nuova.
  • Periodo Natalizio
  • Periodo di Saldi
  • Apertura nuovo negozio o rinnovo locali
  • Lancio nuovo prodotto
  • Occasioni speciali (manifestazioni, ecc)

DOMANDA:

Quale impatto/attrattiva potrebbero avere queste shoppers nei principali negozi di città/metropoli come ROMA, MILANO, LONDRA, NEW YORK, PARIGI, ecc?

Esempio 1: Un ragazzo, appassionato di basket, non sarebbe FIERO di esporre il proprio volto sulla borsa NIKE o ADIDAS acquistata a NEW YORK?
Il SUO volto sulla shoppers al posto o a fianco di famosi atleti NBA?
Per questo non sarebbe disposto a spendere un piccolo extra per comparire su quella borsa? Io credo di sì !
Un genitore non farebbe uno sforzo in più per accontentare il proprio figlio che desidera così tanto “spiaccicarsi” su QUELLA borsa a fianco del suo idolo? Io credo di sì !

Esempio 2: un pensiero anche per i/le meno giovani (le nostre care nonne J ):
E se la fotto venisse applicata alla favolose e tanto amate borse della spesa (quelle più robuste)  che mettono a disposizione i vari supermercati?
Quante volte queste borse si “perdono” o diventano preda altrui?
In questo modo la borsa sarebbe inconfondibile e nessuno potrebbe aggirarsi con la “MIA BORSA ”.
Alla fine sarebbe una borsa con antifurto incorporato …J

NON so se tutto questo esiste già (ho visto che esistono stampe su borse ma di altro tipo, o stampe su shoppers ma in “grandi tirature”), adesso però riapro gli occhi. E’ stato bello sognare.

·         Nome: ToBEgO (derivato da : BEG pronuncia di bag … unita ad EGO … al verbo essere ToBE e al al verbo GO). Pronuncia completa “tubigo” J

Esempio 2: MISURE LETTO

Aprile 2013
Sabato.
Ore 10.00
.
Entro in un negozio per acquistare un nuovo materasso.

Scelto il materasso, il negoziante mi chiede quali dimensioni ha il mio letto (rete-telaio).

Io rispondo che NON ho misurato il letto ma ho misurato solamente il materasso vecchio …

Dopo qualche boh-ma-mi-mo, il negoziante mi porge un foglio con le indicazioni per misurare correttamente letto e rete che ospiteranno il nuovo materasso.

Il gentile negoziante mi informa però: “è la spiegazione più chiara che ho trovato”.

Arrivato a casa lo leggo e … solo dopo qualche minuto riesco a misurare il mio letto, il foglio (di cui riporto il testo sotto) è:

  •  molto utile,
  • NON molto immediato (almeno per me)

Per questo motivo ne ho approfittato per fare “ALLENAMENTO”, l’ho riscritto (vedi sotto) e l’ho regalato al gentile negoziante.
E’ più chiaro? Spero!
E’ migliorabile? Certamente!
Cosa ci ho guadagnato? In questo caso nulla !

Sono briciole, però ottimizzandolo potrebbe diventare uno strumento “vendibile” ad altri del settore … e di questi tempi vanno bene anche le  briciole

(TESTO ORIGINALE) Come prendere le misure del letto:
La rete, rispetto all’interno del letto, deve essere precisa in larghezza e più corta in lunghezza di almeno 5 cm. in caso di pediera che copre lo spessore del materasso.
L’altezza del piano rete deve essere pari alla sponda laterale del letto in modo che il materasso non venga incassato.
Il materasso segue le stesse regole.
In caso di letto senza pediera o con giroletto sia rete che materasso dovranno riempire il vano del letto.
Le misure standard senza sovrapprezzo sono rispettivamente per singolo, piazza e mezza e matrimoniale:

Largh. 1piazza     Largh. 1p1/2        Largh. 2p              Lunghezza

80                           100                         160                         190

85 X                        120 X                     165 X                     195

90                           140                         170                         200

Tutti gli accoppiamenti delle misure sopra elencate sono possibili (in caso di matrimoniale: 160×190, 160×195, 160×200, 165×190, 165×195, 165×200, 170×190, 170×195, 170×200 ecc …)

(TESTO RISCRITTO) Come prendere le misure del letto:

RETE

MATERASSO

Lunghezza

Larghezza

Altezza

Lunghezza

Larghezza

Altezza

 

 

Letto

CON PEDIERA

 

piùcorta di almeno5cm

se lapedieracopre lospessoredel materasso

 

 

precisa rispettoallinterno delletto

ilpianorete deve esserepari alla spondalateraledel lettoinmodo cheil materasso nonvenga incassato

 

piùcorta di almeno5cm

se lapedieracopre lospessoredel materasso

 

 

precisa rispettoallinterno delletto

 

ilpianodel materasso NONdeve essereincassatoal

disotto dellesponde delletto

 

Letto SENZAPEDIERA ocon GIROLETTO

 

 

la rete deveriempire

ilvanodelletto

ilpianorete deve esserepari alla spondalateraledel lettoinmodo cheil materasso nonvenga incassato

 

 

il materasso deveriempire

ilvanodelletto

 

ilpianodel materasso NONdeve essereincassatoal

disotto dellesponde delletto

 

Lemisure dei materassi sono rispettivamente:

 

Larghezza(cm)

Lunghezze(cm)

(disponibiliper tuttii formati)

FORMATI

 

>  <

 

standard

 

 >

1Piazza

80

85

90

19oppure

195oppure

200

1Piazza e1/2

100

120

140

Matrimoniale

160

165

170

Formazione Cocktail

CocktailSe è vero che il termine Cocktail indica “una miscela proporzionata ed equilibrata di diversi ingredienti”, posso affermare che la mia formazione professionale è sempre più una formazione Cocktail.

Da qualche anno ho infatti intrapreso un percorso formativo “variegato” per:

  • colmare le mie tante lacune,
  • diventare un comunicatore tecnico affidabile,
  • essere in grado di comunicare informazioni complesse in modo chiaro,
  • essere in grado di comunicare non solo tramite testi ma tramite immagini,
  • sopravvivere alla crisi dei mercati.

Comunico attraverso testi e immagini, per questo motivo mi ritengo un Technical Communicator (tanto per utilizzare un termine alla moda … noto però da decenni…) e come tale sono consapevole che, per svolgere questa professione al meglio, l’esperienza acquisita negli anni è solo una base, importante, da cui partire per crescere ed apprendere ancora.

La comunicazione tecnica, così come la scrittura o la fotografia (scrivere con la luce), richiede competenze specifiche che solo attraverso lo studio, la pratica ed il confronto possono essere assimilate.

I miei sono documenti in movimento.

Documenti che, grazie ad un costante processo di aggiornamento e affinamento, cerco di rendere sempre più comprensibili, immediati, chiari.

Tralasciando per ora la lingua inglese, che merita un discorso a parte e con la quale un giorno raggiungerò (forse) un armistizio, mi sono concentrato su quegli aspetti che ritengo collegati alla mia professione: redazione/comunicazione tecnica.

L’evoluzione normativa, tecnologica e “umana” (ovvero l’utente che legge il documento tecnico), richiedono documenti professionali e competenze che possono essere acquisite principalmente attraverso:

  • una formazione costante,
  • il confronto quotidiano:
    • sul campo,
    • con esperti,
  • lo studio,
  • la pratica.

Saper impaginare un documento tecnico tramite InDesign, Word o altri software è importante, tanti lo sanno fare ed anche molto bene, ma non basta per essere un buon Technical Writer/Communicator.

Il Technical Writer/Communicator deve essere in grado di produrre un “buon documento”: chiaro, comprensibile, fruibile e sicuro. Molto meglio un “buon documento”, anche semplice, anzichè un “bel documento” ma inefficace.

La capacità di produrre un “buon documento” è strettamente legata all’esperienza ed alle competenze acquisite in vari ambiti, es.:

  • gestione dei contenuti (struttura, organizzazione, presentazione…),
  • analisi degli utenti (coloro che leggeranno il documento),
  • regole di scrittura,
  • utilizzo strumenti grafici (disegno, prospettiva, impaginazione, fotoritocco …),
  • problematiche legate alla composizione grafica (visual design, fotografia, web, colori…),
  • normative di riferimento (tecniche, redazionali…),
  • … e tanto altro.

Ovviamente essere competenti non significa “sapere tutto di tutto” (il che è praticamente impossibile), ma significa avere una visione “aperta” e competenze di base da approfondire, eventualmente, in un secondo momento.

Quando la documentazione aziendale viene organizzata e prodotta da un gruppo di persone, ciascuna con competenze specifiche, l’esigenza di una ”formazione Cocktail” viene forse meno.
In questo caso si può contare su specialisti del settore con elevate competenze (chi per la scrittura, chi per la grafica, chi per la parte normativa, ecc).
In questo caso possiamo parlare di Team Writing.

Al contrario, quando la documentazione viene organizzata e prodotta in toto da una sola persona, si parla di Solo Writer.
Il sottoscritto rientra, come molti altri, in questa “categoria”.

Per quanto mi riguarda, essere un Solo Writer è:

  • impegnativo: spesso devi partire da zero in quanto non si hanno competenze in quell’ambito,
  • complesso: non è sempre immediato collegare ed integrare tutte le info raccolte,
  • in alcuni casi: molto dispendioso, non solo in termini economici.

Essere un Solo Writer offre però anche diversi vantaggi, ad es.:

  • la possibilità di:
    • sperimentare tecniche di scrittura o riscrittura,
    • ampliare le competenze grafiche,
    • dare spazio alla propria creatività,
    • avere il pieno controllo del proprio lavoro,
    • fare nuove esperienze:
      • scrivendo di prodotti differenti per tipologia o mercato,
      • in ambito fotografico (tecnica, negativo digitale, composizione…)
    • spaziare tra diversi ambiti normativi,
    • essere in continua evoluzione,
    • essere autonomo.

Team Writing vs Solo Writer, quale dei due? Dipende … dal tipo di documento da produrre, dal tipo di prodotto da descrivere, dalle dimensioni dell’azienda, dall’esperienza dei singoli, ecc.

Purtroppo in Italia NON esiste, oggi, una scuola o un vero percorso in grado di produrre “Redattori Tecnici”.

Chi sui occupa di Comunicazione Tecnica e vuole farlo in modo professionale, può contare:

Credo che una formazione iper-specialistica intesa come “so fare solo quello e so farlo al meglio” offra vantaggi non indifferenti, ma solo se si è ai massimi livelli.
In questo caso il rischio potrebbe essere quello di risultare competitivi in uno “spicchio” limitato del mercato.

Al contrario una “formazione Cocktail” non consente (forse) una preparazione iper-specialistica, ma offre la possibilità di essere maggiormente adattabili a diversi “spicchi” di quel mercato.

Non so se la strategia che ho messo in atto è quella giusta, ma è il tipo di formazione che desidero avere e che ritengo mi offra le maggiori garanzie nel medio periodo.

Ogni giorno comunico informazioni più o meno complesse attraverso testi e immagini … ma NON sono uno scrittore, sono un semplice Alesatoredivirgole con una formazione Cocktail, un Solo Writer ma fortunatamente NON un Writer Solo …! :-)

I termini Solo Writer e Tem Writing sono tratti daWriting and designing manuals (terza ediz.)– Patricia A. Robinson  

Information Mapping® – dalla parte dell’utente

Information Mapping® è un metodo per la redazione strutturata e modulare di documenti tecnici e di business.

Storia

Il metodo Information Mapping® viene creato dal Prof. Robert E. Horn nel 1967.
Il Prof. Horn era un ricercatore alla Harvard e alla Columbia University, interessato a come una scrittura strutturata e modulare potesse migliorare la comprensione e le performance nella comunicazione scritta.

Scopo

Information Mapping® consente di produrre documenti di testo:

  • Altamente leggibili
  • Comprensibili
  • Riutilizzabili

Il mio primo corso Informatio Mapping®

Ottobre 2012 – Partecipazione a 2 giornate di corso:

-       Corso Base (8 ore)

-       Corso Master – Procedure e politiche aziendali efficaci (8 ore)

-       Docente: Vilma Zamboli di Writec

Il mio primo approccio al metodo

L’approccio al metodo è stato graduale durante le 2 giornate di corso.

Lo sviluppo dei documenti è ben definito e fondato su tre regole basilari:

-       Analizzare (scopo, utenti, informazioni)

-       Organizzare (contenuti in unità modulari)

-       Presentare (in modo chiaro e accessibile)

L’organizzazione in Blocchi e Moduli delle informazioni stravolge (in parte), ma migliora,  metodologie e abitudini acquisite negli anni:

-       Blocco: insieme minimo informazioni. Ogni Blocco prevede un titolo.

-       Modulo: insieme di blocchi correlati tra loro con un titolo.

La suddivisione delle informazioni in ben sei diversi Tipi di informazione, offre la possibilità di “catalogare” e definire in modo chiaro:

-       Procedure (dire come fare qualcosa),

-       Concetti (dire cos’è),

-       ecc.

Le esercitazioni svolte in classe durante le 2 giornate di corso hanno evidenziato una difficoltà da parte di noi presenti a calarsi nei panni dell’utente finale.

La possibilità di schematizzare ed analizzare le informazioni con “l’occhio dell’utente finale” è solo  uno dei punti di forza del metodo Information Mapping®.

Prime impressioni

Information Mapping® è un metodo applicabile a diverse tipologie di documenti, tecnici e non.

Informazioni complesse già scritte utilizzando diverse righe di testo (muro grigio) possono essere rese più immediate e comprensibili se riscritte con questo metodo.

Questi esempi “prima” e “dopo” rendono evidente la differenza.

Per chi è agli inizi risulta un po’ più complesso produrre un documento partendo da zero.

Information Mapping® è un metodo che si basa su regole definite e deve essere appreso attraverso:

  1. la partecipazione ai corsi
  2. lo studio
  3. la pratica
  4. l’applicazione sul campo

Vantaggi principali riscontrati

L’applicazione del metodo consente di:

-       avere un approccio sistematico che rende la redazione più facile,

-       usare standard e formati coerenti,

-       presentare il giusto livello di dettaglio ai destinatari del documento,

-       scrivere in modo strutturato per rendere più comprensibile l’informazione,

-       abbattere il “muro grigio”.

Lo consiglio perché …

  • favorisce la realizzazione di documenti accessibili e chiari,
  • le informazioni sono facilmente reperibili,
  • il metodo può essere applicato a varie tipologie di documenti,
  • un documento corretto e comprensibile è uno strumento di garanzia della sicurezza,
  • la differenza tra “prima” e “dopo” è davvero evidente e giustifica l’investimento.

Conclusioni

Quanto sopra sono opinioni personali, il mio scopo non è quello di convincerti ma solamente quello di riportare la mia esperienza diretta sull’argomento.

Vorrei precisare inoltre che il metodo:

  • non è semplice e nemmeno banale,
  • deve essere studiato e appreso,
  • deve essere applicato e sperimentato sul campo,
  • è un investimento importante sulla qualità dei propri documenti,
  • è un investimento fondamentale per la sicurezza degli utenti.

NEWS: Information Mapping® Italia, gestito da Vilma Zamboli, è ora un gruppo aperto di LinkedIn e si pone come principale luogo di discussione del metodo.
Questo spazio rappresenta una grande opportunità per:

  • chi ha già frequentato i corsi,
  • chi vorrebbe frequentare un corso,
  • chi applica già il metodo,
  • chi vorrebbe applicare il metodo ai propri documenti,
  • chi vuole informazioni sul metodo,
  • chi si occupa di scrittura o comunicazione … non solo tecnica.

Istruzioni per l’uso dei “dispositivi medico diagnostici in vitro”: come orientarsi tra Direttive, Norme e lex specialis?

luANNO 1998:
Nasce la Direttiva 98/79/CE (IVD) che regolamenta i “dispositivi medico-diagnostici in vitro”.
Tale Direttiva cancella di fatto il legame tra questi dispositivi e la “VECCHIA” Direttiva Macchine 98/37/CE:

pag. 2 – (12) considerando che gli apparecchi di laboratorio aventi caratteristiche meccaniche e specificamente destinati agli esami diagnostici in vitro rientrano nell’ambito di questa direttiva, per cui, a fini di allineamento, occorre modificare la direttiva98/37/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alle macchine(4), per adeguarla alla presente direttiva;

così come cancella il legame con la “VECCHIA” Direttiva EMC 89/336/CEE :

pag. 2 – (14) considerando che, essendo gli aspetti legati alla compatibilità elettromagnetica parte integrante dei requisiti essenziali della presente direttiva, non si applica la direttiva 89/336/CEE del Consiglio, del 3maggio 1989, per il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alla compatibilità elettromagnetica(6).

ANNO 2012:
la “Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo del 26/9/2012”, lex specialis che ha l’obiettivo per integrare e svecchiare la Direttiva 98/79/CE, si ricollega ad entrambe le Direttive (Macchine e EMC), ma nelle loro nuova veste:

Pag. 15Gli aspetti trattati dalla direttiva 2004/108/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 dicembre 2004, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alla compatibilità elettromagnetica e che abroga la direttiva 89/336/CEE21 e quelli trattati dalla direttiva 2006/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2006, relativa alle macchine e che modifica la direttiva 95/16/CE22 costituiscono parte integrante dei requisiti generali di sicurezza e prestazione relativi ai dispositivi medico-diagnostici in vitro. Il presente regolamento deve quindi essere considerato una lex specialis in relazione a tali direttive.

Pag. 25 – Capo I – Articolo 1- punto 4: Il presente regolamento costituisce una legislazione specifica dell’Unione ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 4, della direttiva 2004/108/CE e dell’articolo 3 della direttiva 2006/42/CE. 

  • Articolo 1direttiva 2004/108/CE: paragrafo 4: Qualora, per le apparecchiature di cui al paragrafo 1 i requisiti essenziali di cui all’allegato I siano interamente o parzialmente stabiliti in maniera più specifica da altre direttive comunitarie, la presente direttiva non si applica, o cessa di applicarsi, a tali apparecchiature in relazione ai suddetti requisiti a decorrere dalla data di attuazione di dette direttive.
  • Articolo3 – direttiva 2006/42/CE : Direttive specifiche
    Quando per una macchina i pericoli citati all’allegato I sono interamente o parzialmente oggetto in modo più specifico di altre direttive comunitarie, la presente direttiva non si applica o cessa di essere applicata a tale macchina e per tali pericoli dalla data di attuazione di tali altre direttive.

E IL CONTENUTO DELLE ISTRUZIONI PER L’USO?

L’Allegato I della Direttiva 98/79/CE, al punto 8, elenca le informazioni che il fabbricante deve fornire specificando, al punto 8.7, il contenuto delle istruzioni per l’uso. Altri riferimenti alle istruzioni per l’uso, si possono trovare in altre parti della Norma.

Alcune Norme UNI regolamentano i dispositivi medico diagnostici in vitro: http://www.bioingegneria.uniba.it/bollettino/norme_tecniche/ivd/ivd_uni.html

Articolo Norme armonizzate: http://www.sicurweb.it/family/dettaglio.asp?id=2148

Tra queste emerge la UNI EN 591:2001, relativa proprio alle istruzioni per l’uso (uso professionale, mentre la UNI EN 592 per uso domiciliare)

Per completare il quadro, i simboli:
Dal 6 settembre 2012 la norma UNI EN ISO 980:2009 “Simboli utilizzati per l’etichettatura dei dispositivi medici” è stata sostituita dalla norma UNI EN ISO 15223-1:2012 “Dispositivi medici – simboli da utilizzare nelle etichette del dispositivo medico, nell’etichettatura e nelle informazioni che devono essere fornite – Parte 1: Requisiti generali”.

Tutto questo rappresenta un labirinto complesso che lascia spazio ad alcuni quesiti :

  1. Possiamo ritenere l’elenco dei punto 8.7 della 98/79/CE completo ed esaustivo?
  2. Possiamo affidarci alla sola Norma UNI EN 591:2001?
  3. Norma e Direttiva devono essere integrate l’una con l’altra?
  4. Che ruolo hanno ora (in merito alle istruzioni) la Nuova Direttiva Macchine e la Nuova Direttiva EMC a fronte di QUELLA “lex specialis” che le considera parte integrante?
  5. In definitiva, quali informazioni devono contenere le istruzioni per l’uso dei dispositivi medico diagnostici in vitro per essere considerate “a norma”, complete e sicure?

Nota: Quanto sopra è il riassunto di una ricerca condotta dal sottoscritto per comprendere e chiarire gli aspetti fondamentali legati alle istruzioni per l’uso dei dispositivi medico diagnostici in vitro.
Si ricorda quindi di consultare solo ed esclusivamente siti e documenti ufficiali (Gazzetta ufficiale, ecc…) e di attenersi a quanto previsto dagli stessi.

ITALIA: sempre più un paese di anziani

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Negli anni a venire, secondo i dati ISTAT, l’Italia sarà destinata a diventare una nazione  con un elevato numero di anziani. Se questi dati saranno confermati, ci troveremo davanti ad UTENTNZA media sempre più in là con gli anni, con tutte le problematiche del caso.

Questo aspetto diverrà (credo) un argomento di primaria importanza per chi si occupa di documentazione tecnica, una criticità che va ad aggiungersi alle problematiche già esistenti oggi:

  • difficoltà linguistiche delle persone che arrivano da altri paesi, in pratica NUOVI UTENTI che portano con sé anche differenze culturali (es: i colori hanno significato differente da un’area geografica all’altra).

Esistono alcuni strumenti in grado di verificare la leggibilità di un testo. Due di questi sfruttano formule matematiche e sono particolarmente interessanti:

  • Indice Flesch –Vacca: secondo Vacca (1979) l’indice di leggibilità è 100 in un libro di lettura di prima elementare. I buoni scrittori si collocano a 65. I politici sono sotto 20 e i regolamenti di applicazione delle nostre leggi sono a meno 200.(da L.Carrada, link sotto)
  • Indice Gulpease: l’indice Gulpease, a differenza della formula di Flesch-Vacca, permette di valutare la leggibilità di un testo rispetto al livello di scolarizzazione del lettore. (da L.Carrada, link sotto)

Luisa Carrada  li riassume nel 2009: “Nella scuola italiana si insegna a scrivere senza errori ma non a essere leggibili. Ma scrivere senza riuscire a comunicare non serve a niente”: http://mestiere-scrivere.blogspot.it/2009/02/lindice-di-leggibilita.html

Nel 2002 “è Tullio De Mauro a dar vita a Due Parole: un mensile pensato per il 3% degli italiani che hanno ritardi mentali, ma anche per quella parte di popolazione con un’istruzione molto bassa. (tratto da: Business Writing di Alessandro Lucchini)

Nonostante la validità del progetto, l’ultimo numero del mensile risale al 2006 (!?).

Vedere anche http://chiaroesemplice.blogspot.com di M. Emanuela Piemontese.

La documentazione tecnica dovrà soddisfare, in futuro, una utenza sempre meno omogenea composta da  NUOVI UTENTI e VECCHI UTENTI o piuttosto … UTENTI sempre più VECCHI.

Rimbocchiamoci le maniche, abbiamo molto lavoro da fare.

Illustrare macchine complesse progettate per ottenere risultati banali

Macchine più o meno complesse e sistemi evoluti popolano sempre più i nostri spazi e le nostre giornate, sostituendoci o supportandoci nelle attività quotidiane.

Quelle macchine e quei sistemi devono però essere provviste/i di istruzioni e illustrazioni dettagliate in grado di spiegarne l’uso in sicurezza ed il corretto funzionamento.

Oggi, grazie a diversi strumenti (normativi e software), siamo in grado di produrre documenti chiari, sicuri, che “non dovrebbero” lasciare spazio alle interpretazioni.

Già interpretazioni …. Ma allora come definire, tenere conto e magari illustrare “l’uso scorretto ragionevolmente prevedibile” di macchine complesse?

Nei primi anni del 1900 lo ha fatto, in modo umoristico, l’illustratore britannico William Heath Robinson (1872-1944)  .

L’articolo “State of the art” descrive e raccoglie alcune delle incredibili e affascinanti illustrazioni delle macchine di WH Robinson.

Nota: Articolo tratto da: IVTinternational

Nella cultura anglosassone, la sua opera è talmente celebre che l’espressione “Heath Robinson” viene usata idiomaticamente per riferirsi a una macchina assurdamente complessa progettata per ottenere un risultato banale. Una delle macchine realizzate durante la Seconda guerra mondiale per decifrare i messaggi in codice tedeschi fu battezzata Heat Robinson in suo onore.

Le macchine rappresentate nella produzione di Robinson sono generalmente manovrate da uomini stilizzati, calvi e con gli occhiali; sono alimentate da macchinari a vapore o termici, e comprendono spesso complessi sistemi di leve e pulegge. L’aspetto umoristico consiste in genere nel fatto che usano metodi estremamente complessi per ottenere risultati banali, come rompere una noce.

Incredibile come le fantasiose illustrazioni di Robinson non si discostino molto dalla realtà, anzi … in alcuni casi è la realtà che supera la fantasia, con conseguenze devastanti: infortuni di ogni tipo.

Istruzioni d’uso conformi alla Direttiva Macchine? Proviamo con le mappe mentali

Ogni macchina deve essere accompagnata dalle istruzioni per l’uso … (omissis). Così recita il punto 1.7.4 contenuto nell’ Allegato I della Nuova Direttiva Macchine 2006/42/CE.

Macchina, OGNI macchina … !!! Ma cosa si intende per macchina? E cosa si intende per istruzioni per l’uso?

I primi 2 Articoli della Nuova Direttiva Macchine ci vengono in aiuto e sono fondamentali per la corretta interpretazione di tutta la Direttiva.

L’Articolo 1 fornisce un quadro del campo d’applicazione, elencando in modo chiaro i prodotti inclusi o esclusi.

L’Articolo 2 entra nello specifico e fornisce le definizioni dei singoli prodotti elencati nell’Art.1.

Ma cosa lega macchina e istruzioni? Troviamo la risposta al punto c) nell’Articolo 5: il fabbricante o il suo mandatario, prima di immettere sul mercato e/o mettere in servizio una macchina: (omissis…) c) fornisce in particolare le informazioni necessarie, quali ad esempio le istruzioni.

Finora tutto fila e il legame macchina-istruzioni è stato chiarito, ma cosa devono contenere tali istruzioni d’uso? L’Allegato I, al punto 1.7.4.2, definisce il contenuto e propone un lungo elenco di argomenti mentre, al punto 1.7.4.1 del medesimo Allegato sono elencati i Principi generali di redazione.

A questo punto:

  • abbiamo definito cosa è una macchina.
  • Sappiamo che ogni macchina deve essere accompagnata dalle istruzioni d’uso.
  • Siamo in grado di scrivere il contenuto delle istruzioni.
  • Il lavoro è finito, giusto?

No. Sbagliato !!!

I punti citati sopra relativi all’Allegato 1 ci hanno fornito le nozioni base, informazioni generiche che ora dovranno essere sviscerate ed approfondite sotto l’aspetto Normativo, Tecnico, della Sicurezza, Redazionale, ecc.

Come procedere quindi?

La Direttiva Macchine è il primo strumento da cui partire, diciamo che è il “tronco” della nostra pianta: la macchina. Definito il tipo di pianta, dovremo definire i rami più grandi (Norme tipo A), quelli secondari (Norme tipo B) e le foglie (Norme tipo C). Oltre a questo dovremo verificare anche l’esistenza di eventuali specifiche, norme o direttive di prodotto applicabili.

Cosa scrivere? Chiaramente il contenuto delle istruzioni d’uso varia al variare della tipologia di macchina e deve soddisfare i punti 1.7.4.1 e 1.7.4.2 dell’Allegato I in funzione delle norme applicabili (tipo A, B, C, ecc…).

Stabilito l’impianto normativo e compreso il contenuto, dovremo definire come scrivere e quale linguaggio utilizzare. Struttura, stile, caratteristiche, terminologia, tutto in funzione dell’utente finale.

Abbiamo terminato? No, non ancora. Quello che abbiamo scritto è corretto e funzionale?

L’ultimo passo: la verifica del nostro elaborato. Sottoponiamolo ad un esperto in materia, ma anche a 4 o 5 potenziali utenti (operatori, manutentori, installatori, personale non specializzato, ecc) e raccogliamo le loro impressioni. Funziona? E’ chiaro?

Scrivere istruzioni d’uso secondo i dettami della Direttiva Macchine è quindi un processo articolato e complesso. Le informazioni e gli argomenti da sviluppare e sono molti e variabili ed il rischio di sbagliare o dimenticare qualcosa è concreto.

Il seminario “Direttiva Macchine 2006/42/CE” presso TUV  (in collaborazione con Globe Group e Free Edit) ha evidenziato, ancora una volta, la centralità e l’importanza delle Istruzioni d’uso.

Come fare per non perdersi in questo labirinto? Come rendere forte la nostra “pianta” con i suoi rami e le sue foglie?

Proviamo con le mappe mentali.

Partiamo da un argomento centrale (ad es: istruzioni) e sviluppiamo una rete di informazioni ramificata e collegata a più livelli. Capitoli, argomenti e note diventano rispettivamente rami, rametti e foglie. Ciascun ramo può ospitare o essere collegato ad altri rami, in questo modo le informazioni sono raggruppate/ramificate e possono essere controllate a vista.

Con le mappe mentali abbiamo quindi la possibilità di creare un albero base al quale aggiungere “nuovi rami” in funzione del tipo di macchina da descrivere.

Infine, grazie alle mappe mentali, il nostro albero (e relativi rami) può essere esportato e trasformato in tabella/elenco da spuntare per ulteriore verifica.

Esistono molti software in grado di realizzare mappe mentali,  sia free che a pagamento. Umberto Santucci nel suo libro ne elenca diversi. Personalmente ho scaricato Freemind (gratuito e apparentemente semplice) con il quale ho realizzato l’esempio proposto sotto.

Cosa ne pensate? Lo ritenete un metodo utile?

Nota: il presente articolo riporta commenti personali che intendono solamente proporre un metodo per la gestione delle attività di redazione di istruzioni per l’uso conformi alla Direttiva Macchina 2006/42/CE. Considerando la vastità e la complessità degli argomenti (macchine, quasi macchine, ecc…) fare quindi riferimento alla normativa vigente e consultare le norme ufficiali.

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